Con il voto definitivo della Camera dei Deputati, il cosiddetto Decreto Commissari, noto anche come decreto Ponte, è diventato ufficialmente legge. Il provvedimento rappresenta una delle principali iniziative del Governo sul fronte delle infrastrutture e punta ad accelerare la realizzazione delle grandi opere considerate strategiche per il Paese.

A comunicarlo è stato il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, sottolineando come la nuova normativa abbia l’obiettivo di semplificare le procedure burocratiche, rafforzare la capacità decisionale dello Stato e garantire tempi più rapidi nella realizzazione dei cantieri.

Il decreto introduce una nuova governance per diverse opere pubbliche nazionali, affidando maggiori responsabilità agli amministratori delegati di Anas e RFI, che assumono il ruolo di commissari straordinari per numerosi interventi stradali e ferroviari.

Più poteri ad Anas e RFI per superare i rallentamenti

Secondo quanto previsto dal testo approvato dal Parlamento, gli amministratori delegati di Anas e Rete Ferroviaria Italiana avranno poteri ampliati per coordinare autorizzazioni, affrontare gli ostacoli amministrativi e velocizzare l’avanzamento delle opere.

Il decreto prevede inoltre il subentro degli stessi vertici di Anas e RFI ai commissari già nominati in precedenza, con l’obiettivo di assicurare una gestione più unitaria ed efficace degli interventi infrastrutturali.

Tra gli obiettivi principali indicati dal Mit vi è quello di ridurre i tempi burocratici che negli ultimi anni hanno spesso rallentato o bloccato cantieri strategici, garantendo maggiore continuità operativa e una programmazione più efficiente.

Dal Ponte sullo Stretto al Mose, focus sulle grandi opere

Il nuovo provvedimento riguarda alcune delle infrastrutture più rilevanti a livello nazionale. Tra queste spiccano il Ponte sullo Stretto di Messina, considerato uno degli interventi simbolo del piano infrastrutturale del Governo, il sistema Mose di Venezia e la nuova diga foranea di Genova.

Secondo il Ministero, il decreto rappresenta una “svolta” per opere decisive per lo sviluppo economico e logistico del Paese, con particolare attenzione anche alla manutenzione e alla sicurezza delle reti viarie e ferroviarie.

L’obiettivo dichiarato è trasformare le opere pubbliche in un motore concreto di crescita e competitività, senza introdurre nuovi oneri per la finanza pubblica. Una strategia che punta a rafforzare collegamenti, mobilità e capacità infrastrutturale dell’Italia, con ricadute dirette anche sul Mezzogiorno e sui territori interessati dai grandi cantieri.