carabinieri gimigliano

Nella mattinata odierna i Carabinieri del Comando Provinciale di Catanzaro hanno eseguito un provvedimento cautelare in carcere nei confronti di tre persone, ritenute gravemente indiziate di concorso in tre distinti tentativi di estorsione aggravati dal metodo mafioso. L’operazione si è svolta tra Catanzaro, Borgia e Gimigliano ed è stata disposta dal gip del Tribunale di Catanzaro su richiesta della Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia. Le presunte vittime sarebbero due imprenditori del territorio provinciale, destinatari delle richieste estorsive.

L’indagine Pay Up tra intercettazioni e attività sul territorio

L’attività investigativa, denominata “Pay Up”, è stata avviata nel maggio 2025 proprio a seguito della denuncia presentata dai due imprenditori. Le indagini, coordinate dalla Dda di Catanzaro e condotte dal Nucleo Investigativo dei Carabinieri, si sono sviluppate attraverso un articolato impianto investigativo basato su intercettazioni telefoniche e ambientali, analisi di sistemi di videosorveglianza e servizi di osservazione e pedinamento. Gli elementi raccolti avrebbero consentito di ricostruire un quadro indiziario ritenuto grave, delineando modalità operative riconducibili a contesti di criminalità organizzata.

Il ruolo della cosca Catarisano e i collegamenti con altri clan calabresi

Secondo quanto emerso, l’indagine avrebbe riportato l’attenzione sull’attuale operatività della storica cosca Catarisano, attiva nell’area di Borgia e nelle zone limitrofe. Il gruppo, già colpito dalla precedente operazione “Scolacium” del febbraio 2024 e da una successiva condanna in primo grado nel dicembre 2025, sarebbe inserito in un contesto più ampio di relazioni con le locali di ‘ndrangheta di Isola Capo Rizzuto e San Leonardo di Cutro. Gli episodi contestati riguarderebbero tentativi di estorsione finalizzati al mantenimento economico dei detenuti appartenenti ai clan Catarisano e Scalise di Decollatura. Il procedimento resta nella fase delle indagini preliminari.