Ecomafia 2026, Calabria quarta in Italia per reati ambientali: Cosenza quinta tra le province
Il nuovo rapporto di Legambiente fotografa 2.862 reati ambientali accertati nella regione nel 2025. Il dato più pesante arriva dal Cosentino, con 1.092 illeciti penali. A livello nazionale diminuiscono i reati, ma cresce fino a 11,5 miliardi di euro

La Calabria resta tra le regioni italiane maggiormente colpite dall’illegalità ambientale. Nel 2025 sono stati accertati 2.862 reati, un dato che colloca la regione al quarto posto nazionale, dietro Campania, Sicilia e Puglia. È quanto emerge dal rapporto “Ecomafia 2026. I numeri e le storie delle illegalità ambientali in Italia” di Legambiente, elaborato sulla base delle attività di controllo delle forze dell’ordine e delle Capitanerie di porto. Il rapporto, presentato il primo ottobre, analizza traffici e gestione illegale dei rifiuti, abusivismo edilizio, incendi, reati contro gli animali, patrimonio culturale, illeciti agroalimentari e fenomeni corruttivi legati ad attività con impatto ambientale. Rispetto al 2024, quando in Calabria erano stati registrati 3.215 reati ambientali, il numero scende di circa l’11%. La regione mantiene però la stessa posizione nella graduatoria nazionale: anche lo scorso anno era quarta.
Cosenza quinta provincia d’Italia: accertati 1.092 reati
A emergere con particolare evidenza è il dato della provincia di Cosenza, che con 1.092 reati ambientali si colloca al quinto posto assoluto in Italia. Davanti al Cosentino ci sono soltanto Napoli, con 2.512 reati, Salerno con 1.472, Palermo con 1.235 e Roma con 1.113. Cosenza precede invece Bari, dove ne sono stati accertati 985. Il dato cosentino rappresenta da solo oltre un terzo dei reati ambientali complessivamente contestati in Calabria, evidenziando il peso assunto dal territorio provinciale all’interno della fotografia regionale tracciata dal rapporto.
In Italia meno reati, ma il business delle ecomafie continua a crescere
Il quadro nazionale presenta un andamento apparentemente contraddittorio. Dopo due anni consecutivi di crescita, nel 2025 i reati ambientali accertati in Italia sono scesi a 35.735, il 12% in meno rispetto al 2024, a fronte di oltre 1,46 milioni di controlli. Contemporaneamente sono però aumentati dell’11,4% gli illeciti amministrativi, arrivati a 77.895. Sommando violazioni penali e amministrative, sono state accertate 113.630 irregolarità, pari a una media di circa 13 ogni ora. Soprattutto, continua a crescere il valore economico dell’ecocriminalità. Secondo Legambiente, il business illegale legato alle ecomafie raggiunge 11,5 miliardi di euro, 2,2 miliardi in più rispetto al 2024. Dal 1995 a oggi sono 393 i clan censiti nell’ambito dei fenomeni di criminalità ambientale.
Rifiuti al primo posto, aumentano gli incendi boschivi
Nel 2025 cambia anche la graduatoria delle principali forme di illegalità ambientale. I reati legati alla gestione illecita dei rifiuti diventano la prima voce con 10.914 casi, superando quelli connessi al ciclo del cemento, che scendono a 8.034. Al terzo posto si confermano i reati contro gli animali, con 6.930 casi. Crescono invece gli incendi negli impianti di gestione dei rifiuti, arrivati a 76, il 24,7% in più rispetto all’anno precedente. Particolarmente significativo, anche per una regione come la Calabria frequentemente interessata dagli incendi durante la stagione estiva, è l’aumento dei reati relativi agli incendi boschivi e di vegetazione: 3.586 casi in Italia, +10,7%, con oltre 90 mila ettari di territorio attraversati dalle fiamme.
Illegalità agroalimentare, boom di reati e sanzioni
Il rapporto richiama l’attenzione anche sulla filiera agroalimentare, un settore particolarmente rilevante per l’economia calabrese. Nel 2025, tra reati e illeciti amministrativi, sono state accertate 67.677 violazioni, con un aumento del 46% rispetto all’anno precedente. Cresce in maniera ancora più marcata il valore economico complessivo dei sequestri e delle sanzioni, che raggiunge 968 milioni di euro, con un incremento superiore al 109%. Un fenomeno che interessa una filiera molto ampia e che può comprendere frodi, contraffazioni, irregolarità nella produzione e commercializzazione e altre condotte illecite capaci di danneggiare sia i consumatori sia le imprese che operano rispettando le regole.
Corruzione ambientale, cinque inchieste in Calabria
La Calabria compare anche nella mappa della cosiddetta corruzione green, ovvero delle indagini relative a fenomeni corruttivi collegati ad attività con impatto sull’ambiente. Nel periodo considerato dal rapporto sono cinque le inchieste censite nella regione. Davanti alla Calabria figurano Campania, Sicilia, Lombardia, Puglia e Lazio. Il rapporto Ecomafia restituisce così per la Calabria un quadro che, nonostante la riduzione numerica dei reati rispetto al 2024, mantiene la regione stabilmente nelle prime posizioni nazionali. Una fotografia nella quale pesano soprattutto il dato di Cosenza e la permanenza di fenomeni che spaziano dai rifiuti agli incendi, fino alle illegalità nelle filiere produttive e alla corruzione legata agli interessi ambientali.