“Silenzio assordante”: perché associazioni di categoria e sindacati calabresi sembrano non difendere più i loro iscritti
Un malessere profondo attraversa il sistema delle rappresentanze economiche e del lavoro in Calabria: sulle questioni decisive molte sigle appaiono incapaci o disinteressate a fare davvero gli interessi dei propri iscritti
È sempre più evidente che in Calabria le associazioni di categoria e i sindacati tradizionali faticano a svolgere il loro ruolo più essenziale: fare pressione reale sulle istituzioni e sulle scelte politiche per tutelare le imprese e i lavoratori. Su temi delicati come la gestione e l’accesso alle opportunità delle Zone Economiche Speciali (Zes), sul sostegno alle attività produttive locali e sulla valorizzazione del turismo, il coro delle rappresentanze non sembra all’altezza delle sfide, lasciando spesso il campo vuoto o occupato da dichiarazioni generiche e poco tangibili per le imprese calabresi.
Le critiche, come quelle emerse sulla Zes Unica, arrivano piuttosto da singoli imprenditori locali e da qualche voce isolata che denuncia come la Calabria rischi di restare esclusa da processi di sviluppo che dovrebbero favorirla, evidenziando una distribuzione delle opportunità strutturalmente sbilanciata a vantaggio di regioni del Sud più “attrezzate” e di grandi imprese invece delle piccole imprese locali che costituiscono la stragrande maggioranza del tessuto produttivo regionale.
Turismo e lavoro: un messaggio senza seguito
Nel settore del turismo, che per la Calabria è fondamentale per l’economia regionale, l’azione delle rappresentanze appare più attenta alla forma che alla sostanza. Se da una parte si registrano iniziative come la proposta di tavoli permanenti di confronto, dall’altra resta forte l’impressione che i sindacati e le associazioni datoriali non stiano traducendo questi confronti in proposte e risultati concreti per le imprese e i lavoratori. Le denunce di condizioni contrattuali ingiuste e di “contratti pirata” nel turismo testimoniano come, nonostante qualche presa di posizione, permangano difficoltà strutturali sul terreno contrattuale e occupazionale che richiederebbero una mobilitazione più incisiva e coordinata da parte di tutte le rappresentanze.
Perché questa assenza di impulso?
Alla base di questa debolezza sembrano esserci diverse dinamiche che si intrecciano: una diffusa difficoltà di visione strategica, una capacità limitata di trasformare le questioni tecniche in proposte incisive e persino una certa ritrosia ad affrontare con fermezza le politiche pubbliche più controverse. Questa inadeguatezza di ruolo lascia spesso spazio alle istituzioni pubbliche o a soggetti politici isolati, mentre i rappresentanti degli interessi economici e del lavoro calabresi sembrano troppo spesso impegnati in rituali di consenso piuttosto che in iniziative di reale pressione e difesa degli associati.
L’eccezione dell’agricoltura
In questo quadro, tuttavia, emerge un’eccezione significativa: le associazioni di categoria del comparto agricolo. Questo settore, pur tra mille difficoltà, ha saputo mantenere un livello di presenza e di proposta concreta che si riflette nelle dinamiche delle politiche agricole e nello sviluppo delle filiere locali. Nell’agricoltura calabrese, infatti, si avverte un impegno strutturato nel sostenere i produttori, nel negoziare strumenti di sviluppo e nel partecipare ai tavoli istituzionali con proposte di impatto. È forse questo equilibrio tra rappresentanza attiva e difesa degli interessi concreti del comparto che dovrebbe diventare modello anche per gli altri settori.
Verso una nuova stagione di rivendicazioni
La realtà calabrese richiede associazioni di categoria e sindacati capaci di interpretare e rispondere alle vulnerabilità strutturali del territorio: maggiore incisività nei confronti delle istituzioni, forte capacità progettuale nella definizione di piani per la Zes e lo sviluppo produttivo, e un ruolo pubblico più deciso nella tutela dei lavoratori. Solo così si potrà restituire credibilità a chi pretende di rappresentare gli interessi reali di chi produce, investe e lavora in Calabria, e non limitarsi a parole di circostanza o a dialoghi che non producono cambiamento.