Per anni spostarsi in Calabria senza automobile ha significato spesso costruire il viaggio sommando servizi diversi: il treno fino alla stazione più vicina, poi l’autobus, eventualmente un taxi e, nell’ultimo tratto, un percorso a piedi non sempre agevole. È proprio questa frammentazione che il progetto regionale dei nodi intermodali prova ad affrontare.

L’obiettivo è realizzare punti fisici nei quali il passaggio da un mezzo all’altro diventi più rapido e intuitivo, mettendo in relazione trasporto ferroviario, autobus, collegamenti urbani, mobilità ciclabile, percorsi pedonali e servizi condivisi come bike sharing e car sharing.

Cinquantaquattro nodi in 44 Comuni

Il Piano regionale dei Trasporti e il Programma pluriennale del Trasporto pubblico locale hanno individuato 54 nodi di interscambio distribuiti in 44 Comuni, interessando tutte e cinque le province calabresi.

Le strutture sono articolate in quattro livelli gerarchici, a seconda dell’importanza nella rete e della quantità di servizi che dovranno concentrare. I nodi principali riguardano sei grandi aree: l’Area integrata dello Stretto, Cosenza-Rende, Catanzaro, Lamezia Terme, Crotone e Vibo Valentia. A questi si aggiungono ulteriori nodi di livello inferiore destinati a creare una rete più capillare sul territorio.

Circa 47 milioni per costruire la rete

Sul piano finanziario l’operazione dispone di circa 30 milioni di euro del PR Calabria 2021-2027 e di altri 17 milioni provenienti dal Fondo per lo Sviluppo e la Coesione.

La programmazione prevede che 16 nodi siano finanziati attraverso una procedura concertativo-negoziale, mentre per altri 38 è previsto il ricorso alle risorse FSC attraverso un avviso pubblico. Alla fine di luglio 2026 la Regione ha indicato la progettazione come già in fase avanzata, dopo il confronto avviato con i Comuni interessati.

Stazioni e terminal dovranno cambiare volto

Il nodo intermodale non dovrà essere semplicemente un parcheggio per autobus vicino a una stazione ferroviaria.

Per quelli di maggiore importanza sono previsti più stalli per il trasporto su gomma, edifici destinati ai passeggeri, collegamenti pedonali sicuri e, dove possibile, percorsi protetti e coperti tra terminal degli autobus, stazioni ferroviarie, aeroporti e parcheggi di scambio.

La Regione punta inoltre su spazi di attesa più confortevoli, maggiore accessibilità per le persone con difficoltà motorie, informazioni digitali e una riqualificazione degli ambienti circostanti. L’idea è trasformare stazioni e terminal oggi poco vissuti in luoghi maggiormente frequentati e percepiti come sicuri.

Biciclette e mobilità condivisa entrano nel sistema

La novità più interessante riguarda l’ingresso della cosiddetta mobilità dell’ultimo miglio all’interno della pianificazione.

Nei nodi principali sono infatti previsti spazi per taxi e servizi di mobilità condivisa, tra cui bike sharing e car sharing. L’obiettivo è permettere a chi arriva con un treno o con un autobus di completare lo spostamento senza essere costretto a utilizzare un’auto privata.

Le linee guida regionali indicano proprio nella riduzione della dipendenza dall’automobile uno degli obiettivi strategici della nuova infrastrutturazione.

Il problema non è soltanto costruire le strutture

La vera intermodalità, tuttavia, non si misura soltanto in metri di marciapiede o nel numero di rastrelliere per le biciclette.

Il punto decisivo sarà sincronizzare gli orari. La Regione ha riconosciuto che uno dei motivi che scoraggiano l’utilizzo del trasporto pubblico è la difficoltà dei cambi: un autobus che parte pochi minuti prima dell’arrivo del treno può rendere inutile anche un terminal perfettamente riqualificato.

Per questo il programma prevede una maggiore coordinazione temporale dei servizi, con l’obiettivo di ridurre le attese tra un mezzo e l’altro e migliorare l’informazione disponibile per i viaggiatori.

Lamezia, il caso simbolo dell’intermodalità incompleta

L’area di Lamezia Terme rappresenta bene la questione. L’aeroporto è collegato alla stazione ferroviaria di Lamezia Terme Centrale attraverso servizi su gomma e taxi, ma non dispone di una stazione ferroviaria direttamente integrata nell’aerostazione.

