Enza Bruno Bossio attacca Caruso: «Ha rotto il progetto del 2021». E boccia il campo largo
L'ex parlamentare del Pd analizza le divisioni del centrosinistra cosentino, critica le scelte del sindaco e guarda alle prossime amministrative: «Non servono candidature minoritarie e isolate». Sul futuro della città rilancia il progetto Cosenza 205

Le divisioni del Partito democratico, la rottura degli equilibri politici che avevano portato all'elezione di Franz Caruso e le prospettive del centrosinistra in vista delle prossime amministrative. Enza Bruno Bossio, già parlamentare del Pd e figura di lungo corso della politica cosentina, interviene senza risparmiare critiche sulle vicende che stanno attraversando la maggioranza di Palazzo dei Bruzi, indicando nella ricostruzione di un progetto politico condiviso la strada per affrontare la prossima sfida elettorale. Al centro della sua analisi c'è soprattutto la frattura consumatasi all'interno della coalizione che nel 2021 aveva sostenuto la candidatura di Caruso. Una rottura che Bruno Bossio attribuisce alle scelte compiute durante la ridefinizione degli assetti amministrativi comunali e alle responsabilità di una componente del Partito democratico. Non manca una valutazione critica dell'operato dell'amministrazione, con particolare riferimento alla mobilità e al trasporto pubblico locale, indicati tra gli aspetti nei quali sarebbero stati disattesi gli impegni programmatici.
Verso le amministrative: il futuro del centrosinistra e il progetto Cosenza 2050
Ma l'ex deputata guarda anche al futuro. Pur evitando di pronunciarsi direttamente sulla ricandidatura di Franz Caruso, mette in guardia dal rischio di nuove candidature isolate e richiama la necessità di ripartire dal programma Cosenza 2050, ampliando la visione amministrativa all'intera area urbana, da Rende all'Università della Calabria.
Bruno Bossio boccia il campo largo: «Serve una coalizione di centrosinistra»
Netta anche la sua posizione sul cosiddetto campo largo, una formula che Bruno Bossio dichiara di non condividere né nel nome né nell'impostazione politica. Per l'ex parlamentare, l'alternativa al centrodestra deve fondarsi su una coalizione capace di recuperare una precisa identità politica e di offrire risposte concrete ai bisogni dei cittadini, dal lavoro alla casa, dai servizi pubblici alla sanità. Ne emerge una riflessione che va oltre le vicende interne al Pd e pone una questione centrale per il futuro politico di Cosenza: il centrosinistra riuscirà a ricostruire l'unità attorno a un progetto comune oppure le fratture degli ultimi anni condizioneranno anche la prossima competizione elettorale?
Onorevole Bruno Bossio, lei è stata per molti anni una protagonista del centrosinistra calabrese e conosce profondamente le dinamiche politiche di Cosenza. Come giudica oggi l'amministrazione guidata da Franz Caruso, nata anche grazie al sostegno dell'area politica che fa riferimento a Nicola Adamo? E quali sono le ragioni che hanno portato alla rottura di quell'alleanza?
Vorrei chiarire subito una cosa: io posso parlare solo di me stessa. Non sono da molti anni protagonista del centrosinistra calabrese perché, dopo gli anni giovanili di militanza nel PCI, non ho mai aderito ai DS, e ho smesso di fare politica per quasi 20 anni. Nel 2007, ho partecipato alla fondazione del Partito democratico per portare avanti le mie battaglie garantiste e per l’istituzione del reddito minimo in Calabria (molto prima della proposta dei 5 stelle). Ma solo nel 2012 è iniziata la mia presenza istituzionale con la candidatura alle primarie per la selezione dei candidati alle elezioni politiche del 2013. E da parlamentare ho partecipato, nel 2021, alla scelta del candidato a sindaco di Cosenza, all’interno di un serrato confronto nel PD dove, nonostante si esprimessero posizioni diverse, siamo arrivati ad una soluzione unitaria, quella di Franz Caruso, anche con il sostegno de l’allora commissario della Federazione di Cosenza, Francesco Boccia. Una scelta che si è rivelata vincente, nonostante al primo turno si sia registrata una competizione tra candidati appartenenti all’attuale cosiddetto “campo largo”. Tornando ad oggi, se si parla di rottura, è perché quel progetto elettorale è stato messo in discussione al momento della rivisitazione degli assetti amministrativi comunali. Una scelta unilaterale compiuta dal sindaco, sostenuta da una parte della maggioranza consiliare e voluta da quella componente del PD che aveva eletto segretario Lettieri, il cui unico atto politico di cui resta memoria è quello di aver sfasciato la rappresentanza istituzionale comunale di Cosenza.
