Docenti, la battaglia di Giusi Princi arriva in Europa: «Ora servono salari più competitivi»
Uno studio promosso nell’ambito della Commissione CULT del Parlamento europeo accende i riflettori sulla scarsa attrattività della professione docente, sulle retribuzioni e sulla difficoltà di reperire insegnanti qualificati. L’eurodeputata calabrese

La valorizzazione della professione docente entra con maggiore forza nell’agenda del Parlamento europeo. A rivendicare il risultato è l’eurodeputata calabrese Giusi Princi, componente del gruppo del Partito Popolare Europeo e membro della Commissione Cultura e Istruzione, che fin dal suo ingresso a Bruxelles ha sollecitato un approfondimento sulle condizioni di lavoro degli insegnanti e sulla progressiva perdita di attrattività della professione. Il tema era stato già portato formalmente da Princi nel dibattito europeo: negli atti del Parlamento l’eurodeputata aveva richiamato la carenza di insegnanti, l’età elevata del corpo docente, le retribuzioni poco competitive e l’insufficiente riconoscimento sociale della professione, riferendo che proprio su suo impulso il PPE aveva chiesto un approfondimento in Commissione CULT. Il percorso ha portato alla realizzazione di uno studio dedicato alla difficoltà di attrarre e trattenere insegnanti qualificati nei sistemi scolastici europei.
Italia tra i Paesi analizzati
L’approfondimento ha preso in esame quattro realtà nazionali: Italia, Polonia, Estonia e Paesi Bassi. Tra i problemi individuati figurano la scarsa competitività degli stipendi, il progressivo invecchiamento del personale docente, l’insufficiente ricambio generazionale e il peso crescente degli adempimenti amministrativi. A questi fattori si aggiungono stress lavorativo, difficoltà nel reperire insegnanti in determinati territori e, in alcuni contesti, episodi di intimidazione e aggressività nei confronti del personale scolastico. Si tratta di criticità che erano state evidenziate anche da precedenti analisi del Parlamento europeo. Un briefing dell’istituzione europea aveva già indicato bassi salari, carichi di lavoro elevati, burocrazia e perdita di riconoscimento sociale tra le cause della minore attrattività dell’insegnamento, evidenziando inoltre come in Italia il problema dell’invecchiamento del corpo docente sia particolarmente marcato.
Salari, carriera e incentivi per le aree più difficili
Dal confronto in Commissione CULT emerge l’indicazione di rendere maggiormente competitivo il trattamento economico degli insegnanti e di costruire percorsi professionali capaci di riconoscere esperienza e competenze acquisite. Tra le indicazioni richiamate figurano anche una particolare attenzione ai territori in cui il costo della vita è più elevato e maggiori compensi per chi sceglie di lavorare nelle scuole e nelle aree dove risulta più difficile reperire personale qualificato.Il tema non riguarda soltanto la retribuzione. Viene evidenziata anche la necessità di rafforzare la formazione iniziale e continua, ridurre il peso delle incombenze amministrative, garantire personale di supporto adeguato e creare prospettive professionali in grado di trattenere gli insegnanti all’interno del sistema scolastico.
Scuole più fragili e divari territoriali
Particolare attenzione viene riservata agli istituti che operano nei contesti economicamente e socialmente più fragili. La difficoltà nel reperire docenti qualificati rischia infatti di incidere maggiormente sugli studenti che partono già da condizioni di svantaggio. Da qui il collegamento tra valorizzazione della professione docente, qualità dell’istruzione e coesione territoriale. Secondo l’impostazione sostenuta da Princi, intervenire sulle condizioni degli insegnanti significa anche ridurre le disuguaglianze educative tra i diversi territori. Il problema della carenza di docenti qualificati è da tempo considerato una questione europea: il Parlamento ha sottolineato come l’invecchiamento del personale e la diminuzione dell’attrattività della professione possano compromettere la qualità dei sistemi educativi negli Stati membri.
Princi: «Il Parlamento ha fatto propria questa battaglia»
«È motivo di grande orgoglio che il Parlamento europeo abbia fatto propria la mia battaglia sulla valorizzazione della professionalità docente», afferma Giusi Princi. L’eurodeputata sottolinea di avere portato il tema a Bruxelles partendo anche dalla propria esperienza nel mondo della scuola e ringrazia quanti, nei diversi gruppi, hanno sostenuto il percorso. «L’Europa finalmente riconosce un principio che è alla base della nostra democrazia: il presente e il futuro del nostro continente passano attraverso la qualità della scuola e attraverso il grande lavoro che ogni giorno i nostri docenti portano avanti con competenza e professionalità, nonostante le difficoltà strutturali del mondo dell’istruzione».
«Ora il riconoscimento deve tradursi in misure concrete»
Per Princi il lavoro, tuttavia, non può fermarsi allo studio e al riconoscimento politico del problema. «La mia battaglia non finisce qui – conclude – sono già impegnata affinché a questo importante riconoscimento segua una concreta risposta europea, capace di tradursi in indirizzi comuni e di orientare le politiche di tutti gli Stati membri, Italia compresa». Il passaggio successivo sarà dunque capire se il lavoro avviato in Commissione CULT riuscirà a tradursi in indicazioni comuni e strumenti capaci di incidere sulle politiche nazionali, in un settore nel quale le competenze principali restano comunque in capo ai singoli Stati membri.