’Ndrangheta nel Catanzarese, 42 condanne nel processo Karpanthos
L’inchiesta trae origine dalle investigazioni sull’omicidio del macellaio Francesco Rosso, assassinato nel 2015 a Simeri Mare
Quarantadue condanne e otto assoluzioni al termine del processo “Karpanthos”, l’inchiesta che ha fatto luce sulla presunta pervasività delle cosche Carpino e Cervesi nel territorio della Sila Piccola catanzarese. La sentenza è stata pronunciata dal giudice dell’udienza preliminare Mario Santoemma, che ha inflitto pene comprese tra uno e venti anni di reclusione. Secondo gli investigatori, i gruppi criminali avrebbero esercitato un controllo capillare su diversi centri al confine con la provincia di Crotone, arrivando a influenzare anche la gestione amministrativa del Comune di Cerva.
Dalle indagini sull’omicidio Rosso alla collaborazione del pentito
L’inchiesta trae origine dalle investigazioni sull’omicidio del macellaio Francesco Rosso, assassinato nel 2015 a Simeri Mare. Determinanti per lo sviluppo delle indagini sono state le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Danilo Monti, individuato come esecutore materiale del delitto e arrestato nel 2019. Dopo la cattura, Monti ha iniziato a collaborare con gli inquirenti fornendo elementi ritenuti centrali per ricostruire assetti e dinamiche delle cosche coinvolte.
Lo scambio elettorale politico-mafioso e i rapporti con la criminalità organizzata
Tra le condanne figurano quelle per scambio elettorale politico-mafioso nei confronti di Massimo Rizzuti, dipendente comunale, condannato a due anni e quattro mesi, e di Tommaso Scalzi, condannato a undici anni, un mese e quattordici giorni. Secondo l’accusa, sarebbe stato stretto un accordo per procurare voti in cambio di denaro e di una percentuale sugli appalti pubblici comunali. Gli investigatori hanno inoltre ipotizzato il coinvolgimento, a vario titolo, dell’ex sindaco Fabrizio Rizzuti, dell’allora assessore Raffaele Scalzi e dell’ex consigliere di maggioranza Raffaele Borelli.
Il percorso giudiziario e il rito abbreviato
Gli imputati erano stati inizialmente rinviati a giudizio a Crotone, ma il procedimento è stato successivamente trasferito a Catanzaro per competenza territoriale. Gli accusati hanno scelto il rito abbreviato, mentre uno stralcio del processo resta ancora pendente. Nel corso della requisitoria dello scorso 10 febbraio, il pubblico ministero Veronica Calcagno aveva richiesto condanne fino a sei anni di reclusione per alcune posizioni. La sentenza rappresenta un passaggio rilevante nel contrasto alle infiltrazioni della ’ndrangheta nelle istituzioni locali del territorio catanzarese.