In un contesto storico segnato da fragilità diffuse, i giovani chiedono strumenti di orientamento, spazi di ascolto e adulti capaci di accompagnarli attraverso il dialogo. È questo il punto di partenza della riflessione di Giusi Princi, intervenuta dopo la morte dello studente accoltellato in una scuola di La Spezia. Secondo Princi, la scuola deve tornare a essere un autentico laboratorio di educazione civica e di crescita, in grado di favorire lo sviluppo integrale della personalità degli studenti e di offrire un luogo reale di confronto e relazione.

Oltre le risposte emergenziali, le cause profonde della violenza


Nel dibattito pubblico, osserva l’europarlamentare, l’attenzione è spesso concentrata su misure repressive o di sicurezza, come l’ipotesi dei metal detector negli istituti. Interventi che non incidono sulle cause profonde del fenomeno, legate a un disagio esistenziale sempre più diffuso. Isolamento sociale, uso incontrollato delle tecnologie digitali e difficoltà nel distinguere reale e virtuale alimentano forme di malessere che possono sfociare in autolesionismo, disturbi del comportamento e aggressività.

Ascolto, prevenzione e reti educative condivise


Per Princi la risposta deve passare da scuole capaci di ascolto e inclusione, che aiutino i ragazzi a riconoscere e gestire le emozioni e a costruire relazioni autentiche. In questa direzione si inserisce l’istituzione, in Calabria, della figura dello psicologo scolastico. L’europarlamentare ha infine espresso vicinanza alla famiglia della vittima e ribadito la necessità di reti interistituzionali tra scuola, famiglie e comunità, affinché la prevenzione diventi una responsabilità collettiva.