L’allarme sull’uso di pesticidi nei campi di cipolla rossa in Calabria, soprattutto nell’area di Amantea-Campora, continua a far discutere. Dopo le inchieste giornalistiche e l’apertura di un fascicolo da parte della Procura di Paola, la vicenda ha assunto rilievo nazionale, sollevando interrogativi sulla sicurezza alimentare e sulla sostenibilità delle produzioni agricole regionali.

A sorprendere, però, è il silenzio del Consorzio di Tutela della Cipolla Rossa di Tropea Calabria IGP: nessuna dichiarazione ufficiale, nessuna presa di posizione, nessun chiarimento. Un vuoto che rischia di confondere i consumatori e, soprattutto, di gettare ombre ingiustificate sulla filiera certificata.

I media parlano genericamente di “cipolla rossa”, senza distinguere tra produzioni comuni e quelle garantite dal marchio IGP. Un equivoco che, secondo Giorgio Durante, coordinatore regionale del Movimento Difesa del Cittadino, “mette a rischio un brand costruito con anni di sacrifici da centinaia di agricoltori virtuosi”.

Durante chiede risposte chiare: le aziende aderenti sono coinvolte? Sono stati attivati controlli interni o ispezioni straordinarie? E, soprattutto, se la filiera IGP non ha nulla a che fare con l’uso di pesticidi, perché non dichiararlo apertamente?

“Il marchio IGP non è un’etichetta ornamentale – aggiunge – ma un impegno verso qualità, trasparenza e sicurezza. Tacere significa disorientare i cittadini e danneggiare l’intera filiera. Difendere la Cipolla Rossa IGP vuol dire difendere un simbolo identitario della Calabria”.