Chissà quanta carne scaduta finisce nei banconi: l’inchiesta di Report scuote anche la Calabria.
L’inchiesta di Report svela un sistema inquietante di carne scaduta rilavorata e rimessa in commercio con etichette false. Partite arrivate dall’Uruguay con scadenza 2023 sarebbero state rietichettate al 2027. Tra le ipotesi, una rete che potrebbe av
La puntata più recente di Report, in onda il 30 novembre 2025 su Rai 3, ha acceso un faro su un fenomeno inquietante: carni congelate importate dall’estero — tra cui l’Uruguay — scadute nel 2023, che dopo essere state rilavorate, rietichettate e riportate a nuova vita commerciale, sarebbero tornate sul mercato come “fresche”. Se confermato, lo scandalo riguarda l’intera filiera alimentare italiana, con potenziali ricadute dirette anche in regioni come la Calabria.
Secondo le immagini e le testimonianze raccolte dal servizio, la carne scaduta — già decongelata una volta — sarebbe stata ricongelata o comunque rilavorata, con modifiche alle etichette che ne falsificavano data di produzione e scadenza: la data originaria di congelamento, 2023, veniva sostituita con quella del 12 aprile 2025, e di conseguenza la nuova scadenza posticipata al 2027.
Il servizio documenta manipolazioni delle buste e delle etichette, con evidenti tentativi di mascherare l’anomalia, e denuncia l’operato di un macello che — secondo quanto mostrato — agisce come epicentro di questa filiera illegale.
Le modalità dello scandalo: come funziona la “carne fantasma”
Le immagini raccolte da Report sono agghiaccianti: pacchi di carne galleggiano in contenitori d’acqua, in attesa di essere rilavorati; le etichette mostrano date alterate e non riportano la data reale di primo congelamento.
Secondo quanto ricostruito, il meccanismo criminale è semplice — ma efficace:
la carne acquistata all’estero, non più conforme alle normative di scadenza, viene sballata e rilavorata in un macello in Italia;
i tagli vengono “ripuliti”, lavati, manipolati, e — in alcuni casi — addirittura ricongelati;
viene poi apposta una nuova etichetta con data aggiornata, falsificando la tracciabilità e la storia del prodotto;
infine la carne rietichettata viene distribuita e venduta come se fosse fresca, finendo nei supermercati, nei grossisti, o anche nella ristorazione.
Il risultato è una filiera opaca, che rende impossibile per il consumatore comune sapere se la carne che acquista è realmente sicura, oppure un prodotto “resuscitato” sul filo dell’illegalità.
Le conseguenze per la salute e per la fiducia dei consumatori
Questo tipo di operazioni non è solo una frode commerciale: mette in serio rischio la sicurezza alimentare. Carne scaduta e manipolata, se rilavorata e ricongelata senza garanzie igienico-sanitarie, può essere veicolo di patogeni, contaminazioni, deterioramenti.
Per i consumatori, la rivelazione di Report mina la fiducia nel sistema alimentare e nella filiera di approvvigionamento. In un Paese dove la carne — bovina o suina — è spesso ingrediente principale sulle tavole, la consapevolezza che prodotti scaduti possano essere venduti come “freschi” genera allarme e richiesta di trasparenza.
Sul piano legislativo e regolamentare, l’inchiesta rilancia l’urgenza di controlli più serrati, di ispezioni nelle aziende di macellazione e distribuzione, di tracciabilità obbligatoria e verificabile, e di sanzioni severe per chi viola le norme.
Cosa c’entra la Calabria? Un rischio reale anche per il Sud
L’inchiesta di Report non si limita a segnalare un singolo caso isolato, ma apre lo spettro di un problema nazionale. È plausibile — anche se non provato al momento — che la carne rilavorata e rietichettata abbia raggiunto diverse regioni, compresa la Calabria, attraverso canali di distribuzione comuni.
Il mercato calabrese, come molti altri in Italia, importa carne da fornitori nazionali e internazionali. Se la filiera è contaminata da pratiche illegali, ogni consumatore può ritrovarsi, inconsapevolmente, a comprare e consumare prodotti non sicuri.

