Stasi ai domiciliari per voto di scambio mafioso. Ma le prove contro il sindaco dove sono?
Due uomini parlano di voti, posti di lavoro e presunte promesse del sindaco. Nessuna intercettazione diretta di Stasi che offre assunzioni, nessun posto di lavoro effettivamente assegnato in relazione al presunto patto, nessuna immagine che documenti

Ci sono due uomini seduti al tavolo di un ristorante che parlano di elezioni, voti e posti di lavoro. Uno sostiene di poter procurare consensi al sindaco, l'altro racconta di avere contatti con lui. Discutono di un possibile impiego al cimitero, di una sistemazione per un figlio, di opportunità nelle aziende che lavorano sul territorio comunale. Fanno progetti, avanzano richieste e riferiscono presunte disponibilità. Ma il sindaco a quel tavolo non c'è. Eppure, due anni e mezzo dopo, Flavio Stasi, sindaco di Corigliano-Rossano, viene arrestato e posto ai domiciliari con l'accusa di scambio elettorale politico-mafioso. È uno dei provvedimenti dell'operazione Ginestra, condotta dalla Dda di Catanzaro e sfociata nel blitz che ha coinvolto 41 persone nella Sibaritide. L'accusa è gravissima. Proprio per questo occorre distinguere quello che gli indagati raccontano da ciò che gli investigatori hanno effettivamente documentato.
Il pranzo del 6 maggio 2024: voti in cambio di un possibile lavoro
Il 6 maggio 2024, a poco più di un mese dalle elezioni comunali, Annibale Matalone incontra Vincenzo Curia e Antonio Mingrone in un ristorante. Si parla della candidatura di Stasi. Matalone è disponibile a procurare voti, ma vorrebbe qualcosa in cambio. Un lavoro, possibilmente al cimitero, oppure una sistemazione per il figlio o per persone a lui vicine. La frase che riassume la conversazione è questa: «Glieli raccogliamo parecchi voti e vediamo se si mette a disposizione, però deve essere sicuro». Matalone dice che può raccogliere voti e vuole verificare se il sindaco sia disposto a ricambiare. Non sta riferendo una promessa già ricevuta da Stasi. Sta manifestando un'intenzione e ponendo una condizione.
Le parole di Curia e l'assenza di intercettazioni dirette del sindaco
Curia racconta che Stasi conosce Matalone, possiede il suo numero di telefono e avrebbe voluto invitarlo a prendere un caffè. Sostiene anche di avergli sconsigliato di telefonare per evitare il rischio di intercettazioni. Ma chi racconta tutto questo? Curia. Non emerge una registrazione di Stasi che pronuncia quelle parole, propone quell'incontro o manifesta il timore di essere intercettato. Esiste il racconto che Curia fa agli altri commensali. La differenza è sostanziale. Un conto è intercettare il sindaco mentre propone uno scambio di voti con posti di lavoro. Un altro è ascoltare una persona che sostiene di parlare a nome del sindaco. Nel secondo caso bisogna dimostrare che quella persona dica la verità e che abbia ricevuto realmente il mandato di trattare.
Le aspettative di assunzione e le promesse attribuite a Stasi
Durante il pranzo Matalone immagina una sistemazione al cimitero, arrivando persino a ragionare sulla possibilità di lasciare un giorno quel posto al figlio. Curia discute delle attività economiche collegate alla struttura e dei marmoristi. Più tardi Mingrone racconta ai familiari le prospettive di assunzione di cui si è parlato, comprese quelle presso Ecoross. Sono aspettative degli interlocutori, non promesse documentate del sindaco.
Le immagini del 16 maggio vicino al comitato elettorale
Il 16 maggio Matalone telefona a Curia, che gli dà appuntamento nei pressi del comitato elettorale di Stasi, in via Telesio. Le telecamere documentano la presenza di Curia e del sindaco nella zona e, successivamente, un colloquio tra Curia e Matalone dall'altra parte della strada. Stasi viene ripreso mentre si allontana salutando alcune persone. Le telecamere non documentano alcun incontro nel quale Stasi concordi assunzioni in cambio di voti. Non registrano una trattativa tra il sindaco e Matalone. Mostrano persone nei pressi di un comitato durante una campagna elettorale, non il contenuto di un patto politico-mafioso.
I venti voti rivendicati da Matalone e il lavoro mai ottenuto
Il 21 maggio Matalone racconta di aver procurato una ventina di voti a Stasi e sostiene di aver parlato con lui. Ma quando affronta il problema del lavoro mostra di non sapere se e come possa essere assunto. Finisce per accontentarsi dell'eventualità di ricevere «un occhio di riguardo» qualora si presenti un'occasione. È Matalone a dire di aver procurato i voti, a sperare in un lavoro e a parlare di un possibile interessamento del sindaco. Non emerge una promessa di assunzione pronunciata direttamente da Stasi.
