San Giovanni in Fiore, i revisori danno ragione ad Ambrogio: nessun obbligo di dissesto. Barile rischia di compromettere le assunzioni
La relazione sul rendiconto 2025 non certifica l'impossibilità del risanamento ordinario. Oltre 4,2 milioni di euro anticipati dal Comune per le opere Pnrr e un disavanzo aggravato soprattutto dagli accantonamenti. In gioco la stabilizzazione degli I

La relazione dei revisori dei conti sul rendiconto 2025 del Comune di San Giovanni in Fiore apre uno scenario ben diverso da quello raccontato da alcune ricostruzioni giornalistiche. Il Collegio non ha smentito Marco Ambrogio, già assessore al Bilancio e oggi presidente dell'Assemblea consiliare. Al contrario, diversi passaggi del documento confermano le sue osservazioni e, soprattutto, non certificano in alcun modo che il dissesto finanziario sia inevitabile. Il dato contabile è noto: il disavanzo di amministrazione ammonta a 7.895.805,01 euro. Ma questo importo non equivale a un buco di cassa dello stesso valore e non determina automaticamente l'obbligo di dichiarare il dissesto o ricorrere al predissesto. È una distinzione fondamentale, che gli stessi revisori mettono nero su bianco. A pagina 32 della relazione, il Collegio chiarisce che né l'entità del disavanzo né l'ammontare dell'anticipazione di tesoreria costituiscono, da soli, una dimostrazione della condizione di dissesto. Ancora più significativo è quanto riportato a pagina 33: i revisori esprimono un parere favorevole condizionato sul rendiconto e demandano al Consiglio comunale la scelta delle misure da adottare per il recupero del disavanzo. Soltanto successivamente potranno pronunciarsi sulla concreta fattibilità delle soluzioni individuate. Un passaggio che smentisce la rappresentazione di un dissesto già imposto dai numeri e dagli organi di controllo. La decisione, dunque, non è stata presa dai revisori e non può essere presentata come una conseguenza obbligata della loro relazione.
Il ripiano ordinario non è stato dichiarato impossibile
C'è un altro elemento che merita particolare attenzione. A pagina 28, il Collegio esamina la dichiarazione dell'amministrazione comunale secondo cui il disavanzo non sarebbe recuperabile attraverso le procedure ordinarie. I revisori precisano che questa affermazione, da sola, non è sufficiente a dimostrare l'effettiva impossibilità del ripiano. Occorrono elementi numerici e riscontri oggettivi. È proprio il punto sollevato da Ambrogio: prima di imboccare la strada di una nuova procedura straordinaria, bisogna dimostrare che tutte le possibilità di risanamento ordinario siano state effettivamente verificate e che non esistano alternative percorribili. Il sindaco Barile, quindi, è chiamato a fornire una dimostrazione concreta della propria posizione. Non basta sostenere che il Comune non possa risanare i conti con gli strumenti ordinari: bisogna provarlo attraverso dati, documenti e un piano finanziario verificabile.
Il disavanzo cresce soprattutto per gli accantonamenti
Anche l'analisi dei risultati contabili offre elementi che richiedono una lettura approfondita. Nel 2025 il risultato di competenza è positivo per 2.102.667,43 euro, mentre l'equilibrio di bilancio registra un saldo positivo di 654.037,21 euro. Il risultato complessivo diventa negativo per effetto degli ulteriori accantonamenti effettuati in sede di rendiconto. Il peggioramento del disavanzo rispetto al 2024 è pari a 6.400.182,36 euro. Di questi, ben 5.598.353,79 euro derivano dagli accantonamenti per rischi e passività potenziali. Un dato che impone cautela nelle valutazioni politiche e finanziarie. Non si può raccontare l'intero peggioramento come il risultato di spese prive di copertura o di una voragine prodotta dalla gestione corrente. La parte largamente prevalente deriva da poste prudenziali, la cui consistenza e natura devono essere attentamente verificate. La stessa relazione evidenzia questioni da approfondire sulla classificazione di alcune passività, inizialmente indicate come debiti fuori bilancio e successivamente considerate potenziali. Prima di assumere decisioni straordinarie, occorre dunque stabilire quali obbligazioni siano effettive, quali rischi siano stati correttamente quantificati e quali documenti giustifichino gli accantonamenti. Una verifica indispensabile per evitare che poste ancora da chiarire diventino il presupposto di scelte destinate a condizionare per anni il futuro finanziario della città.
Oltre 4,2 milioni anticipati per le opere Pnrr
Il passaggio forse più significativo a sostegno delle osservazioni di Ambrogio riguarda i finanziamenti del Pnrr. A pagina 27, i revisori riportano che il Comune ha effettuato pagamenti per 9.027.158,19 euro relativi a 14 interventi, a fronte di trasferimenti ministeriali ricevuti per 4.767.894,02 euro. La differenza è di 4.259.263,67 euro: oltre 4,2 milioni di euro anticipati dal Comune per realizzare opere pubbliche finanziate con risorse ministeriali. Non è una ricostruzione politica dell'opposizione, ma un dato contenuto nella relazione ufficiale del Collegio dei revisori. La relazione collega queste anticipazioni al ricorso all'anticipazione di tesoreria e ai conseguenti interessi passivi sostenuti dal bilancio comunale. È uno dei problemi denunciati da Ambrogio: l'ente ha sostenuto pagamenti per interventi finanziati dai Ministeri senza aver ancora incassato tutti i trasferimenti corrispondenti. Per questo, prima di considerare irreversibile la crisi di liquidità, l'amministrazione dovrebbe fare piena luce sullo stato delle rendicontazioni, completare gli adempimenti necessari e accelerare il recupero delle somme spettanti al Comune.
