Il Tribunale collegiale di Castrovillari ha emesso la sentenza di primo grado sul processo per la strage del Raganello, la tragedia avvenuta il 20 agosto 2018 nelle gole di Civita, nel Parco del Pollino, dove una piena improvvisa travolse escursionisti e guide causando dieci morti e undici feriti.

I giudici hanno condannato Alessandro Tocci, sindaco di Civita all’epoca dei fatti, a quattro anni e un mese di reclusione. Condanna anche per Giovanni Vangieri, guida escursionistica e rappresentante dell’associazione coinvolta nelle attività turistiche, per il quale è stata disposta una pena di tre anni e cinque mesi.

Il collegio giudicante ha invece assolto gli altri imputati coinvolti nel procedimento, pronunciando in diversi casi la formula “perché il fatto non sussiste”.

Tocci contesta la sentenza “Evento imprevedibile ed eccezionale”

Subito dopo la decisione del Tribunale, Alessandro Tocci ha espresso amarezza definendo la sentenza “ingiusta e non condivisibile”. Il sindaco ha sostenuto che nel processo non sarebbe stato effettuato un reale confronto tecnico tra i consulenti della Procura e quelli delle difese sul tema centrale della prevedibilità dell’evento meteorologico.

Secondo Tocci, numerosi professionisti ascoltati durante il dibattimento, tra cui anche l’ex capo della Protezione civile Angelo Borrelli, avrebbero descritto la piena del Raganello come un evento eccezionale con tempi di ritorno molto elevati.

L’ex sindaco ha ribadito di sentirsi “un vaso di coccio fra tanti vasi di ferro”, sottolineando il peso delle responsabilità che gravano sui sindaci dei piccoli Comuni. “Mi sento il Tortora dei sindaci italiani, lasciati soli e pieni di responsabilità”, ha dichiarato, annunciando il ricorso in Appello e successivamente in Cassazione.

Una tragedia che ha segnato la Calabria

Nel corso del processo l’accusa aveva contestato presunte omissioni nella gestione della sicurezza delle gole del Raganello e nell’organizzazione delle escursioni durante una giornata caratterizzata da forti condizioni di rischio meteorologico. Le difese avevano invece sostenuto la tesi dell’imprevedibilità dell’evento.

La vicenda del Raganello resta una delle pagine più drammatiche della cronaca calabrese recente. Quel pomeriggio d’estate una violenta ondata d’acqua si abbatté improvvisamente nel canyon travolgendo decine di persone impegnate in escursioni naturalistiche all’interno delle gole.

Negli anni successivi il processo ha acceso il dibattito sulla gestione della sicurezza nei percorsi turistici naturalistici e sui sistemi di allerta nelle aree montane. Le gole del Raganello risultano ancora oggi sottoposte a sequestro giudiziario mentre la sentenza di primo grado rappresenta il primo passaggio giudiziario di una vicenda che ha profondamente colpito l’intera Calabria.