La paziente denuncia sui social la difficoltà nel reperire un medicinale essenziale e si rivolge al presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto e al Garante della salute Anna Maria Stanganelli, chiedendo interventi urgenti per garantire la continuità delle cure

L’appello pubblico e la richiesta di risposte alle istituzioni regionali


La difficoltà nel reperire alcuni farmaci essenziali torna al centro dell’attenzione dopo il post pubblicato su Facebook da Daniela Larosa, che ha deciso di rendere pubblica la propria situazione per richiamare l’attenzione delle istituzioni e dell’opinione pubblica su un problema che, a suo dire, non riguarderebbe solo il suo caso personale. Nel messaggio la donna si è rivolta direttamente al presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto e al Garante regionale della salute Anna Maria Stanganelli, denunciando l’impossibilità di trovare nelle farmacie territoriali il medicinale Nilemdo, a base di acido bempedoico, che le è stato prescritto per il trattamento di una forma di ipercolesterolemia genetica.

Larosa ha spiegato di essere rimasta senza il farmaco, evidenziando i rischi connessi alla mancata assunzione della terapia, in particolare in relazione alla prevenzione di eventi cardiovascolari come infarto o ictus. Si tratta, infatti, di patologie per le quali la continuità terapeutica rappresenta un elemento fondamentale, soprattutto nei pazienti con condizioni croniche o ereditarie che richiedono controlli costanti e trattamenti regolari.

Il medicinale, il cui prezzo si aggira intorno ai 130 euro a confezione, risulterebbe al momento non disponibile non solo nelle farmacie, ma anche nei depositi, secondo quanto riferito dalla stessa paziente. Nel suo intervento pubblico, Larosa ha sottolineato che episodi di irreperibilità non sarebbero isolati e che situazioni analoghe si verificherebbero anche per altri farmaci importanti, circostanza che, se confermata, evidenzierebbe criticità più ampie nella catena di distribuzione.

Le difficoltà di approvvigionamento e il problema della continuità terapeutica


Il tema della carenza di medicinali è diventato negli ultimi anni sempre più rilevante a livello nazionale ed europeo. Le cause possono essere molteplici e spesso intrecciate tra loro: problemi nella produzione, ritardi nella distribuzione, difficoltà logistiche, aumento della domanda o, in alcuni casi, dinamiche legate ai prezzi e ai mercati internazionali.

Quando si tratta di farmaci utilizzati per il trattamento di patologie croniche, tuttavia, le conseguenze di queste carenze assumono un peso ancora maggiore. L’interruzione o il ritardo nella somministrazione di una terapia può infatti incidere direttamente sulla salute del paziente, aumentando il rischio di complicazioni e rendendo più difficile il controllo della malattia.

Nel suo appello, Daniela Larosa ha chiesto che vengano effettuate verifiche urgenti sulla filiera di fornitura e che si intervenga per garantire la disponibilità del medicinale, sottolineando come il diritto alla cura non possa essere subordinato a problemi organizzativi o amministrativi.

Il caso solleva anche una questione più ampia, che riguarda il rapporto tra pazienti, medici e sistema sanitario. Quando un trattamento viene prescritto, soprattutto in ambito specialistico, il paziente si aspetta che il sistema sia in grado di garantirne la disponibilità. La difficoltà nel reperire il farmaco non rappresenta quindi solo un disagio logistico, ma può generare ansia, incertezza e senso di abbandono, soprattutto in persone che convivono con patologie croniche o invalidanti.

Le segnalazioni alle autorità competenti e il coinvolgimento dell’Aifa


Nel suo messaggio pubblico, Larosa ha spiegato di aver già segnalato la situazione all’Agenzia italiana del farmaco, chiedendo verifiche sulla disponibilità del medicinale e sulle cause della carenza. La segnalazione agli organismi competenti rappresenta uno dei passaggi previsti in questi casi, poiché consente di monitorare eventuali criticità e di attivare, quando possibile, misure per il ripristino delle forniture o per l’individuazione di terapie alternative.

