Un cuore nuovo e una seconda vita: «Donare significa continuare a vivere»
Il racconto di una giovane calabrese trapiantata di cuore dopo mesi difficili tra Cosenza e Napoli. Il grazie ai medici, alla famiglia e soprattutto al donatore, con un appello alla Calabria sulla cultura della donazione degli organi
Era giunto il momento tanto temuto. Tutto è precitato in pochi mesi. Vite che s’intrecciano e le pale dell’elisoccorso che iniziano a schiaffeggiare l’aria immobile di dicembre. Mi chiamo Chantal Castiglione, il 30 dicembre 2024, dopo qualche giorno di ricovero in UTIC all’Ospedale di Cosenza, l’elisoccorso da Zumpano mi trasportò d’urgenza verso l’Ospedale Monaldi di Napoli in cui ero in curo già da due anni per una cardiomiopatia dilatativa aritmogena bivetrincolare. Mi piacerebbe riabbracciare e ringraziare i dottori che fecero con me quel viaggio fino all’aeroporto di Capodichino. Ero in condizioni gravi e anche mi avevano detto i loro nomi purtroppo non li ricordo.
Sei mesi in ospedale e il trapianto dell’8 aprile
Ho passato quasi sei mesi in Ospedale a Napoli tra pre e post trapianto che è avvenuto, dopo tanti problemi insorti durante la degenza, l’8 aprile 2025. Ringrazio il professore Marra anche in qualità di primario del reparto di Cardiochirurgia e alla sua equipe, i dottori Amarelli e Boccaforno che mi hanno operata e tutto il personale delle varie sale operatorie che hanno contribuito a salvarmi la vita. Ringrazio il prof. Golino e tutta la sua equipe del reparto di UTIC e Cardiologia Vanvitelli, divenuto il mio porto sicuro, sede di affetti sinceri, di risate e spensieratezza nei momenti più disperati e soprattutto, tra gli altri un grazie immenso al prof. Loffredo e alla dottoressa Pezzullo che non mi hanno mai lasciata sola e hanno lottato insieme a me divenendo parte della mia famiglia; grazie al prof. Durante e alla sua equipe; al prof. Ragone, al dottor Reggio; alle mie psicologhe dott.sse Penta e Pratillo, a tutto il personale dell’ambulatorio del centro trapianti e a tutti i professionisti che hanno incrociato il mio cammino.
La famiglia, gli amici e la musica nei giorni più difficili
Grazie alla mia famiglia che ha mollato tutto pur di starmi vicino, alle amicizie vere, a Napoli e ai Napoletani dalla generosità immensa, alle parole e alla musica mia compagna di viaggio e a Dario Brunori per le emozioni di quel festival che ha donato un po’ di luce in giorni bui.
«Il ringraziamento più grande va al mio donatore»
Il ringraziamento più grande va al mio donatore o donatrice e alla sua famiglia per il dono più grande, la vita. Poche persone hanno il privilegio di ricominciare da zero e a me è successo. Quell’8 aprile una parte di me si è spenta per sempre e un cuore nuovo ha ripreso a battere immediatamente. È proprio vero che chi salva una vita salva il mondo intero e chi decide di dare il suo “sì” ne salva almeno sette. Purtroppo la Calabria rimane fanalino di coda per quanto riguarda l’assenso all’espianto degli organi e dei tessuti. Manca, nella nostra regione, un discorso serio in materia, poca informazione o nulla. Al rinnovo della carta d’identità ho dato il mio assenso e lo avrei dato a prescindere dall’immenso dono ricevuto, perché credo, sembrerà banale dirlo, che la donazione sia l’unico modo per non morire veramente, l’unico modo che parti di noi sopravvivano alla tragedia. Una bontà semplice che non richiede una contropartita.
Il pensiero per Andrea Minasi e per chi ha scelto di donare
Un abbraccio speciale va ai familiari di Andrea Minasi la giovane donna vibonese che dopo giorni di lotta è deceduta, per aver dato il consenso all’espianto e a lei per aver donato la speranza di un domani migliore e sette persone. Da una tragedia immane, fiori di vita, sicuri che Andrea continui a vivere nei riceventi, come il cuore del mio donatore continua a vivere in me e con me, colorando la mia esistenza di bellezza e allegria. Sempre sarò grata ai suoi familiari e anche a quelli di Andrea perché io ho attraversato le stanze buie e attigue a quelle del loro dolore.