Questa mattina, in occasione della giornata internazionale dei diritti della donna, il movimento femminista cosentino ha deciso di focalizzare l’attenzione sulla violenza istituzionale "che subiamo ogni giorno a causa di un sistema sanitario regionale inefficiente. Dopo un anno di DPCM e di ordinanze regionali - dicono le attiviste - ci troviamo ora ad una terza ondata di contagi, senza disporre di una riorganizzazione efficace delle strutture sanitarie".


Le parole delle attiviste


"Oggi vogliamo parlare delle U.S.C.A., le unità speciali di continuità assistenziale che dovrebbero svolgere le importanti funzioni tracciamento, tamponamento e assistenza domiciliare per malati asintomatici o con sintomi medio-lievi.


Ad un anno di distanza, delle 11 U.S.C.A., costituite con la delibera di Zuccatelli nell'aprile 2020, sono poche quelle completamente funzionanti ed addirittura alcune... non esistono! È il caso di Cariati, di Castrovillari, dove l’U.S.C.A. funziona a singhiozzo, ma soprattutto di Mendicino, dove di fatto non esiste.

Infatti, secondo la normativa dovrebbe esserci 1 U.S.C.A. ogni 50 mila abitanti, ma quella di Cosenza, in Via degli Stadi, serve una popolazione di 165 mila abitanti: più del triplo.

Quel che è certo è che i calabresi e le calabresi non hanno avuto il piacere, per non dire il diritto, di ricevere adeguata assistenza domiciliare, né si è mai concretizzato un sistema di tracciamento consono e valido, motivo per cui ci siamo ritrovati più volte in zona rossa. Al contempo, abbiamo assistito alla grande passerella dell'ospedale da campo che ha ospitato solo 40 pazienti in tre mesi, al modico prezzo di 1 milione di euro.


Abbiamo deciso di esprimere il nostro dissenso occupando simbolicamente la sede dell’U.S.C.A. fantasma di Serra Spiga, travolta da uno scandalo nazionale e che ad oggi resta nelle condizioni in cui era stata impietosamente filmata a ottobre 2020. Un luogo fatiscente, che ospita inoltre uno dei tre centri sclerosi multipla in Italia nonché una tra le principali centrali del 118 i cui operatori sono costretti a turni in condizioni invivibili specie nel weekend poiché, ad esempio, senza riscaldamenti, in quanto questi sono centralizzati. L’ASP spende ogni mese per questa struttura maltenuta 20 mila euro di affitto, una cifra esorbitante.


Il tutto sembrerebbe coerente con lo scempio decennale riguardante la gestione dell’ASP di Cosenza, caratterizzata da un'amministrazione sconsiderata, utilitaristica ed individuale della cosa pubblica, basti pensare allo scandalo degli straordinari d’oro pari ad un impegno di spesa di 705.250 euro a firma dell'ex commissario Zuccatelli, voluto fortemente dal capo del dipartimento di prevenzione Mario Marino, spalleggiato da Remigio Magnelli, ora indagato e interdetto dai pubblici uffici insieme ai suoi degni compagni di merenda.


Un’altra nota molto dolente - aggiungono - è quella che riguarda la gestione dei vaccini. Siamo la penultima regione d’Italia per dosi somministrate e qualche giorno fa abbiamo assistito alla ancora irrisolta sparizione di circa 40 mila dosi, che sono state consegnate alla regione e mai somministrate. Sono esemplari, infatti, le scene penose di pochi giorni fa in alcuni paesi della provincia di Cosenza, dove 500 ultraottantenni, dopo essersi recati all’appuntamento, sono stati rimandati a casa senza essere ricalendarizzati, perché l’ASP ha detto di aver finito le dosi.


Ma da registrare c’è anche il notevole ritardo nella vaccinazione del personale scolastico, il quale non ha ancora ricevuto nemmeno la convocazione, a fronte di altre regioni, dove i vaccini procedono già da tre settimane.


Quel che è certo è che se non eravamo pronti alla prima ondata - continuano le femministe - di certo non lo eravamo per la seconda, e oggi la situazione non sembra essere migliorata. La gestione dell’emergenza nell’emergenza ci porta a trarre gravi conclusioni: non sono stati implementati quegli adeguamenti strutturali vitali al fine di tutelare la nostra salute e mentre ci si immagina di ripartire, convivendo con il virus, noi, in Calabria, dobbiamo prima di tutto convivere con delle istituzioni che non garantiscono i nostri diritti e per le quali ogni servizio offerto vale come un “favore”.


"Che sia un 8 marzo di lotta e non di festa - conclude il movimento Fem.In Cosentine in lotta - se non lottiamo contro chi ci uccide negando i nostri diritti, nessuno lo farà per noi! ".


FEM.IN. Cosentine in Lotta