La propaganda elettorale e gli elementi necessari per dimostrare il reato
L'attività elettorale di Matalone, invece, trova riscontri. Alla vigilia delle elezioni alcune persone raccontano che era andato a chiedere voti per il sindaco. Il 9 giugno viene intercettato mentre mostra un facsimile della scheda elettorale e indica come votare per Stasi e per un candidato consigliere della coalizione. Ma fare propaganda elettorale per un candidato non è un reato. Procurargli venti voti non è un reato. E nemmeno sperare che, dopo le elezioni, quel candidato possa aiutare a trovare un'occupazione dimostra automaticamente l'esistenza di un patto criminale. Per contestare lo scambio elettorale politico-mafioso occorre dimostrare gli elementi previsti dalla legge, non semplicemente che qualcuno abbia cercato voti e sperato in un lavoro.
Le dichiarazioni dopo la rielezione del sindaco
L'11 giugno, dopo la rielezione di Stasi, Matalone parla con la moglie e rivendica il proprio impegno elettorale. Dice di aver lavorato senza esporsi pubblicamente e di essere stato cercato per sostenere il sindaco. Ancora una volta, però, è Matalone a parlare. Le sue affermazioni non diventano automaticamente promesse realmente formulate da Stasi.
Nessuna assunzione documentata in esecuzione del presunto accordo
C'è poi un particolare tutt'altro che secondario. Non risulta documentata una sola assunzione effettuata in esecuzione del presunto accordo con Stasi. Né per Matalone, né per il figlio, né per gli altri soggetti che avrebbero dovuto beneficiare delle promesse. Un'assunzione, in realtà, nell'inchiesta compare. È quella di Antonio Mingrone, assunto il 2 ottobre 2024 con contratto a tempo indeterminato presso un'impresa edile. Ma secondo la stessa Dda di Catanzaro questa assunzione costituirebbe un riscontro di un altro presunto accordo elettorale, quello che coinvolge il consigliere comunale di opposizione Pietro Lucisano, anch'egli raggiunto da una misura cautelare. Non viene indicata come prova di un accordo con Stasi. La distinzione è fondamentale. Nella stessa indagine gli investigatori individuano un'assunzione effettivamente avvenuta e la collegano a una specifica contestazione. Nel caso di Stasi, invece, i posti di lavoro di cui parlano Matalone e Curia rimangono promesse attribuitegli attraverso i racconti degli interlocutori, senza una sistemazione lavorativa realizzata in esecuzione del presunto patto.
Il nodo dell'inchiesta: chi dimostra l'accettazione del presunto patto?
Matalone vuole un lavoro e sostiene di poter portare voti. Curia racconta di avere contatti con Stasi e di poter fare da intermediario. Mingrone riferisce ai familiari le opportunità di impiego di cui si è discusso. Matalone fa propaganda elettorale e, dopo il voto, rivendica il proprio contributo. Ma dov'è la prova che Stasi abbia accettato quella proposta? Dove sono le parole del sindaco che promette il posto di lavoro? Quale elemento indipendente conferma che Curia trattasse effettivamente per suo conto?
La valutazione del gip e la differenza tra indizi e responsabilità accertate
Il gip Fabiana Giacchetti ha ritenuto che gli elementi raccolti dalla Dda costituiscano un quadro di gravi indizi sufficiente a disporre la custodia cautelare. Ma un provvedimento cautelare non è una sentenza di condanna e la valutazione del giudice non rende superfluo interrogarsi sulla consistenza dei singoli elementi d'accusa. Stiamo parlando di un sindaco eletto dai cittadini, privato della libertà personale sulla base di un'ipotesi accusatoria costruita attraverso conversazioni nelle quali sono soprattutto altre persone a parlare di lui. Occorre dimostrare il suo coinvolgimento personale, senza confondere le dichiarazioni di chi cerca favori con la volontà di chi quei favori avrebbe dovuto concederli.
Tra sospetti e prove, gli interrogativi ancora aperti
Ci sono persone che parlano di Stasi, che cercano voti per Stasi e che sperano di ottenere qualcosa da Stasi. Ma nelle conversazioni esaminate non c'è una promessa di lavoro documentata direttamente dal sindaco. Tra il desiderio di qualcuno di ottenere un favore dal potere e la dimostrazione che quel potere abbia accettato uno scambio mafioso passa tutta la distanza che separa un sospetto dalla prova. Una distanza che non può essere cancellata semplicemente attribuendo a Stasi le parole pronunciate dagli altri.