«Bisogna avere memoria e, per quanto qualcuno cerchi di cancellarla in maniera violenta, la memoria deve esserci. La storia è memoria, ed è importante ricordare». Con queste parole Mair Babad, figlio di Markus Babad, ha ricordato l’esperienza del padre, ingegnere ebreo internato nel campo di concentramento di Ferramonti di Tarsia durante la Seconda guerra mondiale.

Nel Giorno della Memoria, l’ex campo di internamento fascista più grande d’Italia è tornato a essere luogo di riflessione e dialogo sulla Shoah e sulla responsabilità del ricordo. Ferramonti ospitò ebrei stranieri, apolidi ed ebrei considerati “nemici” dal regime fascista. Pur non essendo un campo di sterminio – nessun internato fu ucciso o deportato direttamente in Germania – rappresentò comunque una realtà di privazione della libertà e di persecuzione. Liberato dagli inglesi nel settembre del 1943, il campo continuò a essere abitato da molti ex internati anche negli anni successivi, fino alla chiusura ufficiale dell’11 dicembre 1945.

Proprio a Ferramonti è stato presentato il volume Markus Babad, dedicato alla vita dell’ex internato. Il libro nasce come un’opera corale di memoria, capace di restituire al lettore la figura di Markus Babad attraverso una ricca raccolta di testimonianze, documenti e materiali d’archivio. Non un’autobiografia tradizionale, ma un racconto plurale che intreccia le voci dei figli, scritti autobiografici, relazioni ufficiali, lettere, attestati e contributi storici, componendo un mosaico umano e documentale di grande valore.

Nel corso della giornata è stato inoltre annunciato il lancio della nuova collana editoriale I Quaderni del Museo, un progetto che punta a rafforzare la dimensione scientifica e divulgativa del Museo di Ferramonti, rendendolo sempre più un punto di riferimento per lo studio e la trasmissione della memoria storica.

Mair Babad ha sottolineato anche l’unicità della Shoah nel panorama delle violenze che segnano il mondo contemporaneo. «Nel mondo ci sono altre violenze che si stanno consumando – ha affermato – ma la Shoah è una cosa unica, non può essere paragonata ad altri tragici eventi. È stata preparata scientificamente, uno sterminio programmato a livello razionale e sistematico: un unicum nella storia».

Un messaggio ribadito anche dal sindaco di Tarsia, Roberto Ameruso: «Ferramonti è un luogo di dialogo, di incontro. Oggi più che mai è fondamentale essere qui, venire qui per ricordare, ma anche per riappropriarsi delle radici valoriali che appartengono alla nostra cultura millenaria di civiltà».

Nel silenzio carico di memoria dell’ex campo, il ricordo diventa così non solo dovere storico, ma impegno civile per il presente e per il futuro.