Per un pugno di voti. Matalone, il boss senza soldi e con 20 voti: la ’ndrangheta ridotta a una «fatighedda»
Secondo la Dda è un pezzo da novanta della cosca Acri, amministra i soldi delle estorsioni e paga gli stipendi agli affiliati detenuti. Ma per sé cerca un lavoretto da poche centinaia di euro al mese. E alle elezioni riesce a procurare appena venti v

Annibale Matalone è un caso piuttosto singolare nella storia della 'ndrangheta calabrese. Secondo gli investigatori è un pezzo da novanta della cosca Acri di Rossano, amministra la cassa dell'organizzazione, raccoglie i proventi delle estorsioni, paga gli stipendi alle famiglie dei mafiosi detenuti e tiene i rapporti con le altre cosche. Un uomo di fiducia al quale, per interessamento diretto del superboss Cataldo Marincola, sarebbe stata conferita persino la dote dello «sgarro». Non proprio l'ultimo arrivato. Eppure, quando arrivano le elezioni comunali del 2024, questo presunto pezzo da novanta della 'ndrangheta rossanese riesce a mettere insieme la bellezza di venti voti per Flavio Stasi. Venti. Una cifra che farebbe arrossire persino il candidato consigliere comunale di una lista civica composta da parenti stretti.
Il boss senza soldi alla ricerca di una «fatighedda»
Ma il capolavoro deve ancora arrivare. Perché Matalone, che secondo gli investigatori amministrava i soldi della cosca, sarebbe stato praticamente senza un euro in tasca. Tanto da cercare disperatamente una «fatighedda», un posto di lavoro per sé o per il figlio, accontentandosi persino di poche centinaia di euro al mese. Insomma, un pezzo da novanta della 'ndrangheta che gestisce i soldi delle estorsioni, procura venti voti e cerca un lavoretto per campare. Ma che razza di boss è? Se questa è la potenza elettorale della criminalità organizzata rossanese, viene da chiedersi quanti voti riuscirebbe a raccogliere il caposcala di un condominio.
L'accusa di omicidio e il ruolo attribuito dagli investigatori
Naturalmente, il ritratto criminale di Matalone non si esaurisce nella contabilità. È anche accusato di aver partecipato all'omicidio di Carmine Morello, ucciso nell'agosto 2023 con tre colpi di pistola alla nuca. Un'accusa gravissima, ancora da accertare definitivamente, che rende ancora più singolare il contrasto tra il ruolo attribuitogli dagli investigatori e la modestia delle sue pretese economiche ed elettorali. E sono proprio quei venti voti, insieme alla promessa di una «fatighedda», a essere finiti al centro della contestazione di scambio elettorale politico-mafioso che ha portato agli arresti domiciliari il sindaco di Corigliano-Rossano.
I venti voti rivendicati da Matalone e il risultato delle urne
La frase di Matalone è contenuta in un'intercettazione del 21 maggio 2024: «Io lo voto e lo faccio votare a Stasi… una ventina di voti glieli ho arrangiati». Ora confrontiamo questa dichiarazione con i risultati delle elezioni comunali dell'8 e 9 giugno 2024. Flavio Stasi viene rieletto al primo turno con 26.793 voti, pari al 64,78%. La candidata del centrodestra, Pasqualina Straface, si ferma a 14.569 voti, il 35,22%. La differenza è di 12.224 voti. I venti voti rivendicati da Matalone rappresentano lo 0,075% dei consensi ottenuti da Stasi. Meno di un voto ogni mille. Il sindaco avrebbe potuto rinunciare ai venti voti di Matalone, a quelli dei suoi parenti, dei suoi amici e persino a qualche intero condominio, e avrebbe vinto ugualmente con un margine enorme.
Lo scambio elettorale politico-mafioso e gli elementi dell'accusa
Naturalmente, lo scambio elettorale politico-mafioso non richiede che i voti promessi siano decisivi per la vittoria. Il problema giudiziario riguarda l'eventuale esistenza di un accordo e la sua natura, non il peso percentuale dei consensi. Ma proprio per questo bisogna guardare a ciò che le indagini hanno effettivamente documentato. Secondo l'accusa, Matalone avrebbe promesso sostegno elettorale a Stasi attraverso Vincenzo Curia, in cambio della prospettiva di un'assunzione per sé o per alcuni familiari, presso il Comune, il cimitero o enti collegati. Una sistemazione che lo stesso Matalone chiamava «fatighedda». Ma nell'ordinanza non risulta che Matalone o i suoi familiari abbiano ottenuto alcuna assunzione.
Il ruolo di Curia e il mancato incontro documentato con Stasi
Il 6 maggio 2024 è Curia a raccontare che Stasi avrebbe voluto telefonare a Matalone per incontrarlo e che lui lo avrebbe dissuaso per evitare intercettazioni. È dunque Curia a riferire la presunta intenzione del sindaco, senza che esista una conversazione direttamente registrata tra Stasi e Matalone. Dieci giorni dopo, il 16 maggio, le telecamere riprendono Curia e Matalone sul marciapiede opposto al comitato elettorale di Stasi. Il sindaco esce dalla sede, saluta genericamente alcune persone dall'altra parte della strada e si allontana. Nessun incontro documentato tra Stasi e Matalone, nessuna conversazione, nessuna promessa registrata.
Il sostegno elettorale e la prova di un eventuale accordo
Gli investigatori hanno raccolto anche riscontri sull'attività elettorale svolta da Matalone: conversazioni nelle quali alcune persone raccontano di essere state invitate a votare Stasi e un episodio relativo alla distribuzione di un fac-simile elettorale. Sono elementi che la Dda considera significativi per dimostrare il sostegno elettorale di Matalone al sindaco uscente. Ma una cosa è dimostrare che Matalone cercasse voti per Stasi, un'altra è dimostrare che il sindaco avesse concordato con lui uno scambio.
Le intercettazioni della moglie e le ragioni del sostegno politico
C'è poi un'intercettazione del 5 giugno 2024 nella quale la moglie di Matalone, Annita Larocca, si lamenta perché Stasi avrebbe dato posti di lavoro ad altri, persino a persone che non lo avevano votato, senza favorire la loro cerchia. Matalone le dà ragione. In altre conversazioni, inoltre, giustifica il sostegno a Stasi con la volontà di contrastare il centrodestra regionale e difendere l'autonomia di Corigliano-Rossano dalle influenze politiche cosentine.
La decisione del gip e gli interrogativi sugli indizi
Per il gip Fabiana Giacchetti gli indizi raccolti sono comunque sufficienti a disporre gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico. Ed è questo il punto ancora da chiarire. Nell'ordinanza, per quanto ricostruito, non emerge una sola telefonata, un messaggio o un incontro diretto documentato tra Stasi e Matalone. Il collegamento passa attraverso le parole di Curia, mentre la «fatighedda» non è mai arrivata.
Per un pugno di voti: le contraddizioni ancora da chiarire
Resta così una storia singolare: un presunto pezzo da novanta della 'ndrangheta che avrebbe amministrato i soldi di una cosca, ma cercava un impiego da poche centinaia di euro; che avrebbe avuto un ruolo di primo piano nel controllo criminale del territorio, ma alle urne rivendica appena venti voti; e un sindaco finito agli arresti domiciliari dopo aver vinto le elezioni con oltre dodicimila voti di vantaggio. Per un pugno di voti, dunque. Venti, sempre che fossero davvero venti. Perché i 26.793 di Stasi sono certificati dalle urne. Quelli di Annibale Matalone, invece, sono certificati soltanto dalle sue parole.