Camminando lungo le strade interne che collegano Donnici inferiore a Donnici superiore, la scena che si presenta non è quella di una semplice perdita o di una modesta fuoriuscita fognaria. È qualcosa di molto più grave, evidente e difficile da ignorare.
In diversi punti del percorso, dai tombini, dai cigli della strada e da condotte che evidentemente non reggono più, sgorga un flusso continuo di liquami che si uniscono in rivoli, poi in canali, fino a formare un vero e proprio corso d’acqua maleodorante.


Non un episodio isolato, ma una presenza costante

Non si tratta di un evento durato pochi minuti, né della conseguenza di un temporale improvviso. Chi vive nella zona parla di ore, di giorni, di una situazione ormai stabile.
Il terreno è impregnato, l’asfalto viscido, l’odore persistente. Il paesaggio rurale viene attraversato da una corrente scura che segue la pendenza naturale, raccoglie altri scarichi e finisce in un piccolo corso d’acqua che, a sua volta, confluisce nel fiume Crati.
Ed è qui che il problema smette di essere locale e diventa collettivo.


Dal rivolo al fiume, il percorso dell’inquinamento

L’idea che liquami non trattati possano finire in un corso d’acqua non è solo sgradevole, ma pericolosa. I reflui fognari contengono batteri, sostanze organiche, detergenti e residui chimici che alterano l’ecosistema e compromettono la qualità delle acque.
Il Crati attraversa Cosenza, scorre accanto a quartieri, parchi e aree frequentate. Pensare che parte di ciò che arriva in quel fiume possa provenire da scarichi a cielo aperto è inquietante ed è il segnale di un problema strutturale che non può essere liquidato come un semplice disservizio.


La domanda inevitabile

Davanti a una situazione del genere, la domanda nasce spontanea: se lo vedono i residenti, se l’odore è percepibile a distanza, è possibile che nessuno tra gli addetti ai lavori ne sia a conoscenza?
Non è una domanda accusatoria, ma logica. Una fogna che scorre a cielo aperto per ore o giorni non è invisibile.
Non sapere o non intervenire sono due scenari diversi, ma entrambi preoccupanti. In ogni caso, il risultato non cambia: liquami che scorrono all’aperto e finiscono in un fiume.


Un danno che non è solo ambientale

La fogna a cielo aperto produce danni molteplici.
C’è il danno ambientale, evidente. C’è quello sanitario, meno visibile ma reale: l’esposizione prolungata a reflui può favorire la diffusione di batteri, contaminare il suolo, attirare insetti e roditori.
C’è poi il danno economico: terreni agricoli esposti a scarichi fognari perdono valore, aree potenzialmente fruibili diventano inutilizzabili. E infine il danno d’immagine, tutt’altro che secondario per una città che prova a rilanciarsi.


Il paradosso del nostro tempo

Viviamo in un’epoca in cui si parla di transizione ecologica, sostenibilità e tutela delle risorse idriche. Si investono risorse in campagne di sensibilizzazione e si chiede ai cittadini di cambiare abitudini.
Poi basta fare pochi chilometri per trovare liquami che scorrono all’aperto.
Il contrasto è surreale: da una parte piani e strategie, dall’altra un tubo rotto, una condotta che non regge, un sistema che non viene monitorato con la necessaria continuità. Le soluzioni esistono. Il problema è di gestione e priorità.


Non è un incidente, è un segnale

Quando un fenomeno dura ore o giorni, non può più essere definito un incidente. È un segnale.
Ogni infrastruttura ha bisogno di manutenzione, soprattutto quelle invisibili come le reti fognarie. Quando emergono in superficie, significa che qualcosa non funziona da tempo.
Il fatto che il problema sia visibile per giorni indica che non si tratta di una rottura improvvisa, ma di un guasto lasciato scorrere, letteralmente.


La normalizzazione dell’inaccettabile

Il rischio più grande non è solo la fogna a cielo aperto, ma l’abitudine. Quando l’odore diventa parte del paesaggio e il rivolo una presenza costante, il problema diventa cronico.
Nel 2026 non è accettabile convivere con scarichi fognari all’aperto, né in periferia né in un centro urbano. Ogni giorno che passa dovrebbe aumentare l’urgenza di intervenire, non attenuarla.


Istituzioni, territorio e responsabilità

Amministrare una città significa occuparsi anche di ciò che non si vede: condotte, depuratori, reti di scarico.
Quando queste infrastrutture smettono di funzionare, la risposta deve essere rapida e concreta. Non è polemica politica, ma amministrazione ordinaria. Una fogna a cielo aperto non è un tema ideologico, è un problema pratico e urgente.


Un segnale che non può essere ignorato

La situazione tra Donnici inferiore e Donnici superiore non può essere archiviata come un episodio marginale. È il sintomo di qualcosa che non funziona.
L’acqua sporca continua a scorrere, e con essa le domande: quanto durerà ancora, quando si interverrà, quanto liquame finirà nei corsi d’acqua prima che qualcuno chiuda quella falla.
Perché dietro quella perdita non c’è solo un guasto, ma l’idea stessa di città, di tutela del territorio e di rispetto per chi quei luoghi li vive ogni giorno.