Il collettivo diffonde un documento politico in cui denuncia l’aumento delle spese militari, il rischio di riduzione dello stato sociale e rilancia le mobilitazioni nei territori, con un riferimento anche alla Calabria

La denuncia di un modello politico ed economico fondato sul riarmo


Il collettivo La Base sostiene che il contesto internazionale stia vivendo una fase di accelerazione verso la guerra, descritta non solo come evento militare ma come progetto politico ed economico. Nel documento diffuso dagli attivisti si afferma che un’economia di guerra imposta dall’alto rischierebbe di tradursi in un progressivo aumento delle spese militari e in un parallelo indebolimento dello stato sociale, con conseguenze dirette per le fasce più deboli della popolazione.

Le conseguenze sociali e il richiamo alle mobilitazioni


Secondo il collettivo, alla competizione tra Stati per il controllo di risorse e territori si affiancherebbero fenomeni di repressione del dissenso, precarietà e controllo sociale. La Base richiama inoltre le manifestazioni degli ultimi mesi contro il conflitto in Medio Oriente, ritenute dagli attivisti un segnale della presenza di una parte della società capace di organizzarsi e contestare le politiche legate alla guerra e al riarmo.

Il ruolo dei territori e l’appello a nuove iniziative


Nel documento viene attribuita grande importanza ai territori, considerati il luogo in cui si manifestano gli effetti concreti delle scelte politiche ed economiche. Il collettivo cita anche la Calabria, dove, a loro giudizio, starebbero nascendo esperienze di mobilitazione e solidarietà. La Base conclude con un appello a rafforzare gli spazi di discussione e di iniziativa, ribadendo la propria posizione contro la guerra e a favore di diritti sociali, servizi pubblici e prospettive di sviluppo per le comunità locali.