Cosenza, quella sottile linea tra inclusione e cura
Percorsi tattili deteriorati e marciapiedi sconnessi: quando uno strumento pensato per garantire autonomia e sicurezza rischia di trasformarsi in un nuovo ostacolo

C’è una sottile linea di demarcazione tra il senso civico e le condizioni nelle quali esso può realmente essere esercitato. Una linea così sottile che, in una città, senso del dovere, diritti e strumenti di compensazione possono finire per essere facce della stessa medaglia. A Cosenza questo binomio sembra, in alcuni casi, fare fatica a trovare il giusto equilibrio. Da una parte c’è una città che ha scelto di guardare alla modernità, dotandosi di percorsi tattili che attraversano gran parte del centro cittadino pedonale e rappresentano un importante supporto per le persone non vedenti e ipovedenti. Uno strumento di inclusione che dovrebbe essere una presenza naturale in ogni città. Dall’altra, però, c’è la necessità di prendersene cura, perché un’opera pensata per abbattere le barriere rischia di perdere la propria funzione quando viene lasciata al deterioramento.
Percorsi tattili: l’inclusione passa anche dalla manutenzione
La condizione di alcuni percorsi tattili destinati alle persone non vedenti e ipovedenti è oggi critica. In diversi punti, le pavimentazioni risultano deteriorate, interrotte o difficilmente utilizzabili. Non si tratta soltanto di una questione estetica o di ordinaria manutenzione. Quando viene meno la continuità di un percorso pensato per orientare e accompagnare una persona con disabilità visiva, viene meno anche parte della sua funzione: garantire autonomia, sicurezza e possibilità di muoversi nello spazio urbano con maggiore indipendenza. Una situazione già raccontata da Calabria News 24 nell'approfondimento “Da simbolo di una Cosenza accessibile a percorso che chiede manutenzione”, dedicato proprio alle condizioni del sistema tattile e sonoro del centro cittadino. Ed è proprio qui che la manutenzione assume un significato diverso. Non è semplicemente la cura di un’opera pubblica, ma diventa una forma concreta di attenzione verso chi quella città deve poterla vivere esattamente come tutti gli altri.
Quando anche il marciapiede diventa un ostacolo
La stessa criticità riguarda diversi marciapiedi cittadini, dove gli attraversamenti e gli accessi destinati al passaggio delle carrozzine presentano, in alcuni casi, disconnessioni, parti di cemento mancanti o condizioni che rendono difficoltoso il transito. Il problema diventa ancora più evidente quando un percorso già compromesso costringe chi si muove in carrozzina a cercare una deviazione. E così può accadere di dover scendere verso la carreggiata per superare un ostacolo e ritrovandosi, contemporaneamente, a fare i conti con le automobili parcheggiate in doppia fila. È in quel momento che una semplice irregolarità del marciapiede può trasformarsi in un problema concreto di sicurezza. Soprattutto nelle ore più caotiche, quando il traffico aumenta e la distanza tra una persona e le automobili in movimento si riduce pericolosamente.
Una città inclusiva si misura anche dai dettagli
Cosenza ha fatto passi importanti nella direzione dell’accessibilità, ma l’inclusione non può essere considerata un’opera compiuta una volta realizzata un’infrastruttura. Deve essere un processo continuo, fatto di manutenzione, attenzione e controllo. Perché un percorso tattile non è semplicemente una fila di piastrelle sul pavimento. È una possibilità di muoversi. Un abbassamento del marciapiede non è soltanto un’opera in cemento: è la possibilità per una persona in carrozzina di attraversare la città senza dover scegliere tra un ostacolo e un rischio. Per chi guarda la città con occhi diversi, però, quelle interruzioni non sono dettagli. Sono deviazioni da cercare, ostacoli da aggirare, percorsi da ripensare ogni volta. E quando per andare avanti bisogna lasciare il marciapiede e avvicinarsi alla strada, il problema smette di essere soltanto quello di una pavimentazione deteriorata.
È lì che si misura, concretamente, quanto una città sia davvero accessibile: nella possibilità di attraversarla senza dover chiedere continuamente alla città stessa di fare spazio.