Il Garante per la Privacy contro Report tenta di bloccare la puntata sugli smart glasses di Meta
L’Autorità accusa la trasmissione Rai di “mala fede” e di scarsa conoscenza della materia. Report replica e conferma la messa in onda domani sera alle 20.30 su Rai3
Nuovo scontro tra il Garante per la protezione dei dati personali e la redazione di Report, il programma d’inchiesta di Rai3 condotto da Sigfrido Ranucci. A poche ore dalla messa in onda della nuova puntata, prevista per domani alle 20.30, l’Autorità ha diffuso una nota durissima, chiedendo di non trasmettere il servizio dedicato al caso degli “smart glasses” di Meta, gli occhiali con videocamera integrata prodotti dal colosso americano in collaborazione con Ray-Ban.
Secondo il Garante, l’inchiesta televisiva sarebbe “destituita di ogni fondamento, frutto o di una scarsa conoscenza della disciplina della materia o, peggio, di mala fede”. L’Autorità sottolinea inoltre che “nessun rischio, neppure potenziale, di danno erariale è mai stato configurabile nel corso del procedimento” e invita la Rai a “astenersi dal trasmettere, nei termini annunciati, il servizio”.
La nota ufficiale, diffusa oggi pomeriggio e ripresa dall’agenzia ANSA, chiude con toni particolarmente severi: “Il Garante si riserva ogni opportuna valutazione in ordine alle iniziative da assumere nelle sedi competenti”.
Il caso ruota attorno a un’indagine di Report sui presunti rapporti tra l’Autorità italiana e il colosso Meta in merito all’autorizzazione alla vendita in Italia degli occhiali intelligenti dotati di microcamera, un dispositivo che secondo i giornalisti di Ranucci avrebbe sollevato dubbi sulla tutela dei dati personali e sulla trasparenza dei controlli. La risposta del Garante è arrivata con tempismo e parole che lasciano intendere una vera e propria frattura istituzionale. L’Autorità, nel respingere le accuse di conflitto o di carenze procedurali, difende il proprio operato e accusa la trasmissione di aver costruito una narrazione “imprecisa e infondata”.
Non è la prima volta che il Garante si confronta con la redazione di Report.
In passato, più volte, l’Autorità aveva contestato servizi giudicati lesivi dell’immagine istituzionale o non coerenti con la realtà normativa. Ma raramente, come in questo caso, si era arrivati a una richiesta formale di blocco preventivo di una puntata già annunciata e promossa nei palinsesti Rai. Dal canto suo, Report non ha ritirato la messa in onda e conferma la trasmissione del servizio nella puntata di domenica. Le anticipazioni diffuse dalla Rai indicano che l’inchiesta approfondirà “le procedure di autorizzazione e i rapporti tra l’Autorità garante e il colosso digitale Meta nella gestione dei dati raccolti dai nuovi dispositivi indossabili”.
La vicenda sta già suscitando un acceso dibattito sui social e nel mondo dell’informazione.
Numerosi giornalisti e osservatori parlano di “atto senza precedenti” e di “interferenza sulla libertà di stampa”, mentre altri sottolineano la necessità di garantire la correttezza delle informazioni quando si tratta di istituzioni pubbliche. Se la puntata dovesse andare regolarmente in onda, sarà uno degli episodi più seguiti e controversi della stagione. Il tema dei rapporti tra potere, tecnologia e privacy torna dunque al centro del confronto pubblico, e lo fa attraverso un caso che intreccia diritto, informazione e libertà di espressione.
La tensione tra Report e il Garante per la Privacy
Segna un nuovo capitolo nel rapporto complesso tra organi di controllo e informazione d’inchiesta: un equilibrio fragile, dove la trasparenza e il diritto di cronaca rischiano di scontrarsi con la tutela dell’immagine istituzionale. Domani sera, alle 20.30 su Rai3, sarà il pubblico a giudicare.
È diventata una delle vicende mediatiche più delicate del momento: la puntata di Report in programma questa sera domenica 2 novembre 2025 su Rai3, in cui sarebbe presentato un servizio d’inchiesta sui presunti contatti tra Agostino Ghiglia, membro del Garante per la protezione dei dati personali (Privacy), e Arianna Meloni, dirigente di partito e sorella della Presidente del Consiglio, sta subendo il tentativo formale di blocco da parte dello stesso Ghiglia.
I fatti al centro dell’inchiesta
Secondo le anticipazioni e le fonti raccolte da Report, la sequenza sarebbe la seguente:
Il 23 ottobre 2025 (o in una data vicina) l’Autorità Garante ha inflitto alla Rai una sanzione di 150.000 euro nei confronti della trasmissione Report per la diffusione di una telefonata privata tra l’ex ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano e sua moglie Federica Corsini.
Poche ore (o al massimo un giorno) prima della decisione definitiva, Ghiglia sarebbe stato ripreso in un video dalla trasmissione mentre entrava nella sede romana del partito Fratelli d’Italia in via della Scrofa, presso la quale sarebbe presente Arianna Meloni.
In una mail interna datata 21 ottobre, Ghiglia avrebbe scritto agli uffici della sua autorità: “Domani vado da Arianna Meloni”.
