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Il 32% dei pensionati percepisce meno di 1000 euro al mese: cosa spiega il rapporto Inps

Molti sono soli, abbandonati a loro stessi, aggrappati all’unica fonte che hanno per poter sopraggiungere alla giornata: lo Stato. Sono i pensionati italiani che, in un recente report reso noto dall’Inps, risulterebbero vivere con un contributo pensionistico inadeguato rispetto a quelli che sono i costi da sostenere per ciò che è lo stile di vita della Nazione.

Si ha evidenza – infatti – che nell’anno 2021,il 32% dei soggetti ricettori di pensione – pari a circa 5 milioni 120mila persone – percepisca meno di 1000 euro mensili. Nello stesso, viene precisato come “il dato considera gli importi lordi maggiorati delle integrazioni al minimo associate alle prestazioni, delle varie forme di Indennità di accompagnamento, della quattordicesima mensilità e delle maggiorazioni sociali associati alle prestazioni”.

Lo stesso rapporto, calcola – inoltre – attraverso i contributi, la pensione futura che la generazione X potrà percepire nel caso di permanenza e lavoro in Italia.

Secondo l’analisi, con 30 anni di contributi versati e un salario di 9 euro lordi l’ora, un lavoratore potrebbe avere una pensione a 65 anni di circa 750 euro. Il report sottolinea – però – che esso comunque costituisce un punto a favore rispetto al trattamento minimo, pari a 524 euro al mese per il 2022.

Da considerare anche l’aumento dell’inflazione in quest’ultimo anno, che potrebbe assestarsi all’8% entro dicembre, e comporterebbe il rischio di gravare sulla spesa destinata nel 2023 alle pensioni per un importo pari a 24 miliardi.

Al fronte di questi dati, un confronto necessario avviene con il sussidio relativo al reddito di cittadinanza, che sembra soffiare dal vento opposto. Secondo quanto affermato dalla relazione annuale del presidente dell’Inps, Pasquale Tridico, nei primi 36 mesi di erogazione, sarebbero stati spesi 23 miliardi di euro, raggiungendo oltre 2,2 milioni di nuclei familiari per 4,8 milioni di persone.

Un dato contrastante, considerando come questo report metta in luce come quella parte di popolazione che costituisce i “non produttivi” – intesi come anziani o persone che non possono prestare un sostentamento tramite il lavoro a causa dell’età o della condizione fisica – vengano lasciati rivolti verso un destino incerto, in balia della decisione di altri su ciò che concerne la propria sopravvivenza.

Francesca Achito

Determinata, sensibile, puntuale. Francesca Achito, classe 1996, è una giornalista praticante calabrese. Dedita sin da piccola alla scrittura, ama dare voce ai più deboli, raccontando storie di vita e puntando i riflettori su contesti di marginalità. Innamorata del giornalismo, ha condotto inchieste legate a casi di violenza di genere, malasanità e disagi sociali e familiari. Studentessa all’Università della Calabria, sta conseguendo la laurea in Storia, coniugando la passione per l’antichità con quella della letteratura. Crede fortemente nel buon giornalismo: cercando sempre di dare una propria firma alle storie che racconta, riesce a mantenere l’oggettività e la precisione di cui necessita la corretta informazione.

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