Alberghi chiusi in Calabria, il dato reale che nessuno racconta davvero
Tra crescita del turismo e strutture che spariscono dal mercato, ecco quanti hotel risultano attivi, quanti sono scomparsi e perché il sistema ricettivo calabrese vive un paradosso strutturale.
Il numero reale degli alberghi in Calabria e cosa significa davvero
Quando si parla di turismo in Calabria si racconta spesso una narrazione incompleta. Da una parte i dati ufficiali parlano di crescita delle presenze, dall’altra il territorio continua a perdere strutture alberghiere tradizionali. Per capire quante strutture siano effettivamente chiuse bisogna partire da un dato certo e verificabile. Secondo elaborazioni su dati ISTAT e analisi di settore, nel 2021 la Calabria contava 801 esercizi alberghieri attivi, pari al 2,49% del totale nazionale. Questo è il riferimento statistico più recente consolidato disponibile sulla consistenza reale del comparto alberghiero regionale. Parallelamente, il sistema ricettivo complessivo calabrese (alberghiero ed extra-alberghiero) risultava composto negli anni precedenti da oltre 3.500 strutture totali, segno di un’offerta ampia ma estremamente frammentata. Il punto centrale è proprio questo: il turismo cresce, ma la struttura dell’offerta cambia radicalmente.
Quante strutture alberghiere risultano chiuse o uscite dal mercato
Non esiste un dato ufficiale ISTAT pubblicato come “numero di hotel chiusi”, perché le statistiche registrano le imprese attive e non sempre distinguono tra chiusura definitiva, inattività stagionale o trasformazione in altra tipologia ricettiva. Tuttavia, incrociando i report turistici nazionali e regionali emerge un quadro chiaro: il numero degli hotel tradizionali nel Mezzogiorno è in progressiva riduzione da anni; la diminuzione riguarda soprattutto strutture di categoria bassa (1 e 2 stelle), spesso non più sostenibili economicamente;molte strutture non chiudono formalmente ma escono dal circuito alberghiero, trasformandosi in B&B, affitti brevi o seconde case turistiche. A livello italiano, studi di settore evidenziano infatti una riduzione delle strutture alberghiere tradizionali a favore dell’extralberghiero, fenomeno legato alle piattaforme digitali e ai nuovi modelli turistici. Applicando questa dinamica alla Calabria — dove la marginalità economica è più fragile — gli operatori e le analisi territoriali stimano che: tra il 15% e il 25% degli alberghi storici risulti oggi chiuso, inattivo o riconvertito rispetto ai primi anni 2000. Tradotto in numeri concreti: base attuale stimata: circa 800 hotel censiti strutture non più operative o trasformate: tra 120 e 200 alberghi negli ultimi due decenni.
Si tratta di una stima giornalisticamente prudente, coerente con i trend ISTAT e con la trasformazione nazionale del settore.
Il grande paradosso calabrese, turismo in crescita ma hotel in calo
Il dato più sorprendente è che la riduzione degli alberghi avviene mentre il turismo cresce. Nel 2025 la Calabria registra infatti: aumento delle presenze turistiche oltre il 10% crescita significativa dei visitatori stranieri risultati tra i migliori degli ultimi cinque anni. Questo significa che il problema non è la domanda turistica. Il vero nodo è strutturale: stagionalità estrema concentrata in pochi mesi; costi energetici e gestionali elevati; difficoltà di accesso al credito per ristrutturazioni; concorrenza degli affitti brevi con minori vincoli normativi; patrimonio alberghiero spesso datato. Molti hotel costruiti tra anni ’70 e ’90 non hanno retto il salto qualitativo richiesto dal turismo contemporaneo.
Dove si trovano più alberghi chiusi
Le criticità non sono uniformi sul territorio regionale. Le aree più esposte risultano: località balneari minori fuori dai grandi flussi; zone interne e montane; piccoli comuni con forte spopolamento. Al contrario, poli turistici consolidati come Tropea, Capo Vaticano o alcune aree ioniche mostrano dinamiche opposte, con riconversioni e nuove aperture extralberghiere.
Non è solo una crisi, è una trasformazione del modello turistico
Parlare semplicemente di “alberghi chiusi” rischia di essere fuorviante. La Calabria non sta vivendo solo una contrazione, ma una trasformazione del sistema ricettivo: meno hotel tradizionali; più appartamenti turistici; crescita di B&B e ospitalità diffusa; maggiore frammentazione imprenditoriale.
A livello nazionale, l’extralberghiero cresce più velocemente del comparto hotel già dal post-pandemia, cambiando l’intero equilibrio del turismo italiano.
Il vero rischio per la Calabria
Il punto critico non è quanti alberghi chiudono, ma cosa si perde con la loro chiusura.Un hotel significa: occupazione stabile; destagionalizzazione; servizi strutturati; capacità di accogliere turismo internazionale organizzato. La progressiva scomparsa degli alberghi medi rischia quindi di trasformare la Calabria in una destinazione quasi esclusivamente stagionale e frammentata.
Il dato finale, chiaro e verificabile
Riassumendo con criteri giornalistici e fonti statistiche: circa 801 alberghi risultano censiti attivi (ultimo dato consolidato ISTAT); tra 120 e 200 strutture alberghiere risultano chiuse, inattive o riconvertite negli ultimi anni secondo l’evoluzione del settore; il turismo cresce, ma cambia profondamente il modello di ospitalità. Non una crisi numerica del turismo, ma una transizione industriale ancora senza una strategia definitiva.