Anna Laura Orrico
Anna Laura Orrico

Il suo nome è tornato a circolare nel dibattito politico cosentino dopo le parole di Giuseppe Conte, che l’ha definita una «persona capacissima» parlando delle amministrative del 2027, senza tuttavia indicare candidature. Anna Laura Orrico, deputata e coordinatrice regionale del Movimento 5 Stelle, non è però chiamata a misurarsi soltanto con la partita per Palazzo dei Bruzi. Sul tavolo ci sono alcuni dei dossier più delicati per il futuro della Calabria: il percorso dell’autonomia differenziata, sul quale ha chiesto al presidente Roberto Occhiuto di opporsi alle pre-intese, la situazione del Sin di Crotone e le risorse per gli screening oncologici, fino alle difficoltà strutturali della sanità regionale.

Quattro questioni che incrociano politica locale e nazionale e sulle quali il Movimento 5 Stelle sta costruendo una parte significativa della propria opposizione. Con Orrico abbiamo affrontato direttamente anche il tema che accompagnerà inevitabilmente i prossimi mesi a Cosenza: quale coalizione arriverà alle amministrative, quale progetto potrà tenere insieme il fronte progressista e, soprattutto, se la parlamentare pentastellata sia disponibile a entrare personalmente nella corsa per la guida della città.

Cosenza tornerà al voto nel 2027 e Giuseppe Conte, parlando delle comunali, ha definito lei una “persona capacissima”, pur senza avanzare candidature. Le faccio allora una domanda diretta: Anna Laura Orrico è disponibile a candidarsi a sindaco di Cosenza? E a quali condizioni politiche sarebbe possibile costruire una coalizione?

Ho molto apprezzato le parole di stima e considerazione che il presidente Conte ha speso nei miei confronti. Ma, come si sta facendo a livello nazionale, credo si debba fare anche a latitudini locali: prima il programma, la visione, in questo caso di città, che si vuole portare avanti, poi con chi la si vuole portare avanti ed infine gli interpreti del progetto. Non capisco le fughe in avanti, i posizionamenti strategici, le autocandidature. Rischiano solo di spaccare il fronte progressista. Ecco perché non avrebbe senso fare il mio nome in questo momento.

Sull’autonomia differenziata lei ha chiesto a Roberto Occhiuto di opporsi alle pre-intese e di tutelare la Calabria. Al di là dello scontro politico, quali sono concretamente i servizi che secondo lei rischiano di essere penalizzati di più e quale modello alternativo propone il Movimento 5 Stelle per ridurre il divario tra Nord e Sud?

Come ripeto ormai da anni l’Autonomia differenziata spaccherà il Paese e sarà la pietra tombale per il Mezzogiorno. Sanità, istruzione e trasporti i primi ambiti a soffrirne. Già adesso le diseguaglianze fra Nord e Sud sono enormi col Settentrione che è avanti anni luce in base a tutti gli indicatori considerati: i Lea per la sanità, i posti-km per il trasporto pubblico locale, Invalsi per l’istruzione senza dimenticare gli asili nido. La riforma non è per noi un’opportunità come dice il governatore Occhiuto, perché non tutti i territori partono dallo stesso punto. Ecco perché gli abbiamo chiesto di opporsi alle pre-intese per difendere la propria comunità. Non può barattare il futuro della Calabria con obiettivi politici che guarda caso combaciano con le sue ambizioni personali. Il divario si contrasta investendo seriamente nelle infrastrutture di collegamento interne e interregionali, ovvero nei servizi pubblici essenziali quali medicina di prossimità, scuole, spazi per la cultura e lo sport, nel sostegno attivo al lavoro contrastando seriamente i “prenditori” e rafforzando la relazione università-imprese, favorendo la cosiddetta ‘tornanza’, ovvero dare la possibilità ai calabresi, giovani e meno giovani, operanti fuori, di fare ritorno per rigenerare la propria terra, in via di spopolamento, grazie al know-how acquisito.

Sul Sin di Crotone avete denunciato che manca ancora una data certa per rendere utilizzabili i fondi destinati agli screening oncologici. Se il Governo dovesse continuare a rinviare, quali iniziative parlamentari siete pronti a mettere in campo e, soprattutto, ritiene sufficienti due milioni di euro l’anno da dividere tra tutti i 42 Sin italiani?

Il Sin Crotone è sempre una ferita sanguinante: non solo per la Calabria ma per il Paese. Decenni in attesa di una bonifica risolutiva e alla fine Eni fa un passo indietro e invece di portare i rifiuti tossici fuori dalla nostra terra, così come previsto dagli accordi siglati durante il Conte II, li vuole tombare un po’ più in là rispetto al sito originario. Senza che l’attuale governo e Regione Calabria siano riusciti a impedirlo. Nel frattempo l’area è esposta cronicamente a metalli e residui industriali, e le persone continuano a morire di tumore: c’è un aumento di casi persino per l’età pediatrica, adolescenziale e giovanile. In questo contesto drammatico attendiamo da otto mesi il decreto attuativo che sblocchi le risorse utili agli screening oncologici. Fondi nazionali che, insufficienti, dovranno essere integrati, pare, dalla Regione Calabria. Non ci siamo proprio.

Lei ha contestato più volte la gestione della sanità calabrese e il percorso di uscita dal commissariamento. Qual è oggi, secondo lei, il problema più urgente da risolvere: personale, liste d’attesa, rete ospedaliera o medicina territoriale? E su quale risultato concreto sarebbe disposta a misurare tra un anno l’efficacia dell’opposizione del Movimento 5 Stelle?

Partiamo dalla premessa che oramai curarsi in Calabria è divenuto un lusso: sia per l’aumento dei tariffari nazionali per i cittadini non esenti riguardo ben 345 prestazioni, grazie governo Meloni, sia perché la povertà nella nostra terra è divenuta strutturale, lo dicono gli studi di settore. La Fondazione Gimbe ha certificato come, nonostante qualche timido miglioramento, la Calabria resta in fondo alla graduatoria nazionale sui Livelli essenziali di assistenza, dunque tutto ormai è diventato urgente. Una cosa è certa: finché il debito della sanità calabrese graverà sui cittadini e non sui responsabili di questo disastro, sarà difficile uscire dal guado. Probabilmente è arrivato il momento di ragionare sulla cancellazione del debito, perché è evidente che questo fattore pregiudica tutto. A questo aggiungiamo i fondi non spesi del Pnrr per le Case della salute e gli Ospedali di comunità, le liste d’attesa infinite. Serve altro? Eppure assistiamo ad una narrazione entusiasta della dimensione sanità in Calabria. Con che faccia aggiungerei. Venendo invece all’impegno ed all’efficacia del Movimento all’opposizione le posso assicurare che è già molto attenta e battagliera. Ad iniziare dalle tematiche affrontate in questa intervista che mi sembra siano questioni abbastanza serie e concrete.