Rinaldo Gentile, il nome che ritorna al centro delle estorsioni nel Cosentino
Un imprenditore denuncia e fa scattare gli arresti, ma l’inchiesta antimafia riporta sotto i riflettori la figura storica della ’ndrangheta bruzia
È la scelta di un imprenditore edile cosentino a innescare l’operazione che ha portato all’arresto di Emanuele Apuzzo e Davide Naccarato, accusati di estorsione aggravata dal metodo mafioso. L’uomo, impegnato in tre diversi appalti pubblici nel territorio del comune di Bisignano, ha deciso di rivolgersi alla magistratura dopo una richiesta di denaro avanzata direttamente in uno dei cantieri.
La richiesta di denaro e il riferimento ai “carcerati”
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, Apuzzo si sarebbe presentato sul luogo dei lavori chiedendo una somma di denaro destinata, secondo la sua versione, a sostenere “i carcerati”. Una richiesta che l’imprenditore ha immediatamente percepito come estorsiva e che lo ha spinto, d’intesa con le forze dell’ordine, a collaborare attivamente con gli investigatori.
Gli incontri registrati e la consegna del denaro segnato
Seguendo le indicazioni degli inquirenti, l’imprenditore ha registrato due distinti incontri con l’estorsore. Nel corso dell’operazione controllata, ha consegnato ad Apuzzo una somma di 3.000 euro in banconote segnate. Subito dopo aver intascato il denaro, Apuzzo è stato arrestato dai carabinieri della Compagnia di Rende, ponendo fine all’azione estorsiva.
Il ruolo di collegamento e l’arresto di Naccarato
A mettere in contatto Apuzzo con la vittima sarebbe stato Davide Naccarato, che, secondo l’accusa, avrebbe svolto il ruolo di intermediario. Per questo “disturbo” gli sarebbe stata promessa e riconosciuta una somma di 500 euro. Anche Naccarato è stato arrestato in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip distrettuale di Catanzaro.
Il coordinamento antimafia dell’inchiesta
L’indagine è stata coordinata dal procuratore antimafia Salvatore Curcio e dal pubblico ministero Corrado Cubellotti, in sinergia con la Procura di Cosenza guidata da Vincenzo Capomolla. L’inchiesta si inserisce in un più ampio filone investigativo volto a colpire le dinamiche estorsive e i collegamenti con la criminalità organizzata nel Cosentino.
Rinaldo Gentile, il presunto reggente dei clan cosentini
Secondo l’ipotesi accusatoria, Emanuele Apuzzo avrebbe agito per conto dei clan dominanti cosentini, che avrebbero come attuale reggente e punto di riferimento Rinaldo Gentile, noto come “zio”. Gentile è considerato un esponente di primo piano della cosca di ’ndrangheta Lanzino-Patitucci, figura storica della criminalità organizzata bruzia, già coinvolta in importanti inchieste della Direzione distrettuale antimafia.
Un ruolo carismatico emerso già dagli anni Novanta
Il nome di Rinaldo Gentile compare nelle cronache giudiziarie sin dagli anni Novanta. Nel tempo, secondo gli investigatori, avrebbe assunto un ruolo carismatico e da protagonista all’interno delle cosche cosentine. La sua figura emerge anche nell’inchiesta antimafia denominata Acheruntia e, ancor prima, nell’operazione “Garden”, che ne aveva delineato il ruolo, insieme a Ettore Lanzino, nell’ambito del clan Pino-Sena.