Catanzaro, il Comune paga la “sua” società per le strisce blu: 183mila euro l’anno. E gli incassi dei parcheggi?
Perché il cittadino paga per parcheggiare e il Comune, a sua volta, paga chi gestisce quelle strisce blu. La domanda è: alla fine, quanto entra e quanto esce?

A volte basta leggere una determina senza fermarsi alla prima pagina.Numero 2989 del 2 ottobre 2026, Settore Polizia Locale e Mobilità del Comune di Catanzaro. Oggetto: gestione delle aree di sosta delimitate con strisce blu. Liquidazione di una fattura alla società A.M.C. S.p.A. Importo del mese di settembre: 15.250 euro IVA compresa. La determina richiama un precedente provvedimento, il numero 2961 del 14 ottobre 2025, con il quale il Comune aveva impegnato per l'annualità 2026 la somma complessiva di 183mila euro per il servizio. L'esistenza di quell'impegno per la gestione delle strisce blu risulta anche dall'elenco ufficiale delle determinazioni pubblicato dal Comune. E qui la matematica amministrativa è quasi rilassante. 15.250 euro per dodici mesi fanno esattamente 183mila euro. Niente misteri. Per settembre, 12.500 euro rappresentano l'imponibile destinato ad AMC, mentre 2.750 euro di IVA vengono versati all'Erario attraverso il meccanismo dello split payment. La fattura torna. La moltiplicazione pure. È quando dalla calcolatrice si passa alla domanda più elementare che la faccenda diventa interessante.
Il Comune paga AMC. Piccolo particolare: AMC è del Comune
AMC non è una società privata scelta pescando un nome da una gara tra operatori sconosciuti. È l'Azienda per la Mobilità della Città di Catanzaro, società in house del Comune. E non “un po'” del Comune. La documentazione ufficiale di Palazzo De Nobili precisa che il Comune di Catanzaro è socio unico e azionista al 100% di AMC. Si tratta di un soggetto giuridicamente distinto sul quale l'amministrazione esercita il cosiddetto “controllo analogo”, cioè un controllo assimilabile a quello esercitato sulle proprie strutture. AMC è inoltre uno degli strumenti attraverso i quali il Comune realizza le proprie politiche di mobilità: trasporto pubblico locale e servizi connessi alla mobilità cittadina. Detto in maniera meno giuridica: il Comune prende 15.250 euro dal proprio bilancio e li destina, ogni mese, al servizio svolto da una società che appartiene interamente al Comune. Non c'è, in questa frase, alcuna denuncia di illecito. È il modello dell'in house providing e può essere perfettamente legittimo. Però concedeteci almeno il sorriso. Il denaro esce dalla porta del Comune, percorre qualche metro amministrativo e rientra nel grande perimetro pubblico passando dalla porta di una società comunale. Una specie di mobilità urbana anche per gli euro. D'altronde AMC si occupa di mobilità: sarebbe strano se i soldi restassero fermi.
Ma sulle strisce blu i soldi entrano anche dall'altra parte
Ed eccoci al punto. Una striscia blu ha una peculiarità abbastanza nota persino a chi non ha studiato diritto amministrativo: per lasciare la macchina bisogna pagare. Il cittadino arriva, parcheggia e versa una tariffa. Ed è qui che la determina, presa da sola, non consente di ricostruire l'intero film. L'atto ci dice quanto il Comune paga per il servizio di gestione: 183mila euro nell'anno. Non ci dice però, almeno nel testo esaminato, quale sia l'ammontare complessivo degli incassi della sosta, chi ne abbia materialmente la disponibilità finale, quale parte eventualmente affluisca al Comune, quale ad AMC, quali siano i costi operativi sostenuti dalla società e quale sia quindi il saldo economico complessivo dell'operazione. Ed è proprio questo il dato interessante. Non perché ci sia necessariamente qualcosa che non va. Ma perché senza questi numeri vediamo soltanto metà del parcheggio.
E, per una volta, non è una battuta. Paghiamo per parcheggiare, poi paghiamo chi gestisce il pagamento? Messa così suona quasi come una scenetta. L'automobilista arriva davanti alle strisce blu. Paga. Il Comune affida la gestione delle strisce blu alla propria società. E il Comune paga la propria società perché gestisca le strisce blu sulle quali l'automobilista ha appena pagato. A questo punto manca soltanto qualcuno che chieda all'automobilista un contributo per assistere alla transazione. Naturalmente la realtà amministrativa può essere molto meno comica. Gestire la sosta ha dei costi: personale, parcometri, manutenzione, sistemi informatici, assistenza, controllo, gestione amministrativa, eventuali app, emissione di titoli e tutto ciò che il contratto può prevedere. E una società in house, pur essendo controllata dal Comune, ha un proprio bilancio ed è giuridicamente distinta dall'ente. Quindi il fatto che il Comune le riconosca un corrispettivo non costituisce di per sé alcuna stranezza né tantomeno prova di spreco. La vera questione è un'altra. Quanto costa complessivamente il servizio e quanto rende complessivamente la sosta a pagamento? Sono due numeri che, messi uno accanto all'altro, permetterebbero ai cittadini di capire immediatamente tutto.
La parola curiosa è “concessione”
C'è anche un'altra espressione contenuta nella determina che merita attenzione. L'atto parla di “affidamento in concessione” ad AMC del servizio di gestione delle aree di sosta delimitate con strisce blu. Poi, però, troviamo un corrispettivo annuale di 183mila euro a carico del Comune. Anche questo, sia chiaro, non dimostra alcuna anomalia. Una concessione può essere costruita attraverso meccanismi economici diversi e per comprenderli bisognerebbe leggere integralmente il contratto, il disciplinare del servizio e l'eventuale piano economico-finanziario. Ed è esattamente questo il punto giornalistico. Non basta sapere che escono 183mila euro. Bisogna sapere che cosa compra precisamente il Comune con quei 183mila euro e come questi si incastrino con gli introiti generati dalla sosta. Quanti stalli blu vengono gestiti? Quanto incassano in un anno? Quali costi sostiene AMC? Gli incassi vengono trasferiti integralmente al Comune? Rimangono alla società? Esiste una percentuale? Il corrispettivo dei 183mila euro copre quali specifiche attività? Sono domande. Non accuse. E sono domande alle quali i documenti completi possono certamente fornire risposte.
Il paradosso della società comunale che viene pagata dal Comune
Il problema, quindi, non è scandalizzarsi perché un ente pubblico paga una propria società in house. Accade normalmente. Il paradosso nasce nella percezione del cittadino. Perché dal punto di vista di chi mette le monete nel parcometro il sistema appare più o meno così: il Comune possiede le strade, decide dove mettere le strisce blu, possiede al 100% la società che le gestisce e poi stanzia 183mila euro per pagare quella stessa società per il servizio. È tutto pubblico. Il proprietario è pubblico. La società è pubblica. Lo spazio è pubblico. La tariffa la paga il cittadino. E il corrispettivo del servizio arriva ancora dal bilancio pubblico. Più che una filiera, sembra una riunione di famiglia.