La puntata di Report, anticipata nei social del programma, avrebbe ricostruito questi passaggi e messo in discussione l’indipendenza dell’Autorità rispetto al partito di riferimento dei suoi nominanti.
Ghiglia ha dunque inviato una diffida formale alla redazione di Report e alla Rai, richiedendo la cancellazione del servizio e il blocco della messa in onda. Nella lettera si parla di “acquisizione illecita di corrispondenza privata” e violazione della sua privacy.
Malgrado questo, la Rai – secondo testi giornalistici – avrebbe deciso che la puntata andrà regolarmente in onda, non essendovi allo stato un provvedimento dell’autorità giudiziaria che imponga la sospensione.
Perché tutto questo è rilevante
La vicenda presenta almeno tre dimensioni principali di interesse pubblico: Indipendenza degli organi di controllo: se un componente del Garante della Privacy entra nella sede politica del partito che ha nominato (o associato) e ciò avviene nelle stesse ore in cui l’Autorità decide su una sanzione che riguarda un programma critico verso quel contesto, viene sollevato un dubbio di conflitto di interessi o di opportunità.
Libertà d’inchiesta e servizio pubblico: la diffida inviata dal soggetto investigato, prima della messa in onda, pone una questione di libertà del giornalismo. Come ha dichiarato Ranucci, “quello che tenta di fare è mettere un bavaglio… è gravissimo”.
Trasparenza verso i cittadini: in un contesto di pubblica utilità, i cittadini hanno il diritto di conoscere non solo le decisioni delle autorità, ma anche le relazioni — dirette o indirette — che intercorrono fra organi di controllo, partiti, poteri pubblici. Se questi aspetti restano nascosti o affrontati con reticenza, cresce la sfiducia.
Il ragionamento della redazione di Calabria News 24
In qualità di testata regionale impegnata a scrutinare i poteri pubblici anche sul territorio calabrese, sentiamo la necessità di sostenere la redazione di Report e il suo conduttore per una ragione molto semplice: non perché condividiamo una linea politica, ma perché riconosciamo che il giornalismo ha valori che non sono negoziabili.
Valori quali: il diritto a indagare, il diritto dei cittadini a sapere, l’indipendenza del cronista e della trasmissione.
Se si consente che una autorità chieda il blocco di una puntata perché riguarda nomi “sensibili”, domani chi potrà garantire che sia possibile indagare sui potentati locali, sugli appalti, sulle partecipate oppure sulla sanità? Se si accetta che il giornalismo venga condizionato dal peso politico del soggetto, si dà precedenza al silenzio e alla ricomposizione delle verità al chiuso delle stanze. E questo non può accadere.
I protagonisti in campo
Report / Sigfrido Ranucci: inchiesta pronta, anticipazione sui social (“Nella puntata di domenica 2 novembre… sveleremo l’email di Ghiglia”, secondo le anticipazioni)
Agostino Ghiglia: membro del Garante per la Privacy nominato da Fratelli d’Italia (o indicato da quel contesto) che invia la diffida e contesta modalità di acquisizione delle notizie, sostenendo violazione della privacy.
Arianna Meloni: dirigente del partito Fratelli d’Italia e sorella della Presidente del Consiglio, al centro del contatto contestato. Lei nega che la visita fosse legata alla sanzione e parla di un incontro di mero saluto.
Autorità Garante per la Privacy: che ha inflitto la sanzione da 150.000 € a Rai/Report per la pubblicazione dell’audio inedito; la tempistica e il contesto sono messi in discussione da Report.
Le opposizioni e il contesto politico
La vicenda ha travalicato il mero ambito giornalistico ed è diventata anche politica. Alcuni parlamentari (ad esempio del M5S) hanno chiesto le dimissioni di Ghiglia, accusandolo di “giocare ruolo e partito insieme”.
Il Consiglio di amministrazione della Rai e la commissione di vigilanza sono state invitate a fare chiarezza sulla libertà editoriale.
Quali rischi concreti? Se la Rai fosse effettivamente soggetta a pressioni tali da bloccare una inchiesta prima della messa in onda, verrebbe compromessa la funzione del servizio pubblico.
Se la presenza di un membro di un’Autorità indipendente in contesto politico — pochi giorni prima di una decisione sanzionatoria — si rivelasse non neutrale, verrebbe messa in discussione la credibilità di quell’Autorità.
Se i cittadini percepissero che le notizie su certi poteri “non si toccano”, si accentuerebbe la sfiducia verso tutti gli organi di controllo, incluse le istituzioni calabresi.
Questa redazione ribadisce oggi, con forza, la solidarietà a Sigfrido Ranucci e alla redazione di Report non per un’adesione ideologica, ma perché è in gioco un principio: che il giornalismo sia libero di fare domande, sollevare dubbi, mostrare relazioni. Senza che il soggetto inchiestato possa fermare la diffusione di una puntata semplicemente inviando una diffida.
In Calabria, dove i poteri economici, politici e istituzionali si intrecciano spesso in forme opache, non possiamo permetterci che al centro resti solo la retorica della “trasparenza” mentre dietro le quinte si decide cosa deve o non deve uscire.
Il programma andrà in onda stasera: osserveremo come andrà, ma la domanda chiave resta: se non adesso, quando si potrà raccontare senza timori?