La Certosa di Serra San Bruno sorge ufficialmente in provincia di Vibo Valentia, ma intorno alla sua collocazione amministrativa continua periodicamente a riaccendersi il dibattito. Tra amministratori e cittadini c’è chi guarda con nostalgia a un ritorno sotto Catanzaro, attribuendo alla geografia istituzionale problemi che in realtà affondano le radici in competenze regionali o statali, come sanità e giustizia. Questioni che alimentano il confronto politico, mentre la Certosa resta immobile, estranea alle polemiche, custode di un valore che supera confini e targhe automobilistiche.

Un millennio di fede e resilienza architettonica


Fondata tra il 1091 e il 1095, la Certosa fu la prima in Italia e nacque dalla scelta di San Bruno di Colonia, che individuò nei boschi delle Serre il luogo ideale per una vita di preghiera e isolamento. Determinante fu il sostegno normanno, con la donazione delle terre da parte di Ruggero d’Altavilla. Nei secoli il complesso ha attraversato distruzioni e rinascite, in particolare dopo il terremoto del 1783, che ne cambiò il volto senza intaccarne la vocazione spirituale. La ricostruzione ottocentesca ha lasciato in eredità una struttura monumentale che dialoga con le rovine rinascimentali, testimonianza tangibile della continuità storica del luogo.

Silenzio certosino e identità senza tempo


Oltre all’impatto architettonico, la Certosa affascina per la vita dei monaci certosini, regolata da un silenzio quasi assoluto e da una disciplina rimasta immutata nei secoli. Celle autonome con giardino, preghiera, studio individuale e una dieta rigorosa scandiscono un’esistenza lontana dal mondo e dalle sue contrapposizioni. È forse qui la lezione più evidente: mentre il dibattito sui confini amministrativi continua, la Certosa di Serra San Bruno rimane un patrimonio condiviso, un simbolo di bellezza e spiritualità che appartiene non a una provincia, ma all’intera Calabria.