Silvana Sibarelli
Silvana Sibarelli

Dall'inchiesta Ginestra emerge il presunto ruolo della donna uccisa nell'agguato mafioso del 23 ottobre a Cassano allo Ionio. Secondo gli investigatori, avrebbe gestito le risorse economiche del clan, mantenuto i contatti con gli affiliati e beneficiato di un rapporto di lavoro fittizio.

Silvana Sibarelli, il ruolo nella cosca ricostruito dall'inchiesta Ginestra

Non soltanto la compagna di Damiano Pepe, ritenuto dagli investigatori un elemento di spicco della criminalità organizzata della Sibaritide, ma una figura che avrebbe ricoperto un ruolo attivo nella gestione degli affari della cosca. È il profilo di Silvana Sibarelli, la donna di 64 anni uccisa nell'agguato del 23 ottobre scorso in contrada Lattughelle, a Cassano allo Ionio, nel quale il compagno è rimasto gravemente ferito. A delinearne il presunto coinvolgimento nelle dinamiche criminali è l'inchiesta Ginestra della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, sfociata il 28 ottobre in un'operazione con 41 misure cautelari nella Sibaritide, a cinque giorni dall'omicidio. Nell'ordinanza, il giudice per le indagini preliminari qualifica Sibarelli come «partecipe dell'associazione», disponendo nei suoi confronti una misura di custodia cautelare in carcere per l'ipotesi di partecipazione mafiosa. Un provvedimento emesso quando la donna era già deceduta, che restituisce una ricostruzione investigativa del suo presunto ruolo all'interno dell'organizzazione.

Denaro, comunicazioni e incontri: le attività attribuite alla donna

Secondo gli inquirenti, Silvana Sibarelli avrebbe avuto responsabilità nella gestione delle risorse economiche della cosca, occupandosi anche di ricevere il denaro destinato al mantenimento di Damiano Pepe durante i periodi di detenzione. Un'attività che, nella ricostruzione accusatoria, avrebbe contribuito a garantire la continuità dei rapporti tra il presunto capo e gli altri appartenenti all'organizzazione. Il suo coinvolgimento, tuttavia, non si sarebbe limitato agli aspetti economici. La donna avrebbe svolto anche una funzione di collegamento con gli affiliati, mettendo a disposizione la propria utenza telefonica per trasmettere comunicazioni e organizzare incontri. Pepe, secondo gli investigatori, avrebbe evitato di utilizzare direttamente il proprio cellulare per ridurre il rischio di controlli da parte della polizia giudiziaria. Anche l'abitazione della coppia in contrada Lattughelle, protetta da un sistema di videosorveglianza, sarebbe stata utilizzata come base logistica riservata. A sostenere questa ricostruzione sono alcune conversazioni intercettate, nelle quali emergerebbe il ruolo della donna nella riscossione di somme di denaro. In una di queste, alcuni presunti affiliati avrebbero intimato a un debitore: «Li devi portare a Silvana e basta!». La stessa Sibarelli, secondo quanto riportato negli atti investigativi, avrebbe ribadito: «E me li devi portare a me!». Elementi che, nella valutazione degli inquirenti, indicherebbero un coinvolgimento diretto nelle attività economiche dell'organizzazione.

Il presunto lavoro fittizio nell'azienda agricola e la copertura economica

Tra gli aspetti emersi dall'inchiesta Ginestra figura anche un presunto rapporto di lavoro fittizio che avrebbe consentito alla donna di percepire redditi formalmente regolari. Secondo la ricostruzione investigativa, tra il 2018 e il 2022 Silvana Sibarelli sarebbe risultata impiegata presso un'azienda agricola riconducibile a un imprenditore ritenuto vittima di estorsione, senza tuttavia svolgere effettive prestazioni lavorative. Il rapporto sarebbe servito a garantire una copertura economica alla famiglia di Damiano Pepe, attraverso entrate apparentemente riconducibili a un'attività professionale lecita. Un ulteriore tassello che, secondo l'accusa, contribuirebbe a delineare il ruolo della donna all'interno del sistema di relazioni e interessi economici della cosca. La sua posizione emerge così come quella di una presunta componente operativa dell'organizzazione, con compiti che avrebbero riguardato la gestione del denaro, le comunicazioni e il mantenimento dei collegamenti tra gli affiliati. Una ricostruzione contenuta negli atti dell'indagine e fondata sulle valutazioni degli investigatori, che aggiunge nuovi elementi alla vicenda della donna uccisa nell'agguato mafioso di Cassano allo Ionio, mentre proseguono gli accertamenti sulle responsabilità e sul contesto criminale dell'omicidio.