La stessa documentazione regionale considera questa assenza una limitazione importante per l’accessibilità dello scalo e per l’interscambio tra ferro e aereo.

È proprio in contesti come questo che un sistema realmente coordinato tra treno, autobus e aeroporto può fare la differenza, soprattutto per chi arriva da altre province senza automobile.

Le stazioni come porte di accesso alle città

Anche Rete Ferroviaria Italiana considera ormai le stazioni non più soltanto punti di arrivo dei treni, ma luoghi centrali per una mobilità che deve essere collettiva, condivisa, pedonale e ciclabile.

La trasformazione delle stazioni in hub intermodali punta a ridurre tempi e costi degli spostamenti e a collegare maggiormente le infrastrutture ferroviarie con il tessuto urbano.

Per la Calabria significa soprattutto ricucire la distanza che spesso separa la stazione dal centro città, dagli ospedali, dalle università o dai principali poli di interesse.

Una sfida particolarmente difficile nelle aree interne

Il modello dei nodi intermodali nasce inevitabilmente nelle città, ma il suo successo avrà conseguenze anche per i territori più periferici.

Se un autobus proveniente da un piccolo comune riesce a raggiungere un nodo negli stessi minuti in cui parte un treno regionale o nazionale, la distanza effettiva dalle grandi città diminuisce. Se invece gli orari continuano a non dialogare, anche pochi chilometri possono diventare un ostacolo.

È qui che l’intermodalità assume una dimensione non soltanto ambientale, ma anche sociale: avere un’alternativa all’automobile significa migliorare l’accesso a università, ospedali, lavoro e servizi anche per anziani, studenti e persone che non guidano.

Più dati per programmare i trasporti

Un altro tassello è stato introdotto nel giugno 2026 con la pubblicazione di una nuova sezione regionale dedicata ai dati sulla mobilità.

La piattaforma mette a disposizione informazioni e analisi destinate a enti pubblici, operatori e cittadini, con l’obiettivo di sostenere la pianificazione del trasporto pubblico e della mobilità sostenibile.

La disponibilità di dati sarà essenziale per capire dove si spostano realmente i passeggeri, quali coincidenze funzionano e dove, invece, continuano a esistere vuoti nell’offerta.

L’automobile resta il concorrente principale

La Regione parte da una consapevolezza esplicita: in Calabria una quota molto elevata degli spostamenti continua a essere effettuata con mezzi privati.

Per convincere un automobilista a lasciare la macchina non basta offrirgli un autobus o una pista ciclabile. Il trasporto pubblico deve risultare competitivo sul piano dei tempi, dei costi e della comodità.

È proprio questo il passaggio più difficile. Un nodo moderno serve poco se il treno è poco frequente, l’autobus arriva in ritardo oppure il servizio di bike sharing non esiste realmente una volta usciti dalla stazione.

Non soltanto infrastrutture, ma un’unica esperienza di viaggio

Il progetto regionale usa un concetto preciso: trasformare modalità di trasporto differenti in un’unica esperienza di viaggio.

Per raggiungere questo risultato occorrerà far dialogare soggetti diversi: Regione, Comuni, RFI, operatori ferroviari, aziende del trasporto su gomma, taxi e gestori dei servizi di mobilità condivisa.

Il rischio, altrimenti, è costruire buone infrastrutture senza modificare il funzionamento complessivo della rete.

La prova sarà nell’ultimo chilometro

La Calabria ha quindi messo sul tavolo risorse significative e una pianificazione che punta a superare una delle debolezze storiche della mobilità regionale: la frammentazione.

I 54 nodi rappresentano un investimento importante, ma la riuscita del progetto non si misurerà soltanto quando saranno terminati i lavori.

La verifica arriverà quando un pendolare potrà scendere dal treno e trovare l’autobus ad aspettarlo, quando uno studente potrà raggiungere una stazione in bicicletta e lasciarla in sicurezza, quando un turista potrà passare dall’aeroporto alla ferrovia e poi alla mobilità urbana senza dover organizzare autonomamente ogni singolo tratto.

Solo allora l’intermodalità smetterà di essere una parola della programmazione dei trasporti e diventerà, per chi si muove in Calabria, una possibilità concreta.