Le campanelle, tracce silenziose di un passato quotidiano
Nel centro storico di Gioiosa resistono piccoli segni in ferro che raccontano l’antica vita dei borghi e il ruolo degli animali da trasporto nella quotidianità di un tempo
Passeggiando tra i vicoli del centro storico di Gioiosa, tra portoni antichi e muri segnati dal tempo, affiorano dettagli che spesso passano inosservati. Piccoli anelli di ferro, arrugginiti e fissati alle facciate delle abitazioni, raccontano una storia silenziosa fatta di gesti quotidiani e consuetudini ormai dimenticate.
A cosa servivano le campanelle
Questi anelli, chiamati “campanelle”, avevano una funzione pratica e indispensabile. Servivano per legare asini, muli e cavalli, animali fondamentali per il trasporto di persone e merci. Il fissaggio avveniva tramite la testina e non con le briglie, una soluzione pensata per evitare ferite agli animali e garantire una sosta sicura lungo le strade del borgo.
Una memoria che resiste al tempo
Con il mutare della vita urbana, questa usanza è progressivamente scomparsa e molte campanelle sono state rimosse o cancellate dal tempo. Alcune, però, resistono ancora sui muri, discrete e immobili. Sono piccoli segni materiali che custodiscono una memoria preziosa, capace di raccontare, a chi sa osservare, un passato fatto di lentezza, fatica e vita semplice.