Scioglimento del Comune di Soriano, nelle motivazioni il peso delle presunte ingerenze della ’ndrangheta
La relazione del Ministero dell’Interno ricostruisce il contesto che ha portato allo scioglimento dell’ente per infiltrazioni mafiose
Emergono i dettagli che hanno portato allo scioglimento del Comune di Soriano Calabro disposto dal Consiglio dei ministri lo scorso 28 aprile per presunte infiltrazioni della criminalità organizzata. Nella relazione firmata dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi si parla di “forme di ingerenza” riconducibili alla ’ndrangheta che avrebbero compromesso il corretto funzionamento dell’attività amministrativa dell’ente.
Il provvedimento ha determinato la caduta dell’amministrazione guidata dal sindaco Tonino De Nardo, eletto nel 2024. Secondo quanto riportato nella relazione ministeriale, gli elementi raccolti dalla commissione d’accesso nominata dalla Prefettura avrebbero evidenziato criticità ritenute rilevanti sotto il profilo dell’imparzialità amministrativa e della gestione dei servizi pubblici.
Il contesto criminale e le precedenti inchieste
Nelle motivazioni viene richiamato anche il contesto territoriale del Vibonese, indicato come fortemente segnato dalla presenza delle cosche di ’ndrangheta e da dinamiche criminali emerse in numerose operazioni investigative degli ultimi anni. Tra le inchieste citate figurano “Crimine”, “Habanero” e “Luce nei boschi”, che avrebbero documentato equilibri mafiosi e faide interne nel territorio.
Soriano Calabro era già stato sciolto in passato per infiltrazioni mafiose, circostanza che ha avuto un peso nella valutazione complessiva effettuata dagli organismi ministeriali. Lo scioglimento attuale rappresenta infatti il terzo provvedimento di questo tipo adottato nei confronti del Comune.
Il Comune affidato a una commissione straordinaria
Dopo la decisione del Governo, la gestione dell’ente è stata affidata a una commissione straordinaria che guiderà il Comune per diciotto mesi con il compito di ristabilire condizioni di legalità amministrativa e garantire il corretto funzionamento della macchina comunale.
All’indomani dello scioglimento, l’ex sindaco De Nardo aveva espresso amarezza per il provvedimento, sostenendo la correttezza dell’operato amministrativo svolto durante il mandato. Nel frattempo il caso continua ad alimentare il dibattito sul rapporto tra criminalità organizzata e gestione degli enti locali in Calabria.