Dodici persone sono state arrestate nel Reggino nell’ambito di un’operazione condotta dai Carabinieri del Gruppo di Gioia Tauro contro presunti appartenenti alla cosca Costa-Filippone di Melicucco. Sette indagati sono finiti in carcere e cinque agli arresti domiciliari. Tra questi ultimi figura anche l’assessore comunale Gabriele Bruzzese.

Le accuse contestate, a vario titolo, comprendono associazione mafiosa, estorsione aggravata, violenza privata aggravata, detenzione illegale di armi e detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio.

Borrelli: «Emerso un condizionamento degli organi comunali»

A spiegare la portata dell’inchiesta è stato il procuratore della Repubblica di Reggio Calabria Giuseppe Borrelli. Secondo quanto riferito dal magistrato, le indagini avrebbero permesso di ricostruire una pluralità di episodi estorsivi e avrebbero fatto emergere anche un presunto condizionamento esercitato dalla cosca sugli organi comunali.

Borrelli ha sottolineato come l’operazione rappresenti anche una delle direttrici sulle quali la Procura intende continuare a lavorare nei prossimi anni: dimostrare la persistente presenza dei fenomeni mafiosi sul territorio calabrese, sia nelle forme più moderne di infiltrazione sia attraverso le tradizionali dinamiche di intimidazione, assoggettamento e controllo del territorio.

Le indagini sulla cosca Costa-Filippone

L’inchiesta è stata avviata nel maggio del 2022 e si è sviluppata anche sulla base di elementi emersi nei procedimenti “Crimine” e “’Ndrangheta Stragista”. Al centro degli accertamenti c’è la cosca Costa-Filippone, storicamente radicata a Melicucco e in passato guidata da Rocco Santo Filippone, condannato in via definitiva per associazione mafiosa e in appello per l’omicidio dei due Carabinieri uccisi sull’autostrada nel gennaio del 1994.

Gli investigatori ritengono di avere ricostruito l’evoluzione della locale di ’ndrangheta di Melicucco, seguendone i cambiamenti ai vertici fino all’assetto più recente. Dalle indagini sarebbero emersi anche episodi di estorsione e violenza privata ai danni di amministratori locali, considerati dagli inquirenti indicativi della capacità intimidatoria attribuita al gruppo.

Sequestrati un’impresa e un terreno

Contestualmente alle misure cautelari è stato disposto il sequestro preventivo di un’impresa individuale attiva nella gestione di una cava di inerti e di un terreno.

L’operazione si inserisce nella più ampia attività investigativa condotta nella Piana di Gioia Tauro contro le infiltrazioni della ’ndrangheta nell’economia e nelle istituzioni. Un fronte già emerso anche in altre recenti inchieste, come nell’operazione “Res Tauro” sulla cosca Piromalli, che aveva acceso i riflettori sui tentativi di condizionamento di attività economiche e procedure giudiziarie nel territorio reggino.