Ciclone Harry, Tansi accusa la burocrazia regionale sui danni in Calabria
L’ex capo della Protezione civile parla di prevenzione mancata, piani mai attuati e responsabilità amministrative dietro i 300 milioni di euro di perdite
I danni provocati dal ciclone Harry in Calabria, stimati in circa 300 milioni di euro, non possono essere spiegati solo come effetto di una calamità naturale. A sostenerlo è Carlo Tansi, già capo della Protezione civile regionale, che in un intervento pubblico punta il dito contro precise responsabilità amministrative. «Fermarsi alla violenza dell’evento meteorologico è comodo ma profondamente ipocrita», afferma Tansi, sottolineando come una parte rilevante delle conseguenze fosse prevedibile e soprattutto evitabile attraverso interventi di prevenzione mai realizzati.
Piani approvati, fondi disponibili e cantieri mai aperti
Al centro della ricostruzione c’è il Master plan per la mitigazione del rischio di erosione costiera approvato dalla Regione Calabria nel 2014, un documento che riguardava sia il versante ionico sia quello tirrenico. Secondo Tansi, quel piano prevedeva interventi mirati su decine di chilometri di costa, finanziati con risorse europee e accompagnati da successivi strumenti attuativi. «I progetti c’erano, i fondi anche. Quello che è mancato sono stati i cantieri», osserva l’ex dirigente, evidenziando come per anni le pratiche siano rimaste bloccate tra uffici regionali e strutture tecniche, fino a rendere inevitabili danni enormi a territori, infrastrutture e attività economiche.
Responsabilità tecniche e una verità scomoda per la Calabria
Nel suo intervento Tansi richiama il tema delle responsabilità dirigenziali, sostenendo che in una democrazia matura non possono essere solo politiche. «Se quegli interventi fossero stati realizzati – afferma – la mareggiata ci sarebbe stata comunque, ma i danni sarebbero stati molto più contenuti». L’ex capo della Protezione civile parla di una Calabria vittima non della natura, ma di anni di inerzia amministrativa e cattiva gestione. E annuncia che renderà pubblici documenti e atti legati alla propria estromissione dall’ente regionale: «I calabresi hanno diritto di sapere. Questa non è una polemica personale, ma una questione di verità e responsabilità verso il territorio».