I palmenti rupestri di Ferruzzano, memoria di una Calabria del vino
Oltre cento strutture censite raccontano secoli di vitivinicoltura, lavoro rurale e stratificazioni culturali nel territorio della Locride
Nel territorio di Ferruzzano, nell’area della Locride, si conserva un patrimonio archeologico poco conosciuto ma di grande valore storico e culturale. Qui il professor Orlando Sculli, docente di materie letterarie, ha svolto un lavoro paziente e meticoloso di censimento, individuando e catalogando oltre cento palmenti rupestri. Un numero significativo che restituisce l’immagine di un territorio profondamente legato, nei secoli, alla coltivazione della vite e alla produzione del vino.
Le tracce millenarie della cultura del vino
I palmenti rappresentano una delle testimonianze più antiche della vitivinicoltura calabrese. Si tratta di vasche utilizzate per la lavorazione dell’uva, scavate direttamente nella roccia, ricavate all’interno di grotte o realizzate in muratura. La loro diffusione attraversa epoche diverse, da quella pre-ellenica fino al periodo bizantino, con esempi che in alcuni casi sono rimasti in uso fino a tempi relativamente recenti. Non è raro trovare incisioni simboliche, come croci, che raccontano il susseguirsi di culture e pratiche religiose nel tempo.
Struttura, funzione e significato dei palmenti
Dal punto di vista funzionale, il palmento tradizionale era composto da due vasche comunicanti: quella superiore destinata alla pigiatura dell’uva e quella inferiore per la raccolta del mosto, che defluiva attraverso un apposito foro. Anche l’origine del termine rimanda direttamente alla vite e al gesto della pigiatura, richiamando il latino palmes o paumentum. Oggi questi manufatti non sono soltanto reperti archeologici, ma veri segni identitari di un paesaggio rurale che racconta il lavoro, le tradizioni e la memoria collettiva della Calabria più antica.