Nella primavera del 2027 Cosenza tornerà alle urne. Franz Caruso ha già manifestato la volontà di ricandidarsi, mentre nel centrosinistra si discute di possibili alternative. Lei ritiene che il sindaco uscente debba avere la possibilità di ripresentarsi alla guida della coalizione oppure pensa che sia arrivato il momento di aprire una fase politica nuova, anche attraverso una candidatura diversa?
Per quanto mi riguarda la fase che si apre dovrà essere affrontata valutando responsabilmente e collettivamente gli effetti prodotti da quella rottura. Ma se c’è oggi però chi pensa di utilizzare la rottura del progetto elettorale del 2021 e le divisioni del PD per avanzare altre proposte di candidature minoritarie e isolate, lo dico con chiarezza: non è questa la strada. Il progetto politico del centro sinistra non può che restare nel solco del programma di Cosenza 2050. Si tratta di valorizzare gli aspetti positivi dell’esperienza amministrativa di questi anni e di correggere quei tradimenti di alcuni aspetti programmatici di quel progetto (uno per tutte il fallimento della mobilità e del trasporto pubblico locale). Il mio auspicio è che, rispetto al progetto del 2021, l’alleanza elettorale che si andrà a costruire, possa fare lo stesso o anche meglio.
Il Partito Democratico attraversa da tempo una fase di divisioni, mentre Cosenza deve affrontare problemi che riguardano lo spopolamento, il lavoro, i servizi e la qualità della vita. Secondo lei, quale progetto dovrebbe proporre il centrosinistra per restituire alla città un ruolo centrale? E soprattutto, esistono oggi le condizioni politiche per ricostruire una coalizione unita in vista delle amministrative?
Cosenza non è più da tempo solo l’area urbana della città. Cosenza può svilupparsi e crescere se si trasforma nella grande Cosenza: dalle vigne di Donnici alla innovazione tecnologica e culturale dell’Unical, allo sviluppo industriale di Rende, alla connessione con l’Alta velocità, riorganizzando i servizi, a partire da quelli sanitari e dei trasporti, in un unico ambito territoriale. Ma nello stesso tempo non bisogna dimenticare i problemi quotidiani dei cittadini, dall’acqua, alla manutenzione delle strade, al diritto alla casa, all’assistenza sociale verso i più fragili. Il nostro modello di città deve essere quello dei giovani sindaci socialisti da Berlino a New York, da Elif Erap a Zoran Mamdani, visionari e pratici, della “politica senza traduzione” che mostra immediatamente ai cittadini come una proposta possa entrare e modificare concretamente le loro vite. In questi anni a Cosenza abbiamo avuto esempi concreti di questo modello amministrativo, nel centro storico e nella manutenzione della città. Ripartiamo da qui.
L'amministrazione Caruso dice di essere un esempio già di "campo largo". Lei ha attraversato varie fasi del centrosinistra. Che ne pensa di questa? E cosa non va?
Questo riferimento al cosiddetto “campo largo” non mi piace. Non mi piace il nome e anche la sostanza che fa intravedere. Per me l’alternativa allo schieramento di centrodestra, è solo una coalizione di centrosinistra. E quando parlo di centrosinistra, aldilà dei partiti, mi riferisco a tutti quelli che si riconoscono in una politica di protezione e cura verso i cittadini, soprattutto i più deboli. E sono d’accordo con la segretaria Schlein che non si vince con la corsa al centro, (intendendo con centro “i vorrei ma non posso” di questi anni di sconfitta della sinistra), ma si vince con la nettezza, la concretezza e la radicalità di un progetto che interrompa la sfiducia verso la politica e convinca gli elettori, innanzitutto giovani e donne, a votare perchè quello che proponiamo, aldilà dei grandi temi quali la pace e l’autodeterminazione dei popoli, possa essere misurato sul lavoro dignitoso che puoi avere, sull’affitto e le bollette che riesci a pagare, sul figlio che riesci ad avere, sulle cure che puoi permetterti di mantenere.