Anche su questo punto i revisori chiedono verifiche puntuali sui progetti Pnrr e sulla relativa contabilità.
Il rischio per gli Invisibili, gli assistenti sociali e i vigili urbani
Ma la questione più delicata non riguarda soltanto i numeri del bilancio. Riguarda le conseguenze concrete che una nuova dichiarazione di dissesto potrebbe produrre sul lavoro e sui servizi comunali. San Giovanni in Fiore deve affrontare sfide importanti sul fronte del personale: la stabilizzazione dei lavoratori Invisibili, il potenziamento dei servizi sociali e il rafforzamento della Polizia locale. Un eventuale dissesto sottoporrebbe il Comune a vincoli e controlli particolarmente rigorosi sulle dotazioni organiche e sulle assunzioni. Le nuove immissioni in servizio dovrebbero confrontarsi con le procedure e le autorizzazioni previste dalla normativa applicabile agli enti in dissesto. Il rischio è che le assunzioni programmate subiscano rallentamenti, ostacoli o blocchi, con conseguenze dirette per lavoratori e cittadini. La situazione degli Invisibili è particolarmente urgente. La Regione Calabria ha confermato la possibilità di procedere alla stabilizzazione, fissando al 31 dicembre 2026 il termine per completare il percorso.
Dopo anni di precarietà, sarebbe grave compromettere un'opportunità così importante attraverso una scelta finanziaria della cui inevitabilità, allo stato, i revisori non hanno fornito alcuna certificazione.
Anche gli assistenti sociali e gli agenti di Polizia locale rappresentano figure indispensabili per la comunità. I primi sono fondamentali per garantire assistenza alle persone fragili e alle famiglie in difficoltà; i secondi per assicurare sicurezza, controllo del territorio e servizi essenziali.
Un nuovo dissesto potrebbe rendere più complicato il rafforzamento di questi settori proprio mentre la città avrebbe bisogno di maggiori risorse umane e organizzative.
Il precedente del 2014 e la responsabilità di Barile
La vicenda assume un significato politico ancora più rilevante se si considera la storia amministrativa del Comune. San Giovanni in Fiore ha già dichiarato il dissesto nel 2014, durante una precedente amministrazione guidata dallo stesso Barile. Oggi il sindaco prospetta nuovamente il ricorso a strumenti straordinari di risanamento. Una scelta di questa portata richiede una motivazione rigorosa e una valutazione approfondita delle conseguenze economiche, amministrative e sociali. Ambrogio sostiene invece una linea diversa: verificare la reale consistenza delle passività, recuperare le risorse anticipate per le opere pubbliche, utilizzare gli strumenti ordinari previsti dalla legge e salvaguardare le possibilità di assunzione. Una posizione che trova riscontri in diversi passaggi della relazione dei revisori e che merita di essere discussa senza pregiudizi.
La decisione spetta al Consiglio comunale
C'è infine una questione istituzionale che non può essere ignorata. Il Consiglio comunale non può essere relegato al ruolo di semplice spettatore di una decisione già confezionata dall'amministrazione. I revisori hanno espresso un giudizio sul rendiconto, ma hanno distinto chiaramente tale valutazione dalla scelta delle modalità di recupero del disavanzo. La decisione spetta al Consiglio, mentre la concreta fattibilità delle misure dovrà essere esaminata successivamente. Le firme di Daffinà, Straface e Mastromarchi certificano il contenuto della relazione, non la fondatezza della strategia politica del sindaco. Confondere il parere favorevole condizionato sul rendiconto con un'autorizzazione o un'indicazione dei revisori a dichiarare il dissesto significa attribuire al documento conclusioni che non contiene. La vera domanda alla quale Barile deve rispondere è una: perché condurre San Giovanni in Fiore verso una nuova procedura straordinaria prima di avere dimostrato, con dati e un piano completo, che il disavanzo non possa essere recuperato attraverso gli strumenti ordinari? E ce n'è un'altra, altrettanto importante: quali conseguenze avrebbe questa scelta sulla stabilizzazione degli Invisibili e sulle assunzioni degli assistenti sociali e dei vigili urbani? Non è soltanto una disputa tra il sindaco e il presidente dell'Assemblea consiliare. È una questione che riguarda il futuro del Comune, il diritto al lavoro di tante persone e la qualità dei servizi destinati ai cittadini. La relazione dei revisori non chiude il confronto sulle alternative al dissesto. Al contrario, lo lascia aperto e impone all'amministrazione di fornire risposte documentate.
Prima di dichiarare inevitabile il dissesto, Barile dimostri che il risanamento ordinario è davvero impossibile. Perché a pagare il prezzo di una scelta affrettata potrebbero essere non soltanto i conti del Comune, ma anche il futuro occupazionale degli Invisibili e i servizi essenziali di tutta la comunità.