Inoltre, la natura dell’inchiesta — che parla di carne importata da paesi extraUE, congelata, scaduta, rilavorata e redistribuita — rende difficile ricostruire un percorso trasparente. In assenza di un sistema di tracciabilità rigoroso e obbligatorio, le regioni del Sud, con minori risorse dedicate ai controlli, rischiano di essere particolarmente esposte.
Che cosa è emerso grazie a Report: responsabilità e richieste di chiarezza
L’inchiesta di Report ha diversi meriti e suggerisce alcune misure urgenti:
ha portato alla luce pratiche illecite gravi nel sistema di macellazione e distribuzione della carne;
ha mostrato come la rilavorazione e il rietichettaggio rendano inefficaci le garanzie di scadenza e tracciabilità;
ha rilanciato l’allarme sulle importazioni da paesi terzi, su controlli poco stringenti e su una catena di intermediazione che può diventare opaca;
ha chiesto che le autorità sanitarie, i Nas, i controlli fitosanitari e gli enti competenti intervengano rapidamente per verificare ogni fase della filiera.
In una puntata durata circa 30 minuti, il programma ha raccolto filmati sotto copertura, testimonianze di lavoratori e addetti ai magazzini, documenti che dimostrano le date vere di congelamento e le nuove etichette. Elementi oggettivi che rendono l’inchiesta — salvo smentite ufficiali — attendibile e pesante.
Limiti e cautela: cosa non è ancora provato
Nonostante l’evidenza mostrata da Report, non è possibile affermare oggi con certezza che tutta la carne rilavorata e rietichettata sia arrivata in Calabria o che ogni singola partita incriminata sia stata commercializzata. Non c’è un database pubblico che consenta di risalire a ogni lotto distribuito regione per regione.
Inoltre, non è chiaro — né verificato — se dietro l’operazione ci sia un unico “direttore di macello complice” o se gli episodi siano riconducibili a più soggetti operanti in vari territori. Le immagini e le testimonianze raccolte riguardano un impianto su cui l’inchiesta si è concentrata, ma non è escluso che la dinamica si ripeta altrove, con modalità diverse.
Dal punto di vista legale, spetta ora alla magistratura e alle autorità sanitarie — se decideranno di procedere — avviare accertamenti, sequestri e controlli. Solo così si potrà stabilire l’effettiva estensione del fenomeno e, in caso, applicare le sanzioni previste.
Perché questo scandalo riguarda tutti
Questo caso non è solo un “giallo da macello”, ma un problema che riguarda ogni consumatore, ogni famiglia, ogni tavola. Fa emergere con chiarezza che:
la fiducia nel cibo che acquistiamo è fragile se la filiera non è trasparente;
la catena di distribuzione globale richiede controlli adeguati e verificabili;
la qualità e la sicurezza alimentare non possono basarsi unicamente sulle etichette, ma su controlli indipendenti e documentati;
i cittadini hanno il diritto di sapere da dove proviene ciò che mangiano, in che condizioni è stato conservato, quando è stato congelato o scongelato, e se il processo è stato rispettoso delle norme.
In questo senso, l’inchiesta di Report va oltre lo scoop: è un avviso collettivo, una sveglia per istituzioni, imprese, consumatori.
Il servizio di Report lancia un allarme severo: la carne scaduta, importata dall’estero, rilavorata, rietichettata e rimessa in commercio. Se la pratica si confermerà diffusa, si tratterà di un vero e proprio attentato alla sicurezza alimentare e alla fiducia dei consumatori.
Per ora l’origine locale di una porzione della carne — dunque la possibilità che sia arrivata anche in Calabria — rimane un’ipotesi seria ma non dimostrata.
Quel che è certo è che la filiera della carne ha mostrato le sue crepe più pericolose: manipolazioni, omissioni, frodi, con un possibile coinvolgimento di chi doveva garantire la qualità.
Il passo successivo spetta a istituzioni, forze dell’ordine, enti sanitari e controllori: serve chiarezza, trasparenza, rigore. E serve soprattutto restituire ai cittadini la certezza di poter tornare a fidarsi di ciò che portano in tavola.
Fino a quel momento, ogni bistecca, ogni hamburguer, ogni pacco di carne nel banco frigorifero merita non solo il nostro acquisto — ma anche la nostra vigilanza.
“l’inchiesta è oggetto di approfondimenti da parte delle autorità competenti; non risultano ad oggi procedimenti giudiziari conclusi“