Altomonte accende l’inverno del gusto con il Primo Capitolo degli Zafarani Cruschi
Tre giorni tra riti, borghi arbëreshë e cucina identitaria per celebrare il patrimonio gastronomico del Pollino come racconto di comunità, storia e tradizione
Da ogni parte d’Italia ad Altomonte per inaugurare il nuovo anno di attività della Confraternita degli Zafarani Cruschi del Pollino. Dal 6 all’8 febbraio il borgo accoglierà il Primo Capitolo d’Inverno, una tre giorni che unisce circoli gastronomici, studiosi e appassionati in un percorso dedicato al patrimonio alimentare come espressione di identità, memoria e comunità. Un appuntamento che punta a riportare al centro il valore culturale del cibo, inteso non solo come prodotto, ma come racconto di territori, gesti e relazioni umane.
Riti, simboli e convivialità attorno al Fuoco d’Inverno
Il programma si aprirà venerdì con l’accoglienza delle confraternite e una cerimonia dal forte valore simbolico: l’Accensione del Fuoco d’Inverno, accompagnata dal Rito del Buon Auspicio, segnerà l’avvio ufficiale del Capitolo. La fiamma diventa metafora di unione e responsabilità condivisa, filo conduttore di una comunità che si riconosce nei rituali. La serata proseguirà con una cena di benvenuto ispirata ai principi della cucina italiana riconosciuta come patrimonio immateriale, arricchita da contributi antropologici, scientifici e musicali che intrecciano gusto, salute e tradizione.
Dai borghi arbëreshë ai gesti antichi della cucina calabrese
Il sabato sarà dedicato a un viaggio nelle terre arbëreshë di Acquaformosa e Lungro, alla scoperta della più antica minoranza etnica d’Italia, tra luoghi di culto, simboli identitari e tradizioni gastronomiche. Il rientro ad Altomonte aprirà lo spazio ai “Costruttori del Gusto”, con laboratori narrati e dimostrazioni artigianali che raccontano la cucina calabrese come risultato di contaminazioni storiche. Protagoniste saranno le comari e le massaie arbëreshë, custodi di saperi tramandati a voce e con le mani, dove il fritto tradizionale e i gesti quotidiani diventano linguaggio vivo di appartenenza e memoria collettiva.