Gratta e Vinci
Gratta e Vinci

Sognava di diventare milionario grazie a un Gratta e Vinci, ma quel biglietto che avrebbe dovuto cambiargli la vita lo ha invece portato davanti a un giudice. Protagonista della vicenda è Rodolfo Bianchi, 50enne del Cosentino, attualmente a processo davanti al Tribunale monocratico di Roma con l'accusa di tentata truffa. Secondo la Procura, l'uomo avrebbe tentato di incassare una vincita di ben 10.000.540 euro, presentando un tagliando della lotteria istantanea "Il Miliardario Maxi" che sarebbe stato contraffatto. La vicenda risale al 22 agosto 2019, quando il cinquantenne si presentò presso l'Ufficio premi di Lotterie Nazionali, in viale del Campo Boario, nella Capitale, per richiedere il pagamento della presunta vincita. Un importo straordinario che, tuttavia, non superò i controlli effettuati dagli addetti.

Due biglietti non vincenti per costruirne uno milionario

Secondo quanto riportato nel capo d'imputazione, il cosentino avrebbe assemblato parti di due diversi Gratta e Vinci, entrambi originariamente non vincenti, creando un unico tagliando che apparisse invece premiato. L'obiettivo contestato dagli inquirenti sarebbe stato quello di ingannare il sistema di verifica e ottenere il pagamento degli oltre dieci milioni di euro. Il piano, però, si sarebbe fermato proprio davanti ai controlli dell'Ufficio premi. Durante l'esame del biglietto, infatti, il personale avrebbe riscontrato alcune anomalie, facendo scattare ulteriori accertamenti. Le verifiche avrebbero successivamente confermato la contraffazione del tagliando, determinando la denuncia dell'uomo e l'avvio dell'indagine.

Il processo a Roma, ascoltati i primi testimoni

A distanza di sette anni dai fatti, la vicenda è arrivata nelle aule del Tribunale di Roma. Nell'aula 20 del palazzo di giustizia di piazzale Clodio si è svolta una delle udienze del procedimento, durante la quale sono stati ascoltati i primi testimoni. A rivolgere le domande sono stati il pubblico ministero Mario Pesci e l'avvocato Anna Russo, legale di parte civile di Lotterie Nazionali Srl, società concessionaria dell'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. Al centro del processo ci sono le modalità con cui sarebbe stato realizzato il biglietto contraffatto e il tentativo di riscuotere una somma superiore ai dieci milioni di euro. Per il cinquantenne originario del Cosentino, dunque, il Gratta e Vinci che avrebbe dovuto rappresentare una svolta economica è diventato il fulcro di una vicenda giudiziaria. L'accusa resta quella di tentata truffa e la responsabilità penale dell'imputato dovrà essere accertata nel corso del processo, nel rispetto della presunzione di innocenza.