Cosenza, Roma sceglie il sindaco, Caruso ricatta il centrosinistra. De Cicco tra la fedeltà ai cosentini e l'obbedienza a Roma
Il commissario del Pd Claudio Stefanazzi affida alle segreterie nazionali la scelta del candidato del centrosinistra. Franz Caruso continua a ripetere che si ricandiderà, anche a costo di spaccare la coalizione e favorire il centrodestra. Francesco D

Il prossimo candidato sindaco del centrosinistra a Cosenza lo sceglieranno a Roma. Lo ha annunciato Claudio Stefanazzi, commissario provinciale del Partito Democratico, spiegando che la candidatura per Palazzo dei Bruzi sarà decisa sul tavolo nazionale. Ai cosentini resterà il compito di votare un nome concordato altrove, dopo che le segreterie dei partiti avranno sistemato alleanze, correnti ed equilibri politici. Una bella concezione della partecipazione democratica. I cittadini servono per riempire le urne, non per decidere chi debba rappresentarli. La politica locale viene ridotta a una succursale delle segreterie romane, con i dirigenti cosentini incaricati di eseguire le decisioni prese nella capitale.
Caruso vuole ricandidarsi anche senza l'accordo del centrosinistra
Ma c'è qualcuno che delle decisioni romane sembra infischiarsene completamente. È Franz Caruso, che continua a ripetere di volersi ricandidare alla guida della città, indipendentemente dalle intenzioni del suo stesso schieramento. Caruso considera evidentemente Palazzo dei Bruzi una partita personale. La coalizione che lo ha eletto cinque anni fa può discutere, confrontarsi e persino scegliere un altro candidato, ma lui sembra intenzionato a tirare diritto. Il risultato potrebbe essere la frantumazione del centrosinistra, con due candidature contrapposte e un enorme regalo elettorale al centrodestra. Del resto, la minaccia di una candidatura autonoma può diventare uno strumento di pressione formidabile. O il centrosinistra accetta Caruso oppure rischia di perdere le elezioni. Una forma di ricatto politico che mette gli interessi personali davanti a quelli della coalizione e degli stessi elettori.

Dal ballottaggio del 2021 al rischio di favorire il centrodestra
C'è poi un precedente che rende la vicenda ancora più interessante. Nel 2021 Caruso conquistò Palazzo dei Bruzi al ballottaggio, beneficiando, secondo una lettura politica di quella competizione, anche dei voti provenienti dall'area degli Occhiuto. Un sostegno che avrebbe contribuito alla sua vittoria e che oggi torna inevitabilmente nella discussione politica cittadina. Cinque anni dopo, una ricandidatura imposta a ogni costo potrebbe produrre l'effetto opposto: dividere il centrosinistra e favorire proprio il centrodestra. Quasi una restituzione del favore ricevuto al ballottaggio del 2021. Il risultato politico sarebbe quello di un centrosinistra diviso e di un centrodestra avvantaggiato. Caruso, insomma, potrebbe trasformare la propria ricandidatura in una partita nella quale, se non vince lui, rischia di perdere tutto il centrosinistra. Una prospettiva che dovrebbe preoccupare soprattutto chi, nel Pd, continua a considerarlo il candidato naturale senza pretendere un bilancio serio dei suoi cinque anni di amministrazione.
Francesco De Cicco alla prova: autonomia politica o fedeltà alle segreterie?
In questa partita c'è però un altro protagonista che non può continuare a restare alla finestra: Francesco De Cicco. Il consigliere regionale ha costruito buona parte della propria immagine politica sulla vicinanza ai cittadini, sull'autonomia dalle segreterie e sulla convinzione che gli interessi dei cosentini debbano venire prima delle convenienze dei partiti. Una posizione rivendicata ripetutamente, soprattutto quando si è trattato di difendere il proprio movimento civico e il rapporto con i quartieri popolari. Adesso quelle dichiarazioni devono misurarsi con i fatti. De Cicco ha sostenuto Caruso, ha partecipato alla sua amministrazione e, successivamente, ne ha criticato diverse scelte, affermando che per Cosenza si sarebbe potuto e dovuto fare di più. Ha inoltre rivendicato la possibilità di costruire un progetto politico autonomo, capace di presentarsi agli elettori senza dipendere dalle decisioni dei partiti tradizionali. L'annuncio di Stefanazzi mette alla prova proprio questa autonomia. Se De Cicco accetterà senza discutere il candidato confezionato a Roma, sarà difficile continuare a presentare il suo movimento come un'espressione politica indipendente, costruita dal basso e libera dai condizionamenti delle segreterie. Se invece deciderà di percorrere una strada autonoma, dovrà assumersene fino in fondo la responsabilità, presentando alla città un progetto riconoscibile e una proposta di governo. Non basterà continuare a ripetere che vengono prima i cosentini. Le parole, soprattutto in politica, costano poco. Sono le scelte a stabilire quanto valgono.

Tre strategie politiche, mentre i problemi di Cosenza restano irrisolti
La situazione è abbastanza paradossale. Il Pd vuole scegliere il candidato a Roma, Caruso vuole scegliere se stesso e De Cicco rivendica il diritto di scegliere autonomamente. Tre modi diversi di affrontare la stessa competizione, mentre il confronto sui problemi della città resta sullo sfondo. Cosenza continua a fare i conti con quartieri abbandonati, servizi insufficienti, strade dissestate, attività commerciali in difficoltà e famiglie alle prese con il costo della vita. Ma la politica sembra concentrata soprattutto sulla distribuzione delle candidature e sulla conservazione delle proprie posizioni di potere. Roma pretende di decidere, Caruso pretende di restare e De Cicco dovrà dimostrare se la sua autonomia è una convinzione oppure soltanto uno slogan elettorale. Intanto, i cosentini possono stare tranquilli: qualcuno sceglierà anche per loro. Come sempre, naturalmente, nel loro esclusivo interesse.