Concorsi Pubblici
Concorsi Pubblici

Il posto fisso. Quello tanto ambito, desiderato, quello diventato ormai una gag per ironizzare sul "dipendente accomodato" che può, finalmente, non dover sudare faticosamente dietro le ambizioni spropositate di un titolare dell'impresa privata. "Perchè non fai il concorso?". Chi è che non se l'è mai sentito dire in tutta la sua vita. Eppure, anche nelle più belle delle favole, esiste sempre un'antagonista pronto a fare lo sgambetto.

Quindici euro per partecipare, ma per ogni singolo profilo

Quindici euro possono sembrare pochi. Moltiplicati per decine di migliaia di domande diventano però centinaia di migliaia, se non milioni di euro. È uno degli aspetti meno raccontati della nuova stagione dei concorsi pubblici italianic Chi cerca un posto nella Pubblica amministrazione - infatti - deve frequentemente mettere mano al portafogli ancora prima di sapere se potrà anche solo entrare in graduatoria. Il caso più recente è quello del Maxi Avviso ASMEL 2026 (prenderemo questo come esempio in quanto segnalato) la selezione nazionale finalizzata alla formazione e all'aggiornamento di 39 elenchi di idonei alle assunzioni negli enti locali aderenti. Per partecipare è previsto un contributo di 15 euro per ciascun profilo professionale scelto, da versare attraverso PagoPA al Comune di Bellosguardo. La documentazione specifica inoltre che il contributo non è rimborsabile in caso di mancata partecipazione alla prova, mancato completamento della domanda o esclusione per un vizio non sanabile. Il particolare non è secondario. Chi possiede i requisiti per più profili può presentare più candidature, ma deve pagare ogni volta. Due domande significano 30 euro, cinque 75 euro, dieci 150 euro. Non si tratta inoltre di concorrere immediatamente per un determinato posto in un determinato Comune. La selezione serve anzitutto a entrare in un elenco di idonei, valido tre anni; saranno poi gli enti aderenti ad attivare successivi interpelli per procedere alle assunzioni.

Le candidature esplodono e ASMEL proroga i termini

Che l'interesse sia enorme lo dimostra la stessa procedura 2026. Il termine inizialmente previsto per il 30 settembre è stato prorogato al 15 ottobre 2026. La motivazione riportata negli atti è il picco di domande. Le candidature risultavano cresciute dell'86% rispetto alla media delle precedenti edizioni, tanto da rendere necessario concedere più tempo, anche a chi stava completando domande per più profili contemporaneamente. Un anno prima il fenomeno aveva già raggiunto dimensioni imponenti. Il Maxi Avviso ASMEL 2025 si era chiuso con oltre 136 mila candidature. In quella edizione il contributo era però di 10,33 euro per ogni profilo, come riportano gli atti ufficiali pubblicati dagli enti coinvolti nella procedura. Una semplice moltiplicazione permette di comprendere l'ordine di grandezza economico: 136 mila candidature per 10,33 euro equivalgono teoricamente a circa 1,4 milioni di euro.
È necessario precisarlo: non è la certificazione dell'incasso effettivo, perché per conoscere l'ammontare realmente riscosso servono i dati contabili della procedura. È però la misura potenziale generata dal numero di candidature dichiarato. Nel 2026 la quota è salita da 10,33 a 15 euro, un aumento di circa il 45%. Se, a puro titolo di esempio, si ripetessero le 136 mila candidature del 2025, il valore teorico dei versamenti salirebbe a 2,04 milioni di euro.
Ed è proprio qui che nasce la domanda: quanto viene realmente incassato attraverso le tasse di partecipazione? Quanto costa organizzare le selezioni? E come vengono impiegate le eventuali somme residue?

Dove finiscono i soldi

Gli atti del Maxi Avviso consentono di ricostruire almeno in parte il percorso seguito dalle somme versate dai candidati. Nel 2025 il Comune di Melfi era incaricato della gestione contabile della procedura attraverso un apposito sottoconto sul quale confluivano le entrate derivanti dalla tassa di selezione. Negli atti vengono richiamate espressamente le operazioni di accertamento, riscossione, impegno, liquidazione e pagamento collegate alla procedura. Sul versante delle uscite, un primo dato certo è già disponibile. La gara per la progettazione, realizzazione e gestione telematica a distanza delle prove scritte aveva un valore posto a gara di 749.999 euro ed è stata aggiudicata a Merito S.r.l. per 637.499,15 euro.
Dall’altra parte ci sono i versamenti dei candidati. Nel 2025 la quota era pari a 10,33 euro per ciascun profilo e ASMEL ha comunicato l’avvio delle prove per 136 mila candidati. Applicando semplicemente la quota di 10,33 euro a 136 mila partecipanti si ottiene un valore teorico di circa 1,405 milioni di euro. Non si tratta, però, dell’incasso certificato della procedura (per conoscere la cifra effettivamente riscossa è necessario verificare le registrazioni contabili del Comune di Melfi). Inoltre, uno stesso candidato poteva presentare domanda per più profili, versando la quota per ciascuno di essi.
La differenza aritmetica tra il valore teorico di 1,405 milioni e l’appalto da 637.499,15 euro supera i 767 mila euro, ma non può essere considerata automaticamente un avanzo. Possono infatti esserci ulteriori costi, IVA, servizi accessori, spese amministrative, assistenza ai candidati e altre liquidazioni imputate alla procedura. Per sapere davvero dove siano finite le somme occorre quindi ricostruire il rendiconto del sottoconto: quanto è stato effettivamente incassato, quanto è stato impegnato, quanto è stato liquidato, a quali soggetti e con quale saldo finale. Ed è proprio sul rapporto tra tasse versate, costi delle procedure e gestione delle somme che, negli anni scorsi, si è concentrata anche l’attenzione dell’Autorità nazionale anticorruzione.

