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Paola, raddoppio galleria Santomarco: il ‘no’ dei cittadini che subirebbero l’esproprio

Anni di sacrifici, di lavoro, di sudore che hanno caratterizzato le storie di vita di generazioni passate e presenti che non vogliono perdere la dignità nell’esproprio della propria abitazione.

Di recente è stato oggetto di forte discussione il tema del raddoppio della galleria Santomarco a Paola, lungo la costa tirrenica del cosentino. Il progetto è finalizzato alla realizzazione dell’alta velocità ferroviaria da Salerno a Reggio Calabria. Sicuramente un importante punto a favore per ciò che riguarda la modernizzazione dei trasporti della nostra regione e l’annesso sviluppo di essa ma, nel contempo, esso comporterebbe uno stravolgimento del paesaggio, oltre che un impatto ambientale notevole, considerata anche la vicinanza alla zona marina. E’ proprio per questo che l’argomento ha generato un vero e proprio dibattito pubblico, sostenuto dallo stesso Consiglio comunale di Paola, che ne ha bocciato lo studio di fattibilità. Oltre alle modifiche territoriali, l’Assise ha fatto presente come questo progetto potrebbe danneggiare gli stessi cittadini, poiché i lavori comporterebbero l’esproprio nell’area interessata di terreni e proprietà private.

A tal proposito abbiamo voluto dar voce a Raffaele, cittadino paolano che ha dedicato tutta la propria vita alla cura e gestione del suo maneggio. La consapevolezza di vedere con i proprio occhi tutti gli anni di sacrifici sparire nel nulla per la realizzazione di un progetto pretenzioso e devastante, ha allertato l’uomo, rivoltandosi contro di esso nella speranza di poter ridare dignità a tutti coloro che potrebbero subire una tale perdita. L’esproprio del terreno di Raffaelle comporterebbe – oltre alla rimessa della proprietà e dell’abitazione – anche danni importanti agli animali presenti e alla fauna che caratterizza la cavallerizza.

Da tempo, il ‘Comitato Popolare Santomarco‘ urla a gran voce la propria opinione, ribellandosi a una decisione molto distante da ciò che sono gli usi e le abitudini di persone comuni, che lavorano per potersi guadagnare un tetto sopra la testa e sacrificano tutto pur di tenerlo stretto.

 

Vedere il tentativo di farsi strappare via il pane dai denti è un valido motivo per opporsi a una decisione che crea un divario tra i civili e le istituzioni, le quali dovrebbero camminare insieme per poter garantire il benessere comune, senza trascurare il rispetto per l’ambiente e per il territorio.

Francesca Achito

Determinata, sensibile, puntuale. Francesca Achito, classe 1996, è una giornalista praticante calabrese. Dedita sin da piccola alla scrittura, ama dare voce ai più deboli, raccontando storie di vita e puntando i riflettori su contesti di marginalità. Innamorata del giornalismo, ha condotto inchieste legate a casi di violenza di genere, malasanità e disagi sociali e familiari. Studentessa all’Università della Calabria, sta conseguendo la laurea in Storia, coniugando la passione per l’antichità con quella della letteratura. Crede fortemente nel buon giornalismo: cercando sempre di dare una propria firma alle storie che racconta, riesce a mantenere l’oggettività e la precisione di cui necessita la corretta informazione.

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