Platì, si costituisce il latitante Luigi Marando dopo sei mesi di fuga
Il 36enne, destinatario di un’ordinanza nell’ambito di un’inchiesta antidroga tra Lombardia, Piemonte e Calabria, si è presentato ai carabinieri ed è stato trasferito in carcere a Reggio Calabria
Dopo circa sei mesi trascorsi in fuga, si è conclusa la latitanza di Luigi Marando, 36 anni, che si è presentato volontariamente ai carabinieri della Stazione di Platì, centro dell’Aspromonte noto per la presenza storica della ‘ndrangheta. La decisione di costituirsi ha posto fine alla sua irreperibilità iniziata dopo l’emissione di un provvedimento restrittivo nei suoi confronti.
L’inchiesta e i legami con il clan Marando
Marando era destinatario di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Gip di Milano alla fine di ottobre, nell’ambito di un’operazione antidroga coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia del capoluogo lombardo. L’indagine si sviluppava lungo una rete criminale che collegava Lombardia, Piemonte e Calabria e riguardava un presunto traffico di stupefacenti riconducibile a gruppi organizzati della ‘ndrangheta.
Secondo gli inquirenti, l’uomo sarebbe stato una figura rilevante all’interno del clan Marando, originario di Platì ma con ramificazioni in diverse regioni del Nord Italia.
Il contesto familiare e la posizione giudiziaria
Nato a Cuorgnè ma cresciuto a Platì, Luigi Marando è figlio di Pasqualino Marando, ritenuto un importante trafficante internazionale di droga, scomparso nel 2002 in un episodio riconducibile alla cosiddetta “lupara bianca”, avvenuto nell’ambito di contrasti tra gruppi della criminalità organizzata aspromontana.
Dopo la sua costituzione, il 36enne è stato trasferito nel carcere di Reggio Calabria e posto a disposizione dell’autorità giudiziaria di Milano, che coordina l’inchiesta.