Carcere di Paola
Carcere di Paola

Un detenuto di circa sessant'anni trovato impiccato il 29 ottobre. Nel 2025 Antigone aveva già registrato due suicidi, sedici tentativi e quarantadue episodi di autolesionismo. Il rapporto dell'associazione denuncia sovraffollamento, criticità nell'isolamento e difficoltà nell'assistenza psichiatrica. Tre agenti penitenziari indagati per un precedente decesso

Un altro detenuto morto nel carcere di Paola

Un altro detenuto morto nel carcere di Paola. Un uomo italiano di circa sessant'anni, originario di Praia a Mare, trovato senza vita nella propria cella il 29 ottobre scorso. Secondo le prime ricostruzioni sarebbe morto per impiccagione. Gli agenti della Polizia penitenziaria hanno dato l'allarme e chiesto l'intervento dei soccorsi, ma i tentativi di rianimazione sono risultati inutili. L'ipotesi è quella del suicidio, mentre proseguono gli accertamenti sulle circostanze della morte.

I numeri del 2025: due suicidi, sedici tentativi e 42 episodi di autolesionismo

È la terza morte per suicidio nell'istituto in meno di due anni. Nel solo 2025, infatti, secondo i dati riportati dall'associazione Antigone, nel carcere di Paola si sono registrati due suicidi, sedici tentativi di suicidio e quarantadue episodi di autolesionismo. Numeri che raccontano una situazione di sofferenza e che acquistano un significato ancora più preoccupante alla luce dell'ultimo decesso.

Il rapporto di Antigone e il sovraffollamento

Il 31 luglio 2026, appena tre mesi prima della morte del sessantenne, gli osservatori di Antigone avevano visitato il carcere di Paola, documentando una serie di criticità. La prima riguarda il sovraffollamento: 244 detenuti presenti a fronte di una capienza regolamentare di 181 posti. Sessantatré persone in più, con un tasso di affollamento del 134,8 per cento.

Le condizioni della sezione di isolamento

Particolarmente gravi le condizioni della sezione di isolamento, descritta come quella nelle peggiori condizioni strutturali dell'istituto, con muffe e muri scrostati. Al momento della visita vi si trovavano sette detenuti. Un ambiente già problematico dal punto di vista igienico e strutturale, nel quale la permanenza può risultare ancora più difficile per persone psicologicamente fragili.

Le difficoltà nell'assistenza psichiatrica

E proprio l'assistenza psichiatrica rappresenta un altro punto delicato. Antigone aveva rilevato la presenza di 34 detenuti con diagnosi psichiatriche gravi, mentre lo psichiatra era disponibile soltanto una volta alla settimana. Nel rapporto venivano inoltre segnalate difficoltà nei rapporti con il Centro di salute mentale. Un quadro che pone il problema della capacità dell'istituto di garantire continuità nell'assistenza alle persone più vulnerabili.

Il protocollo antisuicidio

Il rapporto dava anche conto dell'applicazione rigorosa del protocollo antisuicidio, soprattutto nei confronti dei nuovi ingressi. Un elemento importante, che tuttavia convive con i numeri dei tentativi di suicidio e degli episodi di autolesionismo registrati nell'anno precedente.

Tre agenti penitenziari indagati per un precedente decesso

A rendere ancora più delicata la vicenda è arrivata, il 30 ottobre, la notizia della conclusione delle indagini preliminari nei confronti di tre agenti della Polizia penitenziaria per un precedente suicidio avvenuto nello stesso carcere. L'inchiesta è distinta dalla morte del 29 ottobre. Le notizie disponibili non chiariscono a quale decesso si riferisca né quali siano le contestazioni specifiche. Il Sappe ha espresso solidarietà agli agenti, ricordando che un avviso di conclusione delle indagini non equivale a una condanna e che ogni eventuale responsabilità deve essere accertata dalla magistratura.

L'emergenza suicidi nelle carceri calabresi

Il caso di Paola si inserisce in un'emergenza più ampia. Secondo i dati diffusi dal Sappe, nel 2025 nelle carceri calabresi sono stati registrati 158 tentativi di suicidio e 488 atti di autolesionismo. In media, un tentativo di suicidio ogni due giorni e mezzo. Una frequenza che impone di interrogarsi sull'efficacia degli strumenti di prevenzione e sulle risorse destinate all'assistenza psicologica e psichiatrica.

Le criticità già documentate tre mesi prima

Il rapporto di Antigone non dimostra che le condizioni dell'istituto abbiano provocato la morte del 29 ottobre. Ma certifica che sovraffollamento, degrado di alcuni ambienti e difficoltà nell'assistenza psichiatrica erano problemi già documentati tre mesi prima.

La necessità di interventi concreti

Sedici tentativi di suicidio e quarantadue episodi di autolesionismo in un solo anno non possono essere considerati semplici statistiche. Sono segnali che richiedono interventi concreti. Dopo l'ennesima morte, diventa necessario verificare quali misure siano state adottate, se l'assistenza psichiatrica sia stata rafforzata e se le condizioni della sezione di isolamento siano migliorate. Perché chi entra in carcere perde la libertà, non il diritto alla salute e alla vita. E quando in un istituto si registrano suicidi, tentativi di togliersi la vita e decine di episodi di autolesionismo, il problema non è soltanto contarli. È capire che cosa si sta facendo per impedire che accadano ancora.