carabinieri crotone
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 Un sistema idrico ritenuto potenzialmente pericoloso per la salute pubblica è finito sotto sequestro nell’ambito di un’indagine coordinata dalla Procura di Crotone. I Carabinieri hanno eseguito il provvedimento su diverse infrastrutture della rete comunale, mentre tre persone risultano indagate.

Il sequestro ha riguardato componenti fondamentali dell’impianto di approvvigionamento: un pozzo situato nei pressi del fiume Neto, una pompa di sollevamento, una vasca di raccolta, una pompa dosatrice e vari tratti della rete di adduzione e distribuzione dell’acqua.

Contestualmente sono stati notificati avvisi di garanzia all’ex sindaco, all’attuale primo cittadino e al responsabile dell’area tecnica del Comune. Le ipotesi di reato, al momento, riguardano omissione o rifiuto di atti d’ufficio e delitti colposi contro la salute pubblica.

Un sistema “misto” sotto accusa

Al centro dell’inchiesta c’è la gestione della rete idrica cittadina, che secondo gli investigatori sarebbe stata alimentata per anni da un sistema definito “misto”. Accanto all’acqua potabile fornita dal gestore regionale, sarebbe stata infatti immessa anche acqua prelevata da un pozzo vicino al Neto, priva – secondo l’accusa – di un adeguato trattamento di potabilizzazione.

Il meccanismo ricostruito prevede che l’acqua del pozzo venisse aspirata, convogliata in una vasca di raccolta e poi rilanciata fino al serbatoio comunale, dove si mescolava con quella potabile prima di essere distribuita alle abitazioni.

Parametri fuori norma e rischi sanitari

Determinanti per l’indagine sono stati gli accertamenti tecnici eseguiti da Arpacal e Asp, che avrebbero rilevato più volte il superamento dei limiti di legge per le acque destinate al consumo umano. Tra le criticità segnalate figurano valori anomali di torbidità, cloruri e sodio, oltre alla presenza di batteri come Escherichia coli e coliformi.

Secondo l’impostazione accusatoria, la distribuzione di acqua non conforme avrebbe esposto la popolazione a un concreto rischio per la salute.

Le responsabilità contestate

Gli indagati, ciascuno per il proprio ruolo, sono ritenuti responsabili di non aver impedito l’immissione nella rete pubblica di acqua non idonea al consumo umano e di non aver adottato misure adeguate per tutelare i cittadini.

Le indagini, ancora in corso, mirano ora a chiarire nel dettaglio le responsabilità e la durata delle presunte irregolarità nella gestione del servizio idrico comunale, in un contesto che riporta al centro il tema della sicurezza delle infrastrutture e della tutela della salute pubblica.