Natuzza Evolo
Natuzza Evolo

Nata il 23 agosto 1924 a Paravati, piccola frazione di Mileto, Natuzza Evolo proveniva da una famiglia povera e priva di mezzi. Il padre, emigrato in Argentina, non fece mai ritorno, e la madre si trovò sola a crescere i figli. Natuzza lasciò presto la scuola per lavorare come domestica, ma la sua vita cambiò quando cominciò a raccontare di esperienze inspiegabili: visioni, colloqui con i defunti, apparizioni della Vergine Maria e di Gesù. Fenomeni che, pur avvolti nel mistero, la trasformarono ben presto in un punto di riferimento spirituale per migliaia di fedeli calabresi e non solo. Per molti, era semplicemente “Mamma Natuzza”, una donna capace di accogliere, consolare e parlare di Dio con una semplicità disarmante.

I fenomeni mistici e il legame con la sofferenza


Nel corso degli anni, la fama di Natuzza si diffuse in tutta Italia. Numerosi testimoni riferirono di eventi straordinari: stigmate che comparivano durante la Settimana Santa, bilocazioni, e perfino “emografie”, ovvero scritte e simboli religiosi formatisi spontaneamente su tessuti intrisi di sangue. Lei, tuttavia, non si considerava speciale. Ripeteva di essere soltanto uno strumento nelle mani di Dio, una donna semplice chiamata a condividere la sofferenza di Cristo. La sua casa divenne meta di pellegrinaggi costanti: contadini, professionisti, religiosi e persone in cerca di conforto si rivolgevano a lei per ricevere parole di speranza o una preghiera. In ogni incontro, Natuzza trasmetteva la certezza che la fede potesse trasformare il dolore in rinascita.

L’eredità spirituale e la causa di beatificazione


Natuzza Evolo morì il 1° novembre 2009, giorno di Ognissanti, all’età di 85 anni. Al suo funerale, celebrato a Paravati, parteciparono migliaia di persone. Oggi la sua figura è ancora viva grazie alla Fondazione Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle Anime, da lei stessa voluta, che continua a promuovere opere di solidarietà e spiritualità. Nel 2019 la Chiesa ha ufficialmente avviato il processo di beatificazione, riconoscendo l’impatto della sua testimonianza nella vita religiosa e sociale del Mezzogiorno.

Per molti, Natuzza non è soltanto una mistica, ma il simbolo di una santità quotidiana, fatta di ascolto, dedizione e fiducia. La sua voce, dolce e ferma, resta impressa nella memoria di chi l’ha conosciuta: una donna che, pur senza cultura e senza potere, seppe parlare al cuore di tutti, restituendo al popolo calabrese la certezza che la spiritualità autentica nasce sempre dall’amore e dall’umiltà.