Locandina presidio
Locandina presidio

Tre imputati, una sentenza attesa e una tragedia che, a oltre tre anni di distanza, continua a interrogare la giustizia e le istituzioni. Mercoledì 14 ottobre, davanti alla Corte d'Appello di Catanzaro, è prevista l'udienza conclusiva del processo a Khalid Arslan, Hasab Hussain e Sami Fuat, tre degli imputati per il naufragio della Summer Love, l'imbarcazione che il 26 febbraio 2023 si spezzò davanti alla spiaggia di Steccato di Cutro, provocando la morte di 94 persone, tra cui 35 minori. I tre erano stati condannati in primo grado per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina e morte in conseguenza di altro reato, mentre erano stati assolti dall'accusa di naufragio colposo. Le difese hanno impugnato la sentenza e il procedimento è ora giunto alla fase conclusiva. Nel corso dell'udienza dello scorso luglio, il procuratore generale Salvatore Di Maio ha chiesto un inasprimento delle pene: 12 anni di reclusione per Khalid Arslan e 17 anni ciascuno per Hasab Hussain e Sami Fuat, sostenendo anche la necessità di riconoscere la responsabilità per il naufragio colposo. Per il 14 ottobre sono previste le conclusioni delle difese e, salvo rinvii, la decisione dei giudici.

L'AltraMarea annuncia un presidio davanti al Tribunale

In occasione dell'udienza, il collettivo L'AltraMarea ha annunciato un presidio per mercoledì 14 ottobre, alle ore 9, davanti al Tribunale di Catanzaro. Un'iniziativa che intende riportare l'attenzione non soltanto sugli sviluppi giudiziari, ma anche sulle vite spezzate da una delle più gravi tragedie migratorie avvenute sulle coste italiane. Per il collettivo, il rischio è che la ricerca delle responsabilità individuali finisca per lasciare in secondo piano le questioni più ampie legate alle rotte migratorie e alla mancanza di percorsi sicuri di ingresso in Europa. L'AltraMarea invita a non trasformare i tre imputati in capri espiatori di un fenomeno che, secondo la posizione espressa dal gruppo, coinvolge direttamente le politiche europee sull'immigrazione. Una riflessione che non esclude l'accertamento delle eventuali responsabilità penali, affidato alla magistratura, ma sollecita una valutazione delle condizioni che continuano a spingere migliaia di persone ad affrontare traversate pericolose. Il presidio vuole inoltre mantenere viva la memoria delle vittime, ricordando che dietro i numeri della tragedia ci sono famiglie, percorsi di fuga da guerre e persecuzioni e persone che cercavano un futuro diverso.

Non solo gli scafisti, resta aperto il tema delle responsabilità nei soccorsi

Il procedimento d'appello rappresenta soltanto uno dei capitoli giudiziari aperti dopo il naufragio di Cutro. Parallelamente, infatti, è in corso anche il processo sui presunti ritardi nei soccorsi alla Summer Love, che vede imputati sei militari della Guardia di Finanza e della Guardia costiera. Quest'ultimo procedimento, distinto da quello a carico dei presunti scafisti, riguarda le decisioni e le modalità operative adottate nelle ore precedenti al naufragio. Saranno i giudici a stabilire se vi siano state responsabilità penali nella gestione dell'emergenza. È proprio su questa pluralità di questioni che il collettivo L'AltraMarea chiede di mantenere alta l'attenzione, sottolineando come la tragedia di Cutro non possa essere affrontata esclusivamente attraverso la ricerca di singoli responsabili, senza interrogarsi sulle condizioni che rendono il Mediterraneo una delle rotte migratorie più rischiose. L'appuntamento del 14 ottobre a Catanzaro assume così un doppio significato: da una parte una tappa decisiva del percorso giudiziario, dall'altra una nuova occasione di mobilitazione per ricordare le 94 vittime e chiedere che la loro storia non venga dimenticata.