Occupazione femminile in Calabria, Filcams Cgil denuncia lavoro povero e precarietà
Il sindacato punta il dito contro contratti pirata, part-time involontario e carenza di servizi. “La Calabria resta in fondo all’Italia per diritti e opportunità”
La Calabria continua a occupare gli ultimi posti in Italia per occupazione femminile, salari e servizi a sostegno delle donne. A denunciarlo è la Filcams Cgil Calabria, commentando i dati pubblicati da “Italia Generativa”, che fotografano una situazione definita “drammatica” dal sindacato.
Secondo la Filcams, dietro i numeri non ci sarebbe una semplice difficoltà economica del territorio, ma precise responsabilità politiche, economiche e sociali che negli anni avrebbero contribuito ad alimentare precarietà e disuguaglianze.
Il sindacato sottolinea come interi settori dell’economia regionale, dal commercio al turismo, passando per servizi, mense e pubblici esercizi, si reggano soprattutto sul lavoro femminile, spesso però caratterizzato da condizioni considerate penalizzanti.
“Contratti pirata e lavoro povero diventati la normalità”
Nel mirino della Filcams Cgil finiscono soprattutto i cosiddetti contratti pirata, il dumping salariale e il fenomeno del part-time involontario. Secondo il sindacato, migliaia di lavoratrici calabresi sarebbero costrette ad accettare occupazioni con poche ore e salari insufficienti, senza reali possibilità di scelta.
“Molte donne non lavorano poche ore perché lo vogliono, ma perché costrette ad accettare finti part-time da fame”, afferma la nota diffusa dalla Filcams Calabria. Una situazione che, secondo il sindacato, impedirebbe autonomia economica, prospettive pensionistiche dignitose e una reale stabilità personale e familiare.
La provincia di Vibo Valentia viene indicata come una delle aree dove il fenomeno del dumping contrattuale e dell’abbassamento dei diritti sarebbe maggiormente diffuso.
La richiesta di più servizi e maggiori tutele
La Filcams Cgil Calabria evidenzia inoltre la carenza di servizi essenziali come asili nido, welfare territoriale e strumenti di conciliazione tra lavoro e vita privata. Un contesto che, secondo il sindacato, finisce per scaricare ancora una volta sulle donne il peso delle rinunce professionali e familiari.
Da qui la richiesta di interventi concreti: stop ai contratti pirata, applicazione dei contratti nazionali sottoscritti dalle organizzazioni rappresentative, controlli più rigidi negli appalti e nei pubblici esercizi, oltre a investimenti strutturali su welfare e servizi territoriali.
“Non può esistere sviluppo – conclude la Filcams Cgil Calabria – se il modello economico continua a reggersi sul lavoro povero delle donne”.