Tiziana Mirabelli
Tiziana Mirabelli

Quarantuno coltellate, un uomo di 75 anni morto nella propria abitazione e una donna che ha sempre sostenuto di aver reagito per salvarsi la vita. La vicenda dell'omicidio di Rocco Gioffrè, consumato il 14 febbraio 2023 in un appartamento popolare di via Monte Grappa, a Cosenza, torna davanti alla giustizia con una sentenza che modifica il trattamento sanzionatorio riservato a Tiziana Mirabelli.

La Corte d’Assise d’Appello ha infatti ridotto da 17 anni a 15 anni e sei mesi di reclusione la pena inflitta alla donna, assistita dall’avvocato Cristian Cristiano. Due le modifiche apportate alla decisione di primo grado: l’assoluzione dal reato di occultamento di cadavere e l’eliminazione dell’aggravante della minorata difesa contestata in relazione al furto.

Una riduzione di un anno e mezzo che interviene su una vicenda giudiziaria segnata soprattutto dal contrasto tra la versione dell’imputata e la ricostruzione dell’aggressione mortale contenuta nella sentenza di primo grado.

La versione di Mirabelli e la colluttazione nell'appartamento

Mirabelli non ha mai negato di aver colpito Gioffrè. Ha però sostenuto che tutto sarebbe cominciato con un’aggressione subita mentre si trovava nell’appartamento dell’anziano. Durante le dichiarazioni spontanee rese davanti ai giudici cosentini, aveva raccontato di essere stata sorpresa alle spalle mentre rifaceva il letto. Secondo la sua versione, Gioffrè le avrebbe avvicinato un coltello alla gola, provocando una reazione istintiva. Ne sarebbe nata una colluttazione, durante la quale l’arma sarebbe finita sul pavimento.

La donna aveva descritto quei momenti come una lotta per la sopravvivenza, sostenendo di aver temuto concretamente per la propria vita.

Ma proprio la sequenza successiva alla caduta del coltello aveva assunto un peso decisivo nella valutazione dei giudici di primo grado.

Secondo la ricostruzione contenuta nelle motivazioni della prima sentenza, una volta entrata in possesso dell’arma, Mirabelli avrebbe avuto la possibilità di interrompere lo scontro e abbandonare l’appartamento. Avrebbe invece continuato a colpire Gioffrè, già ferito, mentre l’uomo si trovava con le spalle al muro.

L’esame delle ferite aveva restituito un quadro particolarmente violento: 41 coltellate complessive, 36 delle quali ritenute determinanti nel provocare la morte del settantacinquenne.

Le valutazioni dei giudici e la nuova sentenza d'Appello

Per la Corte cosentina, anche ammettendo che vi fosse stata un’aggressione iniziale nei confronti della donna, circostanza peraltro non accolta nella ricostruzione dei giudici, la successiva condotta non poteva essere giustificata dalla necessità di difendersi. L’imputata, secondo quella valutazione, avrebbe potuto sottrarsi allo scontro senza proseguire nell’accoltellamento.

Nelle motivazioni della sentenza di primo grado era stato richiamato anche un messaggio inviato da Mirabelli a Gioffrè prima dell’omicidio. In quella comunicazione la donna faceva riferimento alla paura che l’anziano sembrava nutrire nei suoi confronti, minimizzando un precedente episodio e assicurandogli che non avrebbe fatto male a nessuno.

Un elemento che i giudici avevano considerato significativo per ricostruire il rapporto tra i due e il clima che aveva preceduto il delitto.

La nuova sentenza interviene dunque sulla pena e su due specifici aspetti delle contestazioni originarie. Per conoscere nel dettaglio il ragionamento seguito dai giudici d’appello, anche rispetto alla ricostruzione dei fatti, bisognerà attendere il deposito delle motivazioni.

Nel procedimento le parti offese sono rappresentate dagli avvocati Antonio Quintieri e Francesco Gelsomino.