Il precedente finito sotto la lente dell’ANAC

Per la procedura ASMEL del 2022 esistono numeri già acquisiti e verificati dall’ANAC. Alla selezione parteciparono 60.559 candidati, che versarono complessivamente 625.574,47 euro attraverso la tassa di concorso da 10,33 euro. Nello stesso procedimento ASMEL dichiarò costi complessivi per 728.412,76 euro, IVA compresa. In quella fase, dunque, secondo i dati esaminati dall’Autorità, i costi superarono le entrate derivanti dalle tasse di partecipazione di 102.838,29 euro. Il dato è importante perché impedisce di sostenere che ogni procedura produca automaticamente un avanzo o un guadagno.
L’ANAC, con la delibera n. 289 del 20 giugno 2023, analizzò inoltre le modalità di affidamento ad ASMEL dei compiti gestionali e di supporto connessi alla formazione degli elenchi degli idonei, soffermandosi anche sul modello economico delle procedure e sui contributi allora previsti a carico degli enti aderenti. La vicenda ebbe successivamente anche un risvolto fiscale. Nell’ottobre 2024 furono rese note contestazioni relative a precedenti procedure, con un’Ires risultata evasa per oltre 50 mila euro. Si tratta, è necessario precisarlo, di fatti riferiti a un modello organizzativo precedente e non della prova di irregolarità nelle edizioni 2025 o 2026. Proprio per questo il confronto con le procedure più recenti assume un peso ancora maggiore. Nel 2025 la gestione delle somme passava dal Comune di Melfi; nel 2026, invece, la tesoreria della procedura è stata affidata al Comune di Bellosguardo, mentre la quota di partecipazione è salita da 10,33 a 15 euro per ciascun profilo. La domanda, quindi, resta aperta e diventa ancora più concreta: quanto viene effettivamente incassato dalle quote di partecipazione, quanto viene speso per organizzare le selezioni e quale saldo rimane una volta chiuse tutte le operazioni contabili?

Calabria, la corsa al posto pubblico

In Calabria il tema assume un peso particolare. Non esistono, al momento, dati pubblici ASMEL che consentano di stabilire quanti candidati provengano dalla regione o se la partecipazione sia superiore a quella registrata altrove. Esistono però numeri che mostrano quanto sia forte la pressione sui concorsi pubblici. Nel 2022, per il concorso della Regione Calabria destinato ai Centri per l’impiego, furono presentate quasi 26 mila domande per 177 posti da istruttore amministrativo-contabile: circa 147 candidature per ogni posto disponibile. Per un’altra selezione regionale da 113 posti di funzionario furono registrate 10.381 candidature, oltre 91 per ciascun posto. Numeri che si inseriscono in un mercato del lavoro ancora fragile e spiegano perché il pubblico impiego continui a rappresentare, per migliaia di calabresi, una delle principali strade verso un’occupazione stabile.

Che Paese è quello in cui migliaia di persone, spesso senza un lavoro stabile, devono pagare per poter tentare di ottenerne uno? Quindici euro possono sembrare pochi. Ma quando diventano trenta, settantacinque, centocinquanta euro e vengono moltiplicati per decine di migliaia di candidature, smettono di essere una cifra simbolica. Diventano il prezzo dell’attesa, della speranza, della possibilità di entrare in una graduatoria. E in territori come la Calabria, dove il posto pubblico continua a rappresentare per molti una delle poche prospettive concrete di stabilità, quella cifra pesa ancora di più. Non è soltanto una questione contabile. È una fotografia sociale. Da una parte amministrazioni che hanno bisogno di selezionare personale, dall’altra una platea enorme di cittadini disposti a pagare pur di avere una possibilità. Ed è forse questo il dato che più di ogni altro dovrebbe far riflettere: quando anche cercare lavoro diventa una spesa, il problema non è più soltanto quanto costa partecipare a un concorso, ma quanto costa oggi, soprattutto in alcune parti d’Italia, continuare a sperare in un futuro stabile.