La paziente ha inoltre evidenziato di aver provato a contattare le istituzioni regionali, senza ricevere risposte, sottolineando l’importanza di un dialogo più rapido e diretto con i cittadini, soprattutto quando sono in gioco questioni legate alla salute.

Il tema della comunicazione tra pazienti e sistema sanitario è, infatti, sempre più centrale. In molti casi, i social network sono diventati uno strumento attraverso cui i cittadini cercano di ottenere attenzione su problemi che, diversamente, rischierebbero di rimanere circoscritti a esperienze individuali. Questo fenomeno, sempre più diffuso, evidenzia sia il bisogno di ascolto sia la necessità di canali istituzionali più efficaci e tempestivi.

Il richiamo al diritto alla salute e le altre criticità segnalate


Nel suo appello, Daniela Larosa ha richiamato anche altre questioni legate all’assistenza sanitaria, tra cui l’attuazione delle norme regionali sulla cannabis terapeutica per il trattamento del dolore cronico, sottolineando come per molti pazienti la gestione del dolore rappresenti un elemento essenziale della qualità della vita.

Il riferimento a questo tema amplia ulteriormente il quadro, mettendo in evidenza le difficoltà che alcune persone incontrano nell’accesso a terapie specifiche o innovative, spesso ostacolate da ritardi amministrativi, carenze organizzative o complessità burocratiche.

Il diritto alla salute, sancito dalla Costituzione, non riguarda soltanto la possibilità di essere curati, ma anche la garanzia di poter accedere in modo concreto e continuativo alle terapie prescritte. Quando questo diritto incontra ostacoli, anche temporanei, le conseguenze possono essere significative non solo sul piano sanitario, ma anche su quello sociale e psicologico.

Un caso che riaccende il dibattito sulla sanità e sui servizi ai cittadini


La vicenda raccontata da Daniela Larosa riporta al centro del dibattito pubblico il tema dell’efficienza del sistema sanitario e della capacità di garantire servizi adeguati ai cittadini, in particolare a coloro che convivono con patologie croniche.

Negli ultimi anni, il sistema sanitario ha dovuto affrontare sfide complesse, tra cui l’aumento della domanda di prestazioni, la carenza di personale in alcuni settori, le difficoltà nella gestione delle forniture e la necessità di adeguare le strutture e i servizi a bisogni sempre più articolati. In questo contesto, episodi come quello segnalato dalla paziente assumono un valore emblematico, perché evidenziano in modo concreto le ricadute che determinate criticità possono avere sulla vita quotidiana delle persone.

Il caso solleva anche una riflessione sul ruolo delle istituzioni e sulla necessità di rafforzare i meccanismi di monitoraggio e intervento, affinché situazioni di carenza o disservizio possano essere affrontate in tempi rapidi, evitando che si trasformino in emergenze per i pazienti.

La necessità di garantire continuità delle cure e fiducia nel sistema sanitario


Al di là del singolo episodio, la questione della disponibilità dei farmaci essenziali tocca uno degli aspetti più delicati del sistema sanitario, cioè la continuità delle cure. Per chi convive con una patologia cronica, la terapia non rappresenta soltanto un trattamento medico, ma una componente fondamentale della propria stabilità e della propria sicurezza.

La fiducia nel sistema sanitario si costruisce anche attraverso la capacità di garantire risposte tempestive e concrete ai bisogni dei cittadini. Quando questa fiducia viene messa in discussione, anche a causa di difficoltà organizzative o carenze temporanee, il rischio è quello di alimentare un senso di incertezza che può avere ripercussioni profonde sul rapporto tra cittadini e istituzioni.

La vicenda sollevata da Daniela Larosa, al di là degli sviluppi che potrà avere, pone quindi una questione più ampia e generale: quella della necessità di assicurare che il diritto alla salute non rimanga un principio astratto, ma si traduca ogni giorno in servizi efficienti, terapie disponibili e risposte tempestive per tutti i pazienti.