Era di Saracena Federica Torzullo, la donna ritrovata morta ad Anguillara
La comunità di Saracena si ritrova in una fiaccolata silenziosa per dire no alla violenza
Federica Torzullo non era solo una vittima di un tragico fatto di cronaca nazionale. Era una donna di origini calabresi, profondamente legata alla sua terra, figlia di Saracena, paese che in questi giorni ha vissuto con il fiato sospeso, sperando fino all’ultimo in un epilogo diverso.
La notizia del suo ritrovamento senza vita, dopo giorni di angoscia e ricerche, ha attraversato l’Italia intera, ma ha colpito in modo particolare la Calabria e Saracena, dove Federica era nata e dove vivono i suoi affetti più profondi. Una ferita che si è aperta nel cuore di una comunità piccola ma unita, capace di stringersi nel dolore e trasformarlo in memoria e responsabilità collettiva.
A nome di tutta la cittadinanza, il sindaco di Saracena, Renzo Russo, ha voluto dedicare a Federica parole cariche di umanità e partecipazione, parole che raccontano lo stato d’animo di un intero paese:
“Sono stati giorni lunghi, carichi di paura e di speranza, vissuti con il fiato sospeso da un’intera nazione. Abbiamo creduto, fino all’ultimo, in un ritorno a casa di Federica.
Questa mattina la notizia che nessuno avrebbe mai voluto ricevere.
Un dolore profondo, che lascia senza parole e spezza il cuore di tutti noi.
In questo momento di immensa sofferenza, a Stefano e alla famiglia Torzullo va l’abbraccio più sincero, forte e commosso dell’intera comunità di Saracena, che si stringe a loro nel silenzio e nel rispetto.
Ciao Federica.”
Parole semplici, ma dense di significato, che restituiscono la dimensione umana di una tragedia che non può essere ridotta a una fredda notizia di cronaca. Federica torna idealmente nella sua terra, abbracciata da una comunità che non vuole dimenticare.
La scomparsa e le indagini
Federica era sparita la sera dell’8 gennaio 2026 senza lasciare tracce. Di lei non si avevano notizie né contatti, nemmeno con il figlio di 10 anni, scatenando immediatamente una vasta mobilitazione delle forze dell’ordine e ricerche disperate da parte di parenti e amici.
Fin dai primi giorni gli investigatori, coordinati dalla Procura di Civitavecchia, hanno orientato le indagini verso il marito della donna. L’uomo, titolare di una ditta nel settore movimento terra e figlio di un’assessora comunale, era stato indagato per omicidio a poche ore dalla denuncia di scomparsa per alcune contraddizioni nel suo racconto e altri elementi sospetti emersi dagli accertamenti.
Le indagini avevano già evidenziato tracce di sangue nell’abitazione dove la coppia viveva, sull’auto dell’uomo e sulla sua tuta da lavoro, mentre le immagini di videosorveglianza mostravano Federica entrare in casa e non più uscire negli ultimi momenti in cui era stata vista viva.
Il ritrovamento del corpo e l’accusa
Dopo dieci giorni di ricerche, questa mattina i carabinieri hanno rinvenuto un corpo sepolto in un terreno vicino alla ditta del marito: si è poi appreso che si trattava proprio di Federica Torzullo. Il corpo è stato identificato tramite vestiti e oggetti personali, e sarà sottoposto ad autopsia per chiarire dinamica e cause esatte della morte.
Il marito, Claudio Agostino Carlomagno, è stato fermato e trasferito in carcere con l’accusa di omicidio, mentre gli inquirenti proseguono adesso nei rilievi tecnici e nei riscontri probatori.
Il silenzio che diventa impegno
Davanti a un dolore così grande, il silenzio non può e non deve diventare indifferenza. Da questa consapevolezza nasce l’iniziativa della fiaccolata in ricordo di Federica, un momento condiviso e profondamente sentito, nato non da un gesto estemporaneo, ma da una riflessione professionale e umana maturata sul territorio.
L’idea della fiaccolata è stata proposta dalla dottoressa Adele Sancineto, psicologa, psicoterapeuta e criminologa in servizio presso la NPI di Castrovillari, impegnata nella psicologia scolastica all’interno del nuovo progetto promosso dalla Regione Calabria dal presidente Roberto Occhiuto. Una professionista che, per il suo lavoro quotidiano, conosce da vicino le fragilità, i silenzi e le ferite che attraversano famiglie, donne e comunità, soprattutto nei piccoli centri e nei paesi limitrofi, dove i casi di violenza di genere sono spesso numerosi ma invisibili.
Proprio da questa consapevolezza è nata l’esigenza di non tacere più: per Federica e per tante altre donne vittime di violenza, affinché il dolore non resti confinato alla cronaca ma diventi coscienza collettiva. L’iniziativa si è poi concretizzata grazie alla collaborazione e al supporto di Giovanni Paolo Tursi, e ha trovato immediata e convinta adesione da parte delle istituzioni locali, con il coinvolgimento dell’Amministrazione comunale di Saracena e della Chiesa, che hanno condiviso il valore simbolico e sociale del gesto.
La fiaccolata, dunque, non è il frutto dell’iniziativa di una cittadina qualunque, ma nasce dall’incontro tra competenza professionale, sensibilità civile e partecipazione comunitaria, diventando un segno forte e consapevole contro ogni forma di violenza di genere.
Non è un evento da calendario.
È un segno.
Un passo condiviso, silenzioso e luminoso, perché il ricordo diventi coscienza e la coscienza responsabilità di tutti.
In un silenzio carico di significato, Saracena accende una luce per Federica e per tutte le donne vittime di violenza.
Il silenzio sarà la nostra voce.
La luce, il nostro impegno.