Crisi climatica, Legambiente Calabria risponde al ministro Musumeci: “Negare le responsabilità umane significa non affrontare il problema”
Dati, emergenze e ritardi nelle politiche di adattamento al centro della presa di posizione dell’associazione, che denuncia la vulnerabilità del territorio e l’assenza di interventi concreti
Legambiente Calabria interviene nel dibattito aperto dopo l’informativa resa alla Camera dal ministro per la Protezione civile e le Politiche del mare, Nello Musumeci, sugli ultimi eventi meteorologici che hanno colpito Sicilia, Calabria e Sardegna. L’associazione ricorda come il territorio calabrese sia tra quelli maggiormente esposti agli effetti della crisi climatica. Dal 2010 al gennaio 2026 sono stati registrati 122 episodi rilevanti, la maggior parte dei quali concentrati negli ultimi anni, tra alluvioni, frane, mareggiate, trombe d’aria e lunghi periodi di siccità.
Il ruolo delle attività umane nella crisi climatica
Secondo Legambiente, non si tratta di fenomeni casuali o esclusivamente naturali. L’intensità e la frequenza degli eventi estremi sarebbero legate a due cause principali, entrambe riconducibili all’azione dell’uomo: il cambiamento climatico e il consumo di suolo. Le emissioni in atmosfera e la progressiva impermeabilizzazione del territorio avrebbero ridotto la capacità del suolo di assorbire l’acqua e di regolare l’alternanza tra precipitazioni intense e lunghi periodi aridi, mentre l’aumento della temperatura del mare contribuirebbe a rendere più violente le perturbazioni che interessano il Mediterraneo.
Urbanizzazione, abusivismo e fragilità del territorio
L’associazione punta l’attenzione anche su errori urbanistici e scelte che negli anni hanno aggravato la vulnerabilità della Calabria. In molte aree si è costruito in zone a rischio, lungo corsi d’acqua, ai piedi di versanti instabili o in pianure soggette a esondazione, spesso senza adeguata pianificazione. A questo si aggiungono il disboscamento e la scarsa manutenzione del territorio, fattori che aumentano l’esposizione ai danni provocati da piogge intense e frane.
Il ciclone Harry e il rischio di dimenticare
Tra gli episodi più recenti viene ricordato il passaggio del ciclone Harry, che ha colpito in particolare il litorale jonico tra Catanzaro, Crotone e Reggio Calabria, causando danni per centinaia di milioni di euro e interessando anche centri dell’entroterra. Per Legambiente, tragedie di questa portata dovrebbero rappresentare uno spartiacque nelle politiche di prevenzione, ma il timore è che, una volta superata l’emergenza, tutto torni come prima, senza un cambiamento reale nelle strategie di gestione del territorio.
Piani esistenti ma interventi ancora insufficienti
L’associazione evidenzia come, nonostante l’aumento degli eventi estremi, gli strumenti di pianificazione restino spesso inattuati. Il Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici, approvato nel 2023, viene indicato come un esempio di programmazione rimasta in gran parte sulla carta, a causa della mancanza di finanziamenti dedicati e dei ritardi nell’organizzazione delle strutture di coordinamento. Anche sul piano locale la situazione appare critica: nelle principali città calabresi sopra i 50 mila abitanti non risultano adottati piani di adattamento climatico.
Erosione costiera e dissesto idrogeologico, un problema strutturale
Preoccupazione viene espressa anche per l’erosione delle coste e il dissesto idrogeologico. Negli ultimi decenni i tratti di litorale soggetti a erosione sono aumentati in modo significativo e oggi quasi la metà delle spiagge sabbiose risulta interessata dal fenomeno, con percentuali ancora più elevate in Calabria. Nonostante siano stati individuati interventi già da anni, molti lavori previsti per la difesa del territorio non sarebbero stati realizzati, lasciando vaste aree esposte al rischio.
La richiesta di un cambio di rotta nelle politiche ambientali
Per Legambiente, affrontare la crisi climatica significa agire contemporaneamente su due fronti: ridurre le cause, accelerando la transizione energetica verso fonti rinnovabili, e limitare gli effetti attraverso interventi di prevenzione e adattamento. Continuare a sottovalutare il peso delle attività umane o rinviare le decisioni, conclude l’associazione, significa lasciare persone, economie locali e territori sempre più esposti a rischi che non possono più essere considerati eccezionali ma ormai strutturali.