terreno incolto

C'è una Calabria che continua a produrre eccellenze agroalimentari riconosciute in tutto il mondo e una Calabria che, silenziosamente, sta smettendo di coltivare. Nelle aree interne, nelle zone montane e collinari, sempre più terreni vengono lasciati incolti, mentre aziende agricole familiari chiudono i battenti e migliaia di ettari perdono la loro funzione produttiva. Il fenomeno non riguarda soltanto l'agricoltura, ma investe direttamente il futuro delle comunità rurali, l'equilibrio ambientale e la tenuta sociale di vaste aree del territorio regionale.

Le aree interne rappresentano quasi l'80% della superficie regionale e proprio qui si concentra la parte più significativa del problema. Negli ultimi decenni la diminuzione della popolazione, l'invecchiamento degli agricoltori e la difficoltà nel garantire servizi essenziali hanno accelerato l'abbandono delle campagne. In molti comuni montani e periferici la riduzione della superficie agricola utilizzata ha raggiunto percentuali particolarmente elevate, contribuendo alla perdita di presidio del territorio.

Dalla Sila all'Aspromonte cresce il rischio desertificazione sociale

Le immagini dei campi un tempo coltivati oggi coperti da sterpaglie, arbusti e vegetazione spontanea sono sempre più frequenti. Dalla Sila al Pollino, dalle Serre all'Aspromonte, il fenomeno interessa centinaia di piccoli centri che negli ultimi anni hanno visto diminuire residenti, imprese agricole e investimenti.

L'abbandono della terra non rappresenta soltanto una perdita economica. Quando i terreni non vengono più coltivati vengono meno anche le attività di manutenzione ordinaria che per generazioni hanno contribuito a contenere il dissesto idrogeologico. Canali di scolo, terrazzamenti, sentieri rurali e sistemi di regimazione delle acque finiscono progressivamente in stato di degrado, aumentando il rischio di frane, erosione e incendi boschivi. Diverse analisi sul territorio calabrese evidenziano come la diminuzione della superficie agricola utilizzata sia strettamente collegata allo spopolamento delle aree interne e alla crescente fragilità ambientale.

Una perdita agricola superiore alla media nazionale

I dati disponibili mostrano come la Calabria abbia registrato negli ultimi decenni una contrazione della superficie agricola utilizzata superiore alla media italiana. Alcune elaborazioni indicano una riduzione vicina al 24% negli ultimi trent'anni, una delle più elevate del Mezzogiorno.

Dietro questi numeri si nascondono migliaia di aziende che hanno cessato l'attività, terreni frammentati e difficili da gestire, redditività spesso insufficiente e una crescente difficoltà nel ricambio generazionale. Molti giovani continuano a lasciare i piccoli comuni per trasferirsi nelle città o fuori regione, mentre gli agricoltori rimasti devono fare i conti con costi di produzione elevati, cambiamenti climatici e mercati sempre più competitivi.

La sfida del recupero e del ritorno alla terra

Non mancano però segnali positivi. Negli ultimi anni sono state avviate iniziative per il recupero dei terreni abbandonati, il sostegno all'imprenditoria agricola giovanile e la valorizzazione delle aree interne. La Regione Calabria e numerosi enti locali stanno lavorando per censire i terreni inutilizzati e favorirne il riutilizzo produttivo. Alcune stime parlano di migliaia di ettari potenzialmente recuperabili e destinabili a nuove attività agricole.

La vera sfida resta però quella di rendere nuovamente conveniente vivere e lavorare nelle campagne. Senza servizi, infrastrutture, collegamenti efficienti e opportunità economiche, il rischio è che il fenomeno continui ad avanzare.

Il futuro passa dalle aree interne

La partita dell'agricoltura calabrese non si gioca soltanto sui mercati o nelle filiere produttive, ma anche nella capacità di mantenere vive le comunità rurali. Recuperare i terreni incolti significa preservare il paesaggio, contrastare il dissesto idrogeologico, creare occupazione e difendere un patrimonio identitario costruito nel corso dei secoli.

Le campagne abbandonate non rappresentano soltanto un problema agricolo. Sono il simbolo di una sfida più ampia che riguarda il futuro stesso della Calabria. Se la terra smette di essere coltivata, infatti, rischiano di spegnersi insieme ad essa borghi, tradizioni, economie locali e opportunità per le